Addio alla CEC-PACco

Di nuovo siamo costretti a discutere del difficile rapporto fra la PA e la tecnologia, in questo caso per quanto riguarda la “semplificazione” dei rapporti fra il cittadino e gli uffici amminsitrativi del nostro Paese.

Molti di voi avranno sentito parlare di Postacertificat@, nome volgare di un servizio ufficialmente chiamato  CEC-PAC il cui acrostico è – in puro stile burocratese italiano – Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino. Si tratta di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata particolare: funziona infatti solo tra i privati cittadini e gli indirizzi PEC della PA, ed era fornito gratuitamente da Poste Italiane.
Il vantaggio di essere gratuita e disponibile per ogni cittadino, previa registrazione, avrebbe dovuto portare a una sua rapida diffusione e quindi a una larga utilizzazione eliminando così la mitica Raccomandata AR che ha fatto parte della vita di tutti noi per tanti anni.
D’altro canto, lo svantaggio di questa casella era quello di essere “zoppa” ovvero di poter comunicare solo con alcuni indirizzi specifici della PA.
Insomma, un guazzabuglio forse appena accettabile sulla carta, ma del tutto impratico nell’uso reale.
La necessità di contattare anche altre entità dotate di PEC oltre la PA e la costante riluttanza di quest’ultima ad abbandonare carta e bolli per sposare il digitale ha scoraggiato i cittadini a sottoscrivere la casella o ad utilizzarla una volta aperta.
Risultato: il cittadino continua a usare carta oppure si è aperto una PEC “vera” da usare anche con la PA. Leggi tutto “Addio alla CEC-PACco”

Chi ti accompagna verso il futuro?

Ho pensato a lungo se avessi dovuto raccontare e inserire questa storia nella serie Cos’è il genio, ma ho pensato che in quel modo ne avrei indubbiamente sminutio la gravità.

Premessa: l’azienda per la quale lavoro ha deciso di cambiare il fornitore che si occupa, da qualche anno, di archiviazione sostitutiva perchè, a fronte di una richiesta di aumentare il numero di documenti e di poter creare un sistema che ci permettesse di migliorare i rapporti “digitali” con i nostri clienti, l’esborso monetario richiesto era spropositato. La stessa azienda è, anche, uno dei più importanti player nel mondo della PEC e noi stessi ci serviamo (e continuiamo a farlo) da loro.

Fatto: dopo aver valutato e trovato un nuovo fornitore, ho raccolto tutte le informazioni (e firme) necessarie per poter inviare la disdetta. Scrivo, quindi, una email al responsabile (tra l’altro un ragazzo relativamente giovane) chiedendo di verificare se tutto fosse a posto e, soprattutto, di farmi avere il loro indirizzo di PEC così da poter inviar loro il tutto in forma ufficiale.

La risposta è stata: Va tutto bene. PEC? No, mandala pure via Raccomandata R/R.

Ammetto che mi aspettavo tutti i tipi di risposta sull’inesattezza dei dati da me raccolti, sulla forma della disdetta… su tutto. Ma non certo una risposta del genere. Fai quintalate di pubblicità sui tuoi servizi PEC e io devo mandarti una disdetta via raccomandata? Ma scherziamo?

Si parla di agenda digitale, tutti i politici cercano di riempirsi la bocca (e i programmi) con tutto ciò che possa avere a che vedere con l’informatizzazione… ma alla fine ci troviamo comunque a fare i conti con queste situazioni definibili con “siamo vecchi dentro”. Come possiamo pretendere di guardare ad un futuro meno burocratico, più organizzato se proprio coloro che dovrebbero fornirti gli strumenti necessari per muoverti in quella direzione non sono in gradi di accettarli loro stessi?

Abbiamo mandato la raccomandata. E abbiamo fatto bene.

 

PEC, firme, certificati…

Oramai ci siamo: tutte le aziende costituite in forma societaria devono dotarsi di un indirizzo PEC entro martedì 29 novembre p.v.

Nell’ultimo mese ho, però, notato che c’è molta confusione in merito al valore probatorio della PEC; le improvvide affermazioni esternate qualche tempo fa da qualche (ora ex) Ministro della Repubblica in qualche trasmissione televisiva non hanno fatto che peggiorare la situazione, dal momento che qualcuno ha dato valore di legge a quelle affermazioni tirate a caso.

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