Dati tra le nuvole

Clouds / NuvoleBella la funzione di storage automatico sul cloud online, ma…

Non è la prima volta che succede un casino e sicuramente non è nemmeno l’ultima, ma questa ha tutti i connotati delle 5 S di un certo giornalismo (sesso, sesso, sesso, sesso, sesso).

È oramai noto che sarebbero state trafugate delle foto molto personali di alcune celebrità.

Ho recuperato alcune foto da una fonte che credo sia attendibile e ne ho guardate un po’. Enfasi su un po’ perché dopo la l’n-sima serie di tette, fighe e culi ripresi male in contesti privati uno si stufa anche.

Le immagini sono essenzialmente di due tipi: copiate così come sono dopo che l’applicazione della fotocamera le ha salvate nella memoria del telefono (file di circa 2 Mb) oppure elaborate con i dati EXIF rimossi e ricampionate a bassa qualità (100-500 k circa). Molte di quelle con i dati EXIF risultano acquisite da un iPhone e salvate successivamente da Windows Image Viewer, cosa che capita quando (ad esempio) si apre un’immagine con il visualizzatore di Windows, la si ruota e la si salva. Non è però dato sapere se l’elaborazione sia stata fatta dopo il furto, cosa da non escludere se il malvivente ha deciso di cancellare delle tracce.

In una directory è addirittura presente il file PDF di 4 pagine di Dropbox con le istruzioni base per l’utilizzo del servizio. Il file risulta pulito all’analisi di VirusTotal. Leggi tutto “Dati tra le nuvole”

SpiderOak

SpiderOakSpiderOak è un servizio di storage online.

A differenza di molti altri nomi noti (uno per tutti: DropBox), SpiderOak implementa il principio della conoscenza zero (zero-knowledge) dei dati lato server, in quanto sui loro server tutte le informazioni sono registrate in modo cifrato, la chiave non è nota a SpiderOak e le password non sono salvate sui loro server. Questo fa sì che nessuno in SpiderOak può rivelare a terzi il contenuto dei dati registrati.

All’atto della creazione di un account in SpiderOak, viene generata una coppia di chiavi di cifratura protette da una password nota solamente all’utente che verranno utilizzate per cifrare il traffico da/per SpiderOak. Questa tecnologia permette di avere il massimo della privacy, ma ha due aspetti che bisogna considerare con attenzione. Il primo è che la forza delle chiavi dipende anche dalla piattaforma su cui vengono generate; l’ideale sarebbe utilizzare un Linux, o comunque un computer fidato. Il secondo aspetto è che non è possibile in alcun modo recuperare una password dimenticata: se si dimentica la password di sblocco delle chiavi (che è anche la password dell’account), i dati sono persi per sempre (o fino a quando qualcuno non riesce a decifrarli con un attacco a forza bruta). Leggi tutto “SpiderOak”

Buffalo e la concorrenza

Sei o sette anni fa i NAS Buffalo erano quanto di meglio si potesse comperare nella fascia SMB o SOHO.

Non erano esattamente a buon mercato e utilizzavano dei dischi certificati da loro che garantivano una certa stabilità di prestazioni e di affidabilità. Erano considerati ottimi prodotti semplicemente perché l’alternativa era spenndere molti più soldi e andare fuori budget oppure rivolgersi verso soluzioni di fascia nettamente inferiore sia come prestazioni sia come affidabilità. Per lo standard del periodo il software di gestione era “buono”, anche se poteva migliorare.

Poi sono arrivati altri storage di quella fascia, tra cui i QNAP. All’inizio i QNAP avevano un software veramente spartano, ma avevano il vantaggio di registrare il firmware su uno storage allo stato solido (quello dei Buffalo è sugli hard disk e se dovete ricaricarlo tanti auguri!) e i QNAP arrivano senza dischi, sta all’utente (o al rivenditore) popolarli. Esiste una HCL per i QNAP, ma da esperienza personale anche quelli non presenti vanno benissimo.

