“Facciamo una lastra?” – “L’ascolto…”

Un nuovo strumento per scandagliare il corpo e poter vedere meglio ciò che c’è dentro di noi. Questa è la novità proposta da Lihong Wang della Washington University.

La Risonanza Magnetica è molto costosa ed ha una risoluzione relativamente bassa, i Raggi X hanno una migliore risoluzione, ma portano con loro il pericolo di una esposizione prolungata. La soluzione potrebbe essere la Photoacustic Imaging.

Il processo di base è che un raggio di luce relativamente potente viene diretto verso una parte del corpo. Ovunque questo raggio sia assorbito – e solo piccole quantità di luce sono assorbite, quindi è innocuo – genera calore, il bersaglio si espande e genera una piccola onda sonora. Rilevando queste onde sonore con dei microfoni, è possibile ricostruire un’immagine della struttura assorbente.

4 pensieri riguardo ““Facciamo una lastra?” – “L’ascolto…””

  1. Fighissimo, se funziona davvero! Ma mi sembra incredibile che le onde sonore, assai lunghe, siano adatte a fare una rilevazione cosi` fine. O l’espansione termica provoca un’onda ultrasonica?

    1. Dall’articolo leggo (traduco non letteralmente): Nella tecnica originale di Photoaccoustic Imaging (PI) la risoluzione dell’immagine era circa la stessa degli ultrasuoni. In questo modo era possibile utilizzarla per un intero organo e rilevare oggetti quali i tumori, posto che fossero giù grandi qualche millimetro ed avessero iniziato a sviluppare il proprio rifornimento di sangue – il sangue è generalmente ciò che assorbe la luce, quindi si ha una immagine del rifornimento sanguigno.

      Una volta che si è rilevata una massa di tessuto che si vuole analizzare ulteriormente, allora nascono i problemi. O forse no. Inserendo un sustema di PI in un endoscopio, Wang ha mostrato che è possibile interagire a fondo con varie parti del corpo. Dato che ci si è già vicini è possibile essere un po’ più raffinati. Invece di inondare il tessuto con la luce e ottenere immagini con la risoluzione delle lunghezze d’onda sonore, è possibile concentrare la luce ed usare il segnale fotoacustico come un meccanismo di contrasto per distinguere l’assorbimento sulla scala delle lunghezze d’onda della luce.

      Questo ha permesso alla squadra di Wang di proseguire ulteriormente, ottenendo immagini con una risoluzione tale da rilevare i capillari – in pratica riescono ad ottenere una risoluzione cellulare. Dato che si sta rilevando l’assorbimento, è possibile distinguere tra sangue ossigenato e non ossigenato, il che è interessante. Dove, però, hanno fatto il botto è la rilevazione della saturazione di ossigeno nel sangue.

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