C’è vita intelligente

Ieri sera sono stato all’evento organizzato da Volandia per la partenza della Soyuz con a bordo Samantha Cristoforetti in cui Luigi Pizzimenti e Paolo Attivissimo ci hanno intrattenuti e ci hanno spiegato molti dettagli della missione.

Volandia è ospitato nella vecchia fabbrica Caproni adiacente al T1 di Malpensa ed è un bell’esempio di riutilizzo di una serie di edifici storici.

All’interno del museo c’è una bellissima sezione spaziale curata proprio da Luigi Pizzimenti, che ospita anche la ricostruzione di Casper, il modulo di comando dell’Apollo, realizzata dal FOAM 13.

L’unico problema della serata di ieri è stato che c’era molta più gente di quanta se ne aspettasse l’organizzazione, la quale è stata colta letteralmente di sorpresa dalla partecipazione. Son cose che riscaldano il cuore.

Un Italiano, un Russo e un Francese

Nel campo astronautico, ultimamente sono più le notizie di cui rammaricarsi, rispetto a quelle di cui gioire. Per questa ragione, ci pare importante segnalare un traguardo tutto sommato importante raggiunto dall’Europa e dalla Russia nel campo della collaborazione scientifica internazionale.
Anche i giornali hanno dato spazio alla recente notizia del lancio di una Soyuz da Kourou con i primi due satelliti della costellazione per il cosiddetto programma In-Orbit Validation. Con la solita superficialità dei media generalisti, gli articoli si sono limitati a rettangolini in fondo a pagina 15 o giù di lì, celebrando questo Galileo senza spiegare cosa sia ed evitando accuratamente di discutere del razzo vettore.

Partiamo allora dall’inizio per fare un po’ di chiarezza.
Il razzo vettore Soyuz è un missile derivato direttamente dal primo ICBM della storia, il R-7 Semyorka, inventato in Unione Sovietica nel 1957.
Pur trattandosi di un progetto molto vecchio, risulta essere estremamente economico ed affidabile. In conseguenza  a queste due caratteristiche, ha volato oltre 1700 volte, raggiungendo un picco di produzione nei primi anni ’80 di 60 unità all’anno. Leggi tutto “Un Italiano, un Russo e un Francese”