Vedere sempre meglio

La fotografia di Nettuno qui sotto ha fatto il giro del mondo a metà di luglio 2018.

L’immagine del pianeta Nettuno sulla sinistra è stata ottenuta durante la fase di verifica dell’ottica adattiva a Campo Stretto dello strumento MUSE/GALACSI installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. L’immagine a destra è un’immagine paragonabile ottenuta dal telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Si noti che le due immagini non sono contemporanee e perciò non mostrano strutture superficiali identiche.
Crediti: ESO/P. Weilbacher (AIP)/NASA, ESA, and M.H. Wong and J. Tollefson (UC Berkeley)

A qualcuno potrebbe non dire nulla, ma si tratta di una vera e propria rivoluzione nella nostra capacità di indagare l’universo.

Il telescopio spaziale Hubble è uno strumento di dimensioni tutto sommato modeste: il fatto di dover essere lanciato usando lo Space Shuttle ne ha modellato la struttura fisica in un cilindro di circa 4 per 13 metri. Di conseguenza il suo specchio primario è molto piccolo per gli standard degli attuali telescopi a terra.

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Google Sky Map diventa open source

Google ha deciso di donare Sky Map all’open source.

Sky Map è un’applicazione per Android che permette, tra le altre cose, di riconoscere le stelle puntandole con il dispositivo o di cercare la loro posizione in maniera semplice.

L’applicazione era nata nel 2009 negli uffici di Pittsburgh ad opera di un gruppo di dipendenti di Google appassionati di astronomia che hanno utilizzato il 20% del loro tempo per creare questo programma.

Da oggi Sky Map è open source; Google sta collaborando con la Carnegie Mellon University per ampliare le funzionalità del programma e saranno gli stessi studenti ad implementare le nuove funzionalità.

ALMA – Atacama Large Millimeter Array

Lo scorso lunedì ha iniziato ad operare l’Atacama Large Millimeter Array.

L’osservatorio, in questo momento la più estesa installazione astronomica sulla superficie del nostro pianeta, è collocato nell’altopiano Chajnantor in un’area a 5.000 metri d’altitudine all’interno del deserto di Atacama, uno dei posti più secchi della Terra.

Il supporto tecnico e logistico è garantito dalla Operations Support Facility situata a quota più bassa, a soli 2.900 metri sul livello del mare.

Le altitudini inusuali hanno posto non pochi problemi ingegneristici e biologici. Per lavorare a 5.000 metri le persone devono portare con sé una scorta di ossigeno per integrare l’atmosfera molto rarefatta.

I 66 radiotelescopi, di cui solo un terzo attivi in questo momento, di ALMA lavorano congiuntamente secondo le regole della radioastronomia interferometrica. Le sfide tecnologhe poste da ALMA sono state molteplici e non banali.

Le antenne riceventi sono sincronizzate con una precisione dell’ordine di un picosecondo.

ALMA è stato realizzato grazie alla collaborazione di varie organizzazioni, tra cui anche ESO a cui appartiene anche l’Italia.

flickr ospita una serie di foto scattate sull’altopiano del Chajnantor.

 

Qualcuno ha visto Snoopy?

Non il cane, ma il modulo lunare (LM) dell’Apollo 10.

La missione che ha preceduto quella che ha portato i primi uomini sulla Luna prevedeva una separazione dal modulo comando (CSM) del LM e una discesa dello stesso fino a 14 chilometri dalla superficie del nostro satellite.

Una volta risalito verso il CSM, Snoopy si è riagganciato per trasferire gli astronauti ed è stato in seguito espulso in un’orbita circumsolare.

Gli ultimi dati orbitali di Snoopy risalgono al 1969, ma un gruppo di appassionati si sta attivamente dedicando alla sua ricerca.

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Uno sguardo attraverso le nubi

Non diversamente da molti altri veicoli che l’hanno preceduta, anche la sonda Juno ha dovuto faticare non poco per farsi strada nello striminzito budget della NASA, ma – con poco più di due anni di ritardo rispetto al piano originale – da ieri pomeriggio si trova finalmente in viaggio per la sua destinazione finale.
Questa sonda robotizzata è la seconda nel programma New Frontiers: dopo essere stata lanciata da un razzo Atlas V in configurazione 551, viaggerà per cinque anni e raggiungerà Giove nell’Agosto 2016, dopo aver effettuato anche un flyby con la Terra nell’Ottobre 2013.

Juno si inserirà poi in una orbita polare con un periodo di 11 giorni terrestri intorno al pianeta più grande del Sistema Solare.
I suoi strumenti sonderanno l’interno dell’atmosfera gioviana per misurare i rapporti di abbondanza tra idrogeno e ossigeno per dedurre quindi la quantità d’acqua.
La sonda misurerà anche con precisione la gravità e il campo magnetico del pianeta, cercando ulteriori dati per avvalorare e raffinare la teoria della dinamo che cerca di spiegare la generazione della magnetosfera intorno a pianeti e stelle.
Gli strumenti a bordo sonderanno il nucleo del pianeta (che si ritiene contenga idrogeno metallico) e cercheranno più informazioni sulla genesi del pianeta nel periodo di giovinezza del nostro Sistema Solare. Dato che si ritiene che Giove sia stato il primo pianeta a formarsi, si presume anche che una migliore comprensione dei meccanismi che hanno portato alla sua aggregazione ci possa aiutare anche a comprendere meglio le basi della planetologia. Leggi tutto “Uno sguardo attraverso le nubi”