Il nuovo software di gestione 4.0 di QNAP è un vero salto in avanti e fa veramente un sacco di cose, forse troppe per alcuni usi aziendali, ma si possono disattivare le funzioni superflue o rimuovere i pacchetti non utilizzati per alleggerire il sistema.

TeraStation statusE Buffalo? Loro sono ancora fermi a 7 anni fa, non è cambiato praticamente nulla. Alcune funzioni considerate oramai necessarie come la gestione dell’autoaccensione in caso di blackout non sono ancora disponibili. Ma la cosa peggiore è una cronica assenza di un sistema decente per informare l’utente. Si può attivare il log, per nulla informativo, su un target syslog oppure su uno share del disco.

Se un disco ha problemi bisogna divinare lo stato del NAS. Questo a fianco è tutto quello che appare nella console web quando un disco di una TeraStation ha problemi. Mi ero accorto del guasto non perché il Buffalo mi abbia tempestato di mail di segnalazione, ma perché un rsync che ha sempre durato mezz’ora ha iniziato a durare otto ore.

È facile indovinare da che marca verrà sostituita quella TeraStation dopo 7 anni di onorato servizio.

Aggiungiamo un altro disco

Hard Disk KOHo iniziato ad installare server con Novell NetWare 2.x

La società per cui lavoravo in quel periodo quando doveva vendere piccole soluzioni forniva un Compaq Deskpro 286 su cui veniva installato l’applicativo di NetWare 2. I PC avevano, ovviamente un solo disco che durava spesso più dell’applicativo che supportavano. Naturalmente si facevano i backup, spesso sui dischi locali dei PC.

Poi siamo passati a Novell NetWare 3.x, installati o su Deskpro 386 oppure, per i più facoltosi, su Compaq SystemPro, tra i primi “PC” in fatti per essere “server”. Anche in questo caso si installava un solo disco, che durava per anni (sempre con il suo bravo backup, si capisce). Solamente verso il 1994 ho installato i primi RAID di Compaq: gli IDA, precursori degli Smart Array Controller che hanno dimostrato infinite volte di meritare il loro nome di battesimo.

Nella seconda metà degli anni 90, con l’esplosione dei server il RAID diventa quasi obbligatorio, sia perché chi vende vende più dischi sia perché i dischi diventano meno robusti sia perché inizia la frenesia, spesso ingiustificata, dello zero downtime. Si mette tutto ridondante: alimentatore, dischi, NIC, così il server può funzionare senza problemi 24x7x365, magari con un contratto di assistenza analogo. E poi l’azienda lavora 40 ore la settimana e nessuno controlla se il server ha dei guasti, ma questo è un altro discorso.

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Спасибо HP!

Sono indeciso se aggiungere la categoria Humor a questo articolo.

Oggi io e un collega abbiamo assemblato in laboratorio un sistema con quattro server, uno storage e due switch FC che tra poco verrà consegnato al cliente.

Il collega era indeciso sull’opportunità di fare un aggiornamento firmware e ha preferito contattare direttamente il supporto HP per verificare delle possibili incompatibilità.

La prima telefonata è andata buca perché è finito nel ramo sbagliato del call centre ed ha dovuto richiamare.

Alla seconda telefonata ha risposto una persona che ha detto sostanzialmente “le faremo sapere”.

Il collega ha ricevuto poco fa questa mail in merito al caso aperto (le parti pixelate contengono anche l’ID del caso).

ReFS

AntichiLa versione server di Windows 8 supporterà un nuovo tipo di file system: Resilient File System (ReFS).

ReFS è la nuova versione di NTFS, da cui eredita molte caratteristiche. Molte API usate per NTFS potranno essere utilizzate anche per accedere a ReFS per garantire la compatibilità.

ReFS è un file system pensato per lo storage, non è possibile (per ora) avviare Windows 8 server da una partizione ReFS, né è possibile formattare un disco rimovibile con questo formato.

Tutti i valori di ReFS sono espressi in numeri di 64 bit e le strutture dati sono nel formato B+ tree.

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Di quanto spazio abbiamo effettivamente bisogno?

AntichiDovendo allestire il nuovo server casalingo mi sono posto anche il problema dello storage.

