Aggiungiamo un altro disco

Hard Disk KOHo iniziato ad installare server con Novell NetWare 2.x

La società per cui lavoravo in quel periodo quando doveva vendere piccole soluzioni forniva un Compaq Deskpro 286 su cui veniva installato l’applicativo di NetWare 2. I PC avevano, ovviamente un solo disco che durava spesso più dell’applicativo che supportavano. Naturalmente si facevano i backup, spesso sui dischi locali dei PC.

Poi siamo passati a Novell NetWare 3.x, installati o su Deskpro 386 oppure, per i più facoltosi, su Compaq SystemPro, tra i primi “PC” in fatti per essere “server”. Anche in questo caso si installava un solo disco, che durava per anni (sempre con il suo bravo backup, si capisce). Solamente verso il 1994 ho installato i primi RAID di Compaq: gli IDA, precursori degli Smart Array Controller che hanno dimostrato infinite volte di meritare il loro nome di battesimo.

Nella seconda metà degli anni 90, con l’esplosione dei server il RAID diventa quasi obbligatorio, sia perché chi vende vende più dischi sia perché i dischi diventano meno robusti sia perché inizia la frenesia, spesso ingiustificata, dello zero downtime. Si mette tutto ridondante: alimentatore, dischi, NIC, così il server può funzionare senza problemi 24x7x365, magari con un contratto di assistenza analogo. E poi l’azienda lavora 40 ore la settimana e nessuno controlla se il server ha dei guasti, ma questo è un altro discorso.

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Partizioni ed esperimenti natalizi

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In questo post vi racconto le mie ultime avventure ed esperimenti in ambito di storage per condividere qualche risultato che trovo interessante.

Parto dall’inizio raccontandovi che il mio desktop è dotato di una scheda madre con chipset del southbridge ICH8R: avevo quindi originariamente optato per montare due dischi da 250GB configurati in RAID1 (comunemente chiamato anche mirroring).
Inizialmente avevo creato due partizioni: la prima da 80GB per contenere sistema operativo e applicazioni mentre l’altra serviva come archivio di tutti i dati. La doppia partizione è una idea che non mi ha mai entusiasmato, ma è una scelta molto utile quando il sistema operativo ogni tanto gradisce una “formattata e reinstallata” per tornare a funzionare bene, come purtroppo è spesso il caso di Windows.
Con l’aumento continuo della richiesta di spazio da parte degli applicativi e dei file di contenuti come le fotografie digitali – con tutti il loro contorno di panoramiche, HDR, meta-dati e via dicendo – già all’inizio del 2012 la situazione dello spazio libero stava diventando critica.
Come soluzione (purtroppo solo temporanea), qualche mese fa avevo quindi scelto di recuperare due piccoli dischi da 160GB inutilizzati per creare un altro array in RAID1 e così suddividere ulteriormente i dati utente su un altro disco. Lascio immaginare la lettore la totale impraticità del setup, ma per qualche mese mi sono accontentato e arrangiato.
Poche settimane fa, lo spazio libero sulla partizione del OS è sceso sotto il 10% dello spazio totale: a quel punto mi è suonato in testa il campanello di allarme generale.
Dovevo trovare una soluzione più elegante, più funzionale e più a lungo termine: qui inizia la parte interessante del racconto.

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RAID Linux con mdadm + Fedora Live = 0 boot

Scrivo un appunto di fretta, a futura memoria.

Ho un computer con Linux (Ubuntu server, uhmmmmm, remixato a mano) con dischi in RAID. Su questa macchina ieri ho voluto fare un giro di prova con Fedora 15 Live. Shutdown di Ubuntu, infilo il pendrive USB con Fedora, avvio, funge benino, esploro un po’ l’hardware per vedere se/come lo riconosce, navigo un po’ in Rete, shutdown di Fedora, sfilo il pendrive, avvio, *non parte*.

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