La zuppa di petali di rosa

Ogni tanto qualcuno pensa che una zuppa di petali di rosa sia migliore di una zuppa di cipolle perché le rose sono più belle delle cipolle.

Stefano Quintarelli segnala la notizia che il Comune di Monaco farà dietrofront e rimetterà Windows sui suoi PC su cui aveva messo LiMux, una distribuzione Linux creata da loro.

Ci sono molte cause, a mio modo di vedere, del fallimento di questo progetto.

La prima è l’approccio autarchico al problema. Linux fa parte di un ecosistema collaborativo che permette a tutti di non inventare la ruota ogni mese, ma di prendere la ruota migliore possibile, apportare piccole modifiche o migliorie, utilizzarla per sé e condividerla con gli altri. Monaco ha avuto l’arroganza di voler gestire una distribuzione Linux, ma non è il mestiere di un ente pubblico, meglio lasciarlo fare a chi è capace. LiMux è stato addirittura certificato ISO9241: un approccio open e collaborativo sarebbe stata la proposta di patch a KDE e la certificazione ISO di KDE. In questo modo ne avrebbero beneficiato tutti e, magari, la comunità avrebbe lavorato per migliorare ulteriormente KDE, facendo in modo che anche Monaco ne traesse un beneficio. Leggi tutto “La zuppa di petali di rosa”

La motorizzazione civile e la comunicazione

C’era una volta un povero informatico che, molto attento, alla data di scandenza della propria patente ha provveduto ad effettuare la visita medica e le pratiche necessarie per il rinnovo in un pomeriggio di fine Ottobre 2005.
Dopo qualche mese, non avendo mai ricevuto il famoso adesivino (solo in Italia potevano pensare ad una simile idiozia, nda), avevo telefonato alla Motorizzazione Civile che mi aveva detto che si trattava certamente di un ritardo delle Poste Italiane e che potevo tenere il certificato rilasciatomi durante l’esame sino a quando lo avessi ricevuto.
Gli anni passano, l’adesivino non arriva ma, a dire il vero, la cosa mi passa anche di mente. Le poche volte che sono stato fermato causa posti di blocco, semplice controlli o per l’unica multa presa per guida senza auricolare (ma non mi hanno mai tolto i punti, evvai, nda) quel foglio che tenevo nel mio portafoglio era sempre andato bene soddisfacendo le richieste della forza dell’ordine di turno che me lo chiedeva. Leggi tutto “La motorizzazione civile e la comunicazione”

Blackout dei sistemi SOGEI

BluUna notizia riportata da pochissimi: il 25 novembre i server di SOGEI sono andati offline.

SOGEI negli anni ha propagandato la sua grandeur raggiunta con i soldi dei contribuenti con lo scopo (anche) di spiare i contribuenti.

Pochi giorni dopo l’audizione autocelebrativa dell’AD di SOGEI in Commissione Vigilanza, i server si sono spenti.

Il comunicato stampa che ne è seguito è uno spaccato di burocratese da nomenklatura sovietica in cui si tenta di spiegare che i server si sono spenti perché il cielo ci è caduto sulla testa mentre era in corso un’invasione aliena durante un allineamento planetario poco favorevole. John Belushi davanti a Carrie Fisher era un dilettante. Leggete il comunicato stampa, ne vale la pena: è il tipico scritto dell’ente pubblico italiano che non perde occasione di pavoneggiarsi, anche quando farebbe meglio a soprassedere.

Altre fonti riportano che il sistema di backup elettrico automatico non funzionava.

Edoardo Narduzzi commenta bene questa figuraccia della tipica società pubblica bravissima a fare la ruota vantandosi di spendere fiumi di denaro pubblico, ma pavida e restia nella trasparenza e nell’efficienza che ci si aspetta da una società in cui “le migliori soluzioni tecnologiche siano poste, sempre, al servizio della collettività“.

Nuova sezione: analisi dei siti della PA

Nuova sezione del menu di Siamo geek con l’analisi statistica dei siti della Pubblica Amministrazione italiana.

