Una iena non fa primavera…

servizioDa qualche giorno mi imbatto su Facebook in numerose discussioni che hanno come argomento comune il servizio che la trasmissione televisiva “Le Iene” ha mandato in onda lo scorso 2 Ottobre dal titolo “Consigli maligni di una showgirl“.
Nonostante abbia smesso di guardare questa trasmissione da tempo (sia perchè Mediaset è assente sulla piattaforma Sky ma soprattutto per la loro chiara deriva antiscientifica) queste discussioni mi hanno incuriosito al punto da convincermi a cercato e vedere il video.

L’autrice del servizio, Nadia Toffa, prende spunto dalle recenti morti di persone che, malate di tumore, hanno preferito ignorare le terapie mediche per seguirne di alternative e miracolose (come quelle basate sulle teorie dell’ex-medico Ryke Geerd Hamer e riprese poi dall’ex-medico Claude Sabbah) e poi dirige la propria attenzione verso le farneticazioni di una tale Eleonora Brigliadori, credo una ex-qualcosa-televisiva, che consiglia alle persone malate di cancro di evitare di rivolgersi ai medici, di ignorare la medicina (soprattutto chemioterapia e radioterapia) e curare il proprio “problema” utilizzando metodi come quello della crema di Phytolacca che lei stessa dice di aver usato per vincere il proprio tumore al seno.

Ora, a scanso di equivoci, sono molto contento che questo servizio sia andato in onda. Sono contento non tanto per le scene un po’ comiche con questa tale Brigliadori, ma per l’importantissimo messaggio a favore della medicina che le donne (tanto di cappello, nda) intervistate dalla Toffa hanno lanciato. Parole come “la chemioterapia è una cura“, “la chemioterapia è un percorso che inizia e che, se il tumore è preso in tempo, finisce“, “la scienza è scienza e la fantascienza è un’altra cosa” e, soprattutto, sul finale, quella che sottolinea una volta di più l’importanza della prevenzione: “Fate prevenzione, fatela, pretendetela… non abbiate paura, perchè di chemioterapia non si muore“.
Sfruttare il mezzo televisivo per rimarcare l’importanza della medicina e per sottolineare quanto sia importante non lasciarsi prendere da facili soluzioni che con scienza e medicina non hanno nulla a che fare è, senza dubbio, fondamentale.

Ma…

Già, perchè c’è un “ma” che è legato alla credibilità scientifica e alla propensione alle bufale della trasmissione televisiva che ha mandato questo messaggio. Perchè se è assolutamente innegabile che “Le Iene” questa volta abbiano difeso l’importanza della scienza e della medicina, è altrettanto assolutamente innegabile che in passato questo non è successo, anzi, si è verificato l’opposto.

Sono stati loro, infatti, a difendere a spada tratta il “Metodo Stamina (un ottimo riassunto della vicenda è disponibile su ValigiaBlu), sono stati loro a pubblicizzare il “farmaco tumorale” basato sul veleno dello scorpione (suggerisco questo interessante post di Medbunker sull'”Escozul“), e sono stati loro a parlare in modo estremamente incompleto e superficiale di vaccini e indennità (ne parla anche BUTAC) e come non dimenticarsi che sono stati loro a idolatrare un libro, il “The China Study“, e la dieta vegana come cura per il cancro (qui una nota dell’AIRC, un articolo di Italia Unita per la Scienza e un post di BUTAC sull’argomento). Tra l’altro furono proprio questi servizi a far nascere l’hashtag #LaDisinformazioneUccide a seguito di una importante (per le reazioni all’interno della redazione stessa) manifestazione organizzata da Pro-Test Italia (ne parla anche Il Fatto Alimentare).

E se nelle discussioni qualcuno fa notare che l’autrice, Nadia Toffa, è stata invitata a parlare ad un convegno del CICAP in seguito ai suoi servizi realizzati per ‘sbufalare’ le teorie antiscientifiche della dottoressa Gabriella Mereu (qualche riferimento su un articolo di NextQuotidiano) è molto difficile dimenticarsi che la stessa Nadia Toffa è stata autrice di servizi “bufala” come quelli sulla pedopornografia in Giappone o, più recente, quello sui pomodori cinesi.

Personalmente credo che il problema sia alla base ed è molti difficile convincermi che questi servizi non siano fatti per aiutare il pubblico facendo informazione seria ed attenta, ma siano realizzati puntando solo a quello che il loro pubblico vuole vedere e sentire, spesso cavalcando l’onda mediatica di alcuni eventi: di questa Brigliadori, infatti, se ne parla da qualche tempo per le sue uscite a favore della “urinoterapia”.
E una conferma di questa mia impressione deriva anche dal linguaggio utilizzato, spesso molto populista, per cui al termine “medicina” si deve sempre associare quello di “tradizionale”, che di fatto conferma e in qualche modo accettal’esistenza di un altro tipo di medicina, quella “alternativa”, e che è composta da tutto quello che non ha prove secondo l’unico metodo valida, ossia il “metodo scientifico“, ma che, magari, sfrutta la logica della correlazione: la medicina è una e “ho fatto la ola” (cit.) quandi una signora nel video ha detto “la scienza è scienza e la fantascienza è un’altra cosa“.

L’impostazione del video ricalca un chiché piuttosto classico che prevede che il messaggio positivo, quello da far arrivare al telespettatore sia evidenziato all’inizio e alla fine, così da rimanere in mente, mentre la parte centrale serve per attaccare o ridicolizzare ciò che è contrario a questo messaggio. E così come ora si attacca la Brigliadori, in passato si punzecchiava un’oncologa rea di non confermare la tesi del servizio. E quelle stesse parole usate ora per sottolineare dell’importanza delle cure mediche, sono state usate proprio contro queste stesse pratiche in passato. Se la chemioterapia nel servizio di Nadia Toffa è fondamentale per curare un cancro, quando Matteo Viviani parlava di dieta vegana che cura i tumori si sono sentite frasi come “cambio di alimentazione […] al posto della chemioterapia“.

Io spero con tutto me stesso che questa trasmissione abbia capito l’importanza di dare voce alla scienza e alla medicina (l’unica, quella vera, quella validata da un metodo scientifico).
Spero che lo abbia capito per il bene di tutti coloro che la seguono.

Ma l’esperienza mi insegna di rimanere scettico e sono convinto che non basti un servizio, anche se utile come questo, per annullare quello che è stato fatto, di dannoso e pericoloso, in passato… e per cui, soprattutto, non è mai stato chiesto scusa.

Un pensiero riguardo “Una iena non fa primavera…”

  1. La Brigliadori era una presentatrice di canale 5, con una chioma mossa e fluente: se avesse dato consigli sulla cura dei capelli anziche sui tumori, sarebbe stata perlomeno credibile.
    Quelli de “le iene” non sono giornalisti, ma inviati. In questo senso lo sono anch’io, quando faccio domande al banco dei freschi, sono un inviato. Da mia moglie 🙂

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