Tenete accesi i dischi SSD

Alcuni esperimenti di laboratorio hanno rivelato che i dischi SSD spenti possono iniziare a perdere dati prima del previsto, di sicuro molto prima degli analoghi a piatto rotante.

La capacità di mantenere integri i dati registrati si chiama tecnicamente data retention.

Quello che viene garantito nero su bianco dalle case produttrici è, naturalmente, molto prudente.

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La produzione degli hard disk

Secondo DigiTimes la produzione dei dischi rigidi dovrebbe tornare all’80% di quella pre-inondazione entro il primo trimestre di quest’anno.

Gli eventi climatici avversi avrebbero colpito più Toshiba e Western Digital, mentre Hitachi e Seagate avrebbero subito meno danni e starebbero tornando alla normalità.

Nel terzo trimestre del 2011 la produzione è stata di 175 milioni di unità, per ridursi a 120-125 milioni negli ultimi tre mesi dell’anno.

Nel secondo trimestre del 2012 la produzione dovrebbe attestarsi sui 160 milioni di unità per tornare ai livelli abituali nel trimestre successivo.

Purtroppo le stesse previsioni dicono che entro la fine del 2012 i prezzi dei dischi saranno maggiori di quelli del periodo pre-inondazione del 30 o 40 percento.

In questo scenario si inseriranno i nuovi dispositivi basati sulla tecnologia a stato solido, la cui influenza su prezzi e disponibilità è ancora da vedere.

Di quanto spazio abbiamo effettivamente bisogno?

Dovendo allestire il nuovo server casalingo mi sono posto anche il problema dello storage.

All’inizio ho fatto una lista della spesa provvisioria per il mio pusher di hardware quasi con il pilota automatico e ho incluso due dischi da 2 Tb andando sulla scelta più conveniente per sostituire i 4 dischi attuali.

Poi la notte ha portato consiglio.

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Dati sensibili sui dischi a stato solido

Steven Swanson e  Michael Wei hanno dimostrato che le normali procedure di cancellazione dati che si applicano ai supporti magnetici non sono efficaci per alcune memorie allo stato solido.

Se si riesce a bypassare il flash translation layer sarebbe, in alcuni casi, possibile rileggere i dati salvati e sovrascritti.

Dalle ricerche dei due scienziati sembrerebbe, infatti, che nelle memorie allo stato solido la cancellazione definitiva dei dati sia più difficile rispetto ai supporti magnetici convenzionali.

Dal momento che non sempre è possibile distruggere fisicamente i supporti, fino a quando i produttori non implementeranno un sistema certo e garantito per cancellare i dati dalle memorie allo stato solido è bene non utilizzarle per dati sensibili oppure registrare solamente dati precedentemente crittografati.