Il progetto è nato come estensione dell’analisi della presenza in IPv6 della PA a cui sono state aggiunte alcune funzioni.

Inutile dire che il lavoro maggiore è stato (ed è tutt’ora) quello di gestire un database aggiornato dei siti delle PA, con particolare riferimento ai Comuni.

Negli anni ’90 era in vigore una consuetudine (non so se regolamentata al livello legislativo o di direttive) che il sito di un comune non capoluogo fosse www.comune.{nome_comune}.{provincia}.it mentre quello di un comune capoluogo fosse www.comune.{nome_comune}.it

Già qui sono iniziati i distinguo: alcuni hanno indicato la provincia con la sigla, altri per intero; alcuni Comuni capoluogo hanno usato la sigla, altri il nome intero. Come se non bastasse, già allora qualche comune si è registrato un dominio .it, .com, .net, .org e chi più ne ha più ne metta.

Il Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione con la direttiva n. 8/2009 del 26 novembre 2009 impone alle PA una riorganizzazione dei loro siti web istituzionali facendole passare sotto il terzo livello .gov.it e pubblica delle linee guida per nulla precise. Viene scritto infatti che  i nomi di dominio di 3° livello da utilizzare nell’ambito del dominio .gov.it dovranno essere il più possibile autoesplicativi e brevi; a tal fine è opportuno non inserire nel nome il suffisso “ministero, ente, dipartimento. Avevamo una regola, seppur imprecisa e adesso non abbiamo più nemmeno quella. Risultati: {nome_comune}.gov.it, comune{nome_comune}.gov.it, comune.{nome_comune}.gov.it, {nome_comune}.{sigla_provincia}.gov.it, comune.{nome_comune}.{sigla_provincia}.gov.it, {sigla_provincia}.gov.it, eccetera. Evidentemente scrivere una regola da seguire sarebbero stati uno sforzo intellettuale e un’assunzione di responsabilità eccessivi per il Ministero.

Ovviamente non tutti i Comuni si sono uniformati alla direttiva, anzi sono per ora un’esigua minoranza. Con il risultato che non si capisce più un razzo.

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IPv6 nei siti della PA

Traffico stradale / Road trafficIl 30 settembre u.s. i siti governativi americani hanno dovuto, salvo eccezioni documentate, essere raggiungibili in IPv6.

Per un ipotetico dispositivo che oggi abbia solamente la connettività IPv6 pura (senza NAT o altro) la Pubblica Amministrazione italiana di fatto non esisterebbe.

In una pagina apposita sono raccolte le statistiche relative all’IPv6 per i siti della PA elaborate da Siamo Geek. La raggiungibilità viene calcolata cercando un record AAAA relativo all’host della home page del sito. Il metodo è grezzo e i risultati ottenuti sono da considerarsi in eccesso rispetto agli host effettivamente raggiungibili via IPv6, ecco i motivi.

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Open source nella PA

Il Decreto Sviluppo 2012 all’articolo 22 comma 10 contiene una modifica al comma 1 dell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale che ridefinisce l’ordine di priorità con cui la Pubblica Amministrazione (PA) deve scegliere il software.

Il nuovo ordine di priorità è il seguente:

  1. software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
  2. riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
  3. software libero o a codice sorgente aperto;
  4. software combinazione delle precedenti soluzioni.

La modifica di cui sopra include anche questa frase: solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso.

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GOV.UK

MIND THE GAPApproccio pragmatico e orientato al servizio quello del nascente sito GOV.UK: grafica leggera e leggibile, home page eterea, informazioni al posto di propaganda della PA.

Una delle parti interessati per tutti i professionisti del web è l’elenco (sempre suscettibile di modifica) delle linee guida che merita di essere tradotto perché valido per ogni sito della PA (e non) anche dall’altro lato della Manica.

Da notare come l’accento sia posto veramente sull’utilizzatore, come sia valorizzato il concetto di open (open data, open source…) e come sia scoraggiata l’autoreferenzialità.

Finito di leggere questo decalogo andate a fare un giro su un sito della PA italiana, uno qualsiasi.
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