La posta elettronica

Honeywell Electronic MailCorreva l’Anno Zero dell’Era Star Wars, noto a molti anche come 1977, e Honeywell pubblicava negli USA questa pubblicità.

Tomorrow’s automated office will clearly include Electronic Mail.

Su questo bisogna dire che la pubblicità ci ha azzeccato, anche se nessuno avrebbe potuto mai prevedere lo SPAM. E, a parte il posacenere e l’assenza di un computer, la scrivania da impiegato quadratico medio maniaco dell’ordine non è cambiata molto.

Sette anni dopo quella pubblicità Tom Jennings attivava su una macchina MS-DOS Fido BBS e gettava le basi della FidoNet, palestra informatica e telematica per molti di noi prima dell’Era di Internet. La FidoNet era una rete di scambio di messaggi privati denominati netmail (in Italia era meglio non chiamarla posta elettronica per via del monopolio delle Poste) e solamente dopo è diventata una rete di scambio di messaggi pubblici divise in aree: molti ricorderanno il famoso mantra “l’echomail si appoggia sulla netmail” derivato dal fatto che i messaggi pubblici non erano altro che allegati compressi spediti tramite l’infrastruttura della netmail (espressioni come “tossare i messaggi echo” erano all’ordine del giorno). Leggi tutto “La posta elettronica”

Rete mesh in Austria

In Austria sta prendendo vita FunkFeuer, una rete mesh analoga a FabFi.

A differenza della controparte afghana, FunkFeuer per ora non si propone di sopperire alle carenze infrastrutturali, ma è un puro esperimento portato avanti da entusiasti della tecnologia.

In maniera non dissimile ai gruppi di radioamatori e ai gruppi di SysOp e utenti di FidoNet e reti assimilate, alla base di questo progetto c’è tanta voglia di sperimentare, di imparare e di condividere le esperienze. Non per nulla il primo passo per entrare a far parte di FunkFeuer è partecipare agli incontri del lunedì.

I costi da sopportare per diventare un nodo sono relativamente bassi e tutti a carico degli operatori dei nodi.

A molti potrà sembrare un gioco, ma con giochi come questi si sono fatti le ossa molte persone che hanno creato e gestito le prime infrastrutture di Internet sicuramente in Italia e probabilmente in altri Paesi.

L’unico problema di una rete simile è che non può essere controllata o censurata centralmente. C’è da scommettere che prima o poi arriverà qualche solerte legislatore a regolamentare queste brutte abitudini dei cittadini.

FabFi

FabFi è una rete mesh ibrida open source nata in Afghanistan e attiva anche in Kenya.

Le reti mesh operano in un modo molto simile a come era stata prevista Internet dall’ARPA,  dal momento che ogni nodo ha il compito di rilanciare anche i dati di altri nodi per collaborare alla loro distribuzione. In altre parole, se un gruppo di nodi va giù, una rete mesh può comunque far funzionare i nodi attivi cambiando il routing del traffico.

FabFi utilizza materiali facilmente reperibili per realizzare i ponti radio tra i vari nodi. Le parabole che interconnettono i router sono realizzate utilizzando come riflettore diversi oggetti metallici.

L’estrema versatilità di FabFi consente di collegare due nodi sia via radio sia via cavo.

Il software che gira sui router si basa su OpenWrt e permette il monitoraggio in tempo reale della rete (link al grafico dell’Afghanistan), il sistema di tariffazione, il controllo di accesso centralizzato e un sistema di caching locale. Le ultime release del software permettono di gestire anche i router 802.11n.

La rete funziona grazie allo sforzo degli operatori dei singoli nodi, che dedicano le loro risorse di tempo e denaro per attivare e manutenere il loro nodo, permettendo a tutta la rete di funzionare correttamente. Non vi ricorda un po’ FidoNet? 😉