Piccoli geek crescono (introduzione alla programmazione)

Scratch

Rimango continuamente stupito dalla facilità  dei nostri figli di apprendere l’utilizzo di nuove tecnologie.

La loro generazione ha sviluppato un modello di apprendimento a ad hoc per riuscire a galleggiare nella tempesta di novità che la tecnologia mette in campo ogni giorno.

E’ una generazione di “smanettoni”: per risolvere un problema o imparare ad utilizzare qualcosa non legge il manuale (che ormai non esiste quasi più), semplicemente prova una soluzione, se è sbagliata fa un passo indietro e ne tenta un’altra. Il risultato di tutto ciò è che la soluzione arriva rapida ed il bagaglio individuale si arricchisce anche di esperienze negative che saranno utili la prossima volta.

Per molti aspetti questa è anche una forma di difesa verso una scuola pubblica che, incapace di rimanere al passo con i tempi, non è in grado di supportarli nell’apprendimento di cose nuove.

Non sono un esperto di pedagogia e penso che questo metodo non sia né migliore né peggiore di quello delle generazioni precedenti. E’ semplicemente diverso. Ma pur nella sua efficacia è evidente che lasci lacune serie.

Provate a chiedere ad un bambino/ragazzino che utilizza app e vidogiochi se sia in grado di spiegare cos’è un “programma”.

Quasi tutti non sono in grado di rispondere. Ora arriva la parte più bella: provate a spiegarglielo e vi renderete subito conto che si tratta di un compito improbo!

Ma non disperiamo, forse è solo questione di metodo 🙂

Ora finalmente veniamo al dunque,  è possibile introdurre un piccolo geek nel fantastico mondo della programmazione. Anzi, in realtà, è piuttosto semplice.

Qualcuno avrà sentito parlare di codedojo. Si tratta di un movimento globale di volontari che guidano i bambini nell’apprendimento della programmazione.

Inizialmente scettico ho letto il programma di un corso dove l’obiettivo era quello di mettere in grado gli alunni  (del tutto digiuni di programmazione) di programmare un videogioco in una sola lezione. Mi sembrava un obiettivo a dir poco ambizioso….

Dopo molti tentativi (i corsi sono molto popolari) sono riuscito ad iscrivere i miei figli ed ho dovuto ricredermi.

Sono così venuto in contatto con scratch.  Si tratta di uno strumento didattico creato nientepopodimeno che dal MIT.

Al suo sviluppo hanno contribuito non solo informatici, ma educatori. E’adatto all’insegnamento dei fondamenti della programmazione fino ad  un livello avanzato,  sia in ambienti formali che informali.

Aprendo l’interfaccia mi sono subito stupito per la completezza e la razionalità della disposizione delle varie opzioni. Si tratta ovviamente di un ambiente visuale a blocchi che ricorda un po’ quello del LEGO Mindstorm.

Codice scratch

Sono presenti operatori, sensori, elementi di controllo, variabili. Provando a creare un piccolo programma, ci si rende conto che si tratta di un ambiente veramente ideale. Il codice creato viene eseguito in maniera parallela senza bisogno di artefici (fork vi dice qualcosa?) semplicemente aggiungendo blocchi.

Ma la vera forza dello strumento sta nella gestione degli sprite che consente di creare animazioni e giochi con pochissimo impegno.

Alla fine della lezione ho dovuto ammettere che l’obiettivo dichiarato era stato pienamente raggiunto.  Ma l’obiettivo più importante, oltre al semplice videogioco creato, è stato quello di far scoprire ai bambini questo fantastico mondo. Un modo per far capire “cosa sta dietro” alla tecnologia che utilizzano tutti i giorni. E soprattutto un modo per renderli protagonisti e non solo fruitori passivi di tutto ciò.

Inutile dire che l’entusiasmo si è protratto ben oltre il termine della lezione ed ha coinvolto anche papà. Nei giorni seguenti è stato “scritto” molto codice per creare videogiochi sempre più complessi 🙂

Per concludere, sono veramente stupito dal risultato raggiunto.

E soprattutto ho imparato che con un approccio didattico corretto (quello che la nostra scuola pubblica non è in grado di dare) si possono sfruttare le grandi capacità di autoapprendimento dei nostri ragazzi semplicemente indirizzandoli nella giusta direzione.

L’esperimento proseguirà sicuramente con gli amici di coderdojo Milano  per scoprire aspetti sempre più avanzati dell’informatica.

4 pensieri riguardo “Piccoli geek crescono (introduzione alla programmazione)”

    1. In effetti è da diversi anni che non ne frequento una 🙂
      Ma ho figli, nipoti (e figli di amici…) che ne stanno frequentando diverse (e di diversi ordini) in questo momento.
      Quindi ho a disposizione un discreto campionario di esperienze maturate negli ultimi anni in scuole primarie e secondarie.

  1. secondo me imparare a programmare è utile così come risolvere i problemi di matematica alle elementari. queste due attività aiutano a ragionare moltissimo.
    unendole ad attività pratiche all’aria aperta, che parrebbero in contrasto ma non lo sono, ti danno quegli elementi che poi sono utili più avanti nella vita per rimanere coi piedi per terra (concretezza) e astrazione. quest’ultima ovviamente dalla programmazione.

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