Per una politica che rispetti la scienza

Nel 2013, in vista delle elezioni politiche, avevo partecipato ad un interessante progetto, insieme agli amici Marco Camisani Calzolari e Walter Vannini, con lo scopo di monitorare le proposte delle forze politiche sul tema “digitale“.
Ora, in vista di altre elezioni guardo con ancora più interesse un nuovo progetto, ideato e realizzato con il supporto di Pro-Test Italia, sicuramente molto più ambizioso, che riguarda però il mondo della scienza: PagellaScientifica.it. Leggi tutto “Per una politica che rispetti la scienza”

Non bastavano una PEC e una pagina Internet?

In una nota del Ministero dell’Interno si annunciano le date utili per il deposito dei simboli delle elezioni.

A parte il linguaggio anticamente burocratico, quello che stupisce è la procedura.

Negli anni sono stati emanati e reiterati regolamenti, leggi, raccomandazioni, editti, grida e quant’altro possibile per ribadire, sottolineare, ricordare e invitare l’uso della posta elettronica al posto della carta.

Ci siamo pure beccati la PEC, che è una mostruosità, ma ha forza di legge.

Era così difficile aprire una casella PEC e richiedere che tutto quanto venisse trasmesso in formato PDF per i documenti e PNG per le immagini e che i documenti fossero firmati elettronicamente? Ricordiamo che la PEC certifica la data di recapito, non il contenuto.

Sembra che il momento in cui sia possibile iniziare a fare la coda per il deposito non sia di dominio pubblico, ma sia noto a pochi. Ovviamente c’è qualcuno che lo sa e si fa trovare sul posto.

Questa è inutile burocrazia (intesa proprio in senso etimologico di potere degli uffici) che non fa altro che generare corruzione e non serve ad un accidente.

Inoltre, una volta ricevuta la documentazione, la si sarebbe potuta pubblicare online affinché fosse visibile e consultabile da tutti, senza bisogno di chiedere autorizzazioni per fare delle riprese video o fotografiche.

Big Data vs. Pig Data

Secondo un’interessante analisi di Gianni Riotta, la vittoria presidenziale americana sarebbe stata favorita dalla corretta elaborazione di una grande messe di dati a disposizione o raccolti dallo staff di Obama.

Lo staff del presidente rieletto ha dispiegato con molto anticipo il progetto Narwhal, un sistema che integra da modelli matematici, capacità di elaborare e analizzare big data, applicazioni mobili, raccolta dati e, soprattutto, tanti volontari sul campo.

Romney non è restato certamente con le mani in mano e ha risposto con il progetto Orca (le orche sono i predatori dei narvali), che però ha sofferto di alcuni piccoli intoppi informatici e di infrastruttura, al punto tale che alcuni l’hanno descritto come uno “huge clusterfuck”.

Il problema principale di Orca è che è stato sviluppato da zero in soli sette mesi, dopo i risultati delle primarie repubblicane, con l’aiuto di Microsoft e di una società di consulenza il cui nome non viene rivelato.

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