Batterie fin troppo intelligenti

Le batterie dei portatili e di altri dispositivi elettronici sono da anni dotate di un’elettronica di controllo e, alcune volte di un processore che le governa.

I chip di controllo delle batterie sono svariati, per fare alcuni esempi si va dal BQ2040 e NT1908  che permettono di leggere la situazione della batteria e di pilotare dei led di stato, fino ai più sofisticati come il vecchio MAX1780 equipaggiato con una CPU RISC a 8 bit, EEPROM e mezzo k di RAM.

Probabilmente il primo (o il più famoso) caso in cui l’intelligenza della batteria è stata utilizzata per scopi diversi da quelli della gestione dell’alimentazione è quello della protezione del firmware della prima PSP, il cui sblocco del firmware poteva passare attraverso l’installazione di una batteria opportunamente modificata.

Esiste anche un software, Battery EEPROM Works, che si interfaccia con i chip delle batterie e permette di eseguire alcune operazioni di manutenzione o controllo.

Tra i computer con le batterie intelligenti ci sono anche i portatili di Apple, per le cui batterie sono stati rilasciati vari aggiornamenti.

Proprio studiando questi aggiornamenti Charlie Miller ha scoperto che i chip di queste batterie hanno tre modalità di funzionalemnto: sealed, unsealed e full access. Il passaggio da una modalità a quella superiore avviene presentando una password di 4 byte al chip, che, nel caso dei portatili Apple, è quella di default impostata dalla fabbrica.

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