All’inizio ho fatto una lista della spesa provvisioria per il mio pusher di hardware quasi con il pilota automatico e ho incluso due dischi da 2 Tb andando sulla scelta più conveniente per sostituire i 4 dischi attuali.

Poi la notte ha portato consiglio.

Ho iniziato ad analizzare il problema partendo dalle necessità piuttosto che da un mero conto di convenienza di euro per byte.

Lo stato attuale dei dischi sul server di casa è

Filesystem            Size  Used Avail Use%
root                  223G   19G  193G   9%
backup tiepido        226G   15G  212G   7%
backup periodico      151G  118G   33G  79%
cazzate varie         147G   62G   86G  42%

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Da HD a USB

Non erano tanti anni fa quando il disco riprodotto qui a fianco era il disco di sistema del mio PC.

È stato un signor disco, Windows 2000 (prima, poi XP) volava (nei limiti imposti da Windows) con quel disco e con l’Adaptec 29160.

Oggi al MARC di Genova ho comperato una chiavetta USB Verbatim da 32 Gb, con una capacità pari di fatto a quella di quel disco, grossa una minima parte e con un prezzo (27 euro) che nemmeno si avvicina a quello che avevo scucito per quel disco.

Certo, l’USB2 non ha il transfer rate di un U160 SCSI, ma fa un certo effetto vedere che una chiavetta USB da 32 Gb costa così poco. Nello stesso banchetto con una spesa di cinque volte quella della chiavetta potevo portare a casa un disco SATA da 2 Tb.

Il tutto nell’attesa di mandare definitivamente in pensione questa tecnologia di dischi magnetici rotanti, che ai suoi esordi si chiamava winchester.

 

Oltre i 2.199.023.255.522 byte

Olivetti M28 Customer Test2,19 Tb è il limite della dimensione di un disco se si utilizzano i vecchi BIOS e lo schema di partizionamento MBR con i settori da 512 byte.

Purtroppo questo limite è già stato superato da alcuni dischi in vendita a prezzi di mercato.

Fino a poco tempo fa sembrava che un sistema percorribile fosse quello di utilizzare settori da 4k, ma diversi problemi di compatibilità hanno reso poco percorribile questa strada. Leggi tutto “Oltre i 2.199.023.255.522 byte”

3PAR, la storia infinita

Durante la notte HP ha di nuovo rilanciato l’offerta su 3PAR a 1,8 miliardi di dollari.

I vari rilanci sono stati accompagnati da comunicati il cui contenuto ha un alto tasso di propaganda e testosterone e ben poca sostanza economica o tecnologica.

Questi modi erano più tipici del boom delle dot-COM; è un fatto che sia HP sia Dell abbiano in pancia della liquidità che devono utilizzare, l’auspicio è che non venga scialacquata come è successo dieci anni fa.

Agiornamento 31/8/2010 6:30 – HP ha rilanciato l’offerta a 2 miliardi di dollari.

Aggiornamento 2/9/2010 17:48 – Dell getta la spugna, 3PAR viene acquistata da HP per 2,3 miliardi di dollari. La prima offerta di Dell era di 1,2.

Dell acquista 3PAR

3PAR ha accettato la nuova offerta di Dell di 1,6 miliardi di dollari dopo che HP aveva rilanciato la precedente offerta di Dell.

Appena dopo l’annuncio le azioni di 3PAR hanno perso l’1,6% in quanto il mercato si attendeva un’offerta al rialzo di Dell.

Nel settore storage, l’acquisizione di 3PAR si affianca all’accordo di partnership che Dell ha iniziato con EMC² nel 2001 e che, per ora, vale fino al 2013.

HP rilancia su 3PAR

HP ha appena annunciato di aver offerto 1,6 miliardi di dollari per l’acquisto di 3PAR, battendo la precedente offerta di 1,2 miliardi fatta da Dell la scorsa settimana; HP ha dichiarato che, se l’offerta venisse accettata, l’accordo si potrebbe chiudere entro la fine di quest’anno. Leggi tutto “HP rilancia su 3PAR”