È una questione di cultura, non di età

SorvegliaPaolo ha ben commentato il mito della competenza informatica delle nuove generazioni, oggi ho avuto una prova in prima persona.

Il fornitore porta da un cliente una stampante multifuzione ricondizionata. La configuriamo, la provo e la scheda di rete risulta guasta. Purtroppo per cambiare la scheda di rete bisogna cambiare la board che contiene tutta la logica di I/O (l’altra board contiene la logica di controllo della multifunzione), il fornitore si scusa e promette di tornare più tardi.

Dopo pranzo si presenta un tecnico (anagraficamente più giovane di me) che sostituisce la board con la giusta perizia.

Accendiamo la multifuzione e appare un codice d’errore sul display. Il tecnico presume un errore di collegamento di uno tra la dozzina di cavi. Stacca e riattacca tutte le connessioni, ma la multifuzione continua testardamente a mostrare il medesimo codice di errore all’accensione.

Decido di aiutare il tecnico e googlo il codice. Il primo risultato mi dà la soluzione: bisogna trasferire due chip con la memoria non volatile che contengono, tra gli altri, il numero di serie del dispositivo.

Faccio vedere la pagina al tecnico (e la traduco perché è in inglese), il quale, dopo un attimo di sorpresa, concorda con la diagnosi, sposta i chip e voilà la multifunzione non solo parte, ma ha, ovviamente, tutte le impostazioni e i contatori dei consumabili che aveva prima.

Uno potrebbe obbiettare che un tecnico dovrebbe conoscere la procedura per la sostituzione. A questa obbiezione rispondo con due argomenti: (1) i chip erano presenti nella spare part e (2) uno non può onestamente conoscere a menadito tutte le dannate procedure di tutte le cavolo di parti di ricambio.

Il fatto è che al tecnico, per sua ammissione, non era nemmeno passato per l’anticamera del cervello di googlare il codice d’errore, che è una delle prime cose che dovrebbe fare un cosiddetto nativo digitale.

Ancora una volta si è dimostrato che la differenza non è anagrafica tra il prima e il dopo un certo anno, ma tra chi sa utilizzare uno strumento facendolo proprio e chi ci convive più o meno bene.

Pubblicato da

Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

3 pensieri riguardo “È una questione di cultura, non di età”

  1. E se fosse stato uno storage? E se un errore di installazione di un ricambio avesse danneggiato la coerenza dei dati sui dischi?

    In ogni caso un buon tecnico deve PRIMA conoscere il lavoro che deve fare, e poi, OVVIAMENTE, sapere come fare fronte agli imprevisti che non erano stati previsti prima di iniziare il lavoro.

    1. La multifunzione non aveva dati dentro perche’ era stata consegnata ricondizionata e mai usata dal cliente per la NIC KO.
      In ogni caso avevo gia’ provato a cancellare storage e resettare la configurazione per tentare di far andare la NIC prima che il tecnico cambiasse la board ;)

  2. Devo dire che non sono del tutto d’accordo su quanto scritto in questo post e in quello di Paolo Attivissimo.
    Più precisamente, sono abbastanza d’accordo con le osservazioni, ma poco con le conclusioni.

    Paolo fa bene a dire che molti di quelli che vengono definiti esperti digitali siano semplicemente degli abili fruitori di tecnologie date loro a scatola chiusa.
    L’esistenza di un “walled garden” (o infrastruttura chiusa) è un problema che gli addetti ai lavori conoscono bene da anni, così come i suoi vantaggi (naturalmente ne ha) e gli svantaggi (numerosissimi), ma un problema di cui gli spesso gli utenti non si rendono neanche conto, non avendo mai visto niente al di fuori delle mura e quindi non essendo quasi nemmeno consapevoli della loro esistenza.
    Detto questo, non mi sembra corretto dire che stiano scomparendo gli “hacker”, “smanettoni” o come volete chiamarli: il fatto che il giardino sia sempre più affollato, non significa che all’esterno non esistano gruppi di esperti veri che si piantano e che fanno crescere le proprie coltivazioni.
    In passato chi aveva le capacità di diventare un hacker probabilmente non lo poteva fare perchè mancavano i mezzi, sostanzialmente Hw e Sw economici. Al contrario al giorno d’oggi chiunque intellettualmente all’altezza può trovare sul mercato di largo consumo tutto ciò che gli serve per i suoi scopi. Questa ampia dispobilità ha anche creato un mercato che molte aziende hanno cercato di conquistare presso gli utenti meno esperti, ma questo non significa che i veri hacker non continuino ad esistere, anzi.
    Il problema dell’informazione degli utilizzatori non è solo (e nemmeno prevalentemente) tecnico: tra l’altro vale per tutti gli ambiti della scienza e della tecnica. L’IT è solo la manifestazione più recente ed eclatante di un problema che esiste da quando esiste il fuoco, o la ruota.

    Per quanto riguarda il problema incontrato da Luigi, è vero che chi dovrebbe essere più esperto di tecnologie a volte non le sa applicare un maniera corretta, ma si tratta di un caso specifico di un problema più grande.
    Il fatto è che capita spesso che tecnologie di uso comune nel tempo libero non riescano a diffondersi nel lavoro e viceversa. Il tecnico probabilmente a casa usa Google nella maniera più becera possibile, ma non gli è mai saltato in mente di usarlo in ufficio per risolvere un problema che qualcun’altro gli ha detto di affrontare diversamente..
    E’ un problema delle persone che non hanno la flessibilità mentale sufficiente, così come delle aziende che non hanno la flessibilità operativa necessaria.
    Il fenomeno del BYOD e tutta la discussione che gli sta dietro ci danno la misura dell’estensione (e della poca comprensione) del problema.

    Aggiungo un’altra cosa: Luigi ha correttamente risolto il problema tramite Google, ma possiamo essere al 99% sicuri che quell’errore sia documentato sul manuale della macchina, così come la procedura corretta di sostituzione della scheda e dei suoi componenti sia spiegata in un apposita documentazione aggiuntiva.
    Se solo il tecnico l’avesse letta.
    Forse è troppo sicuro di sè, o troppo poco preparato, o forse semplicemente non ha il tempo sufficiente per leggere tutta la mole di manuali disponilbile.
    Si tratta di un caso tipico di RTFM, a cui ovviamente si potrebbe rispondere con un WAMB.

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