Superato il limite di 1Tb per pollice quadrato

Seagate ha recentemente dato l’annuncio di avere superato la vera e propria pietra miliare di 1 Terabit per pollice quadrato di densità di registrazione.

Si tratta di una delle prime applicazioni della tecnologia HAMR.

Questo potrebbe portare nel prossimo decennio alla realizzazione di hard disk commerciali con capacità dell’ordine dei 60 TB.
Il supporto magnetico riguadagnerà distanza sulla memorizzazione allo stato solido?

Le fiere-mercato della fuffa elettronica

CartelliErano nate come mercati dell’elettronica per radioamatori e appassionati di elettronica autocostruita, a partire dallo storico Radiant e sono diventati dei mercati di ogni tipo di immondizia elettronica e non.

Eppure sono divertenti, se prese a piccole dosi e visitate in compagnia.

Adesso ci sono varie entità che organizzano questi eventi, ciascuna con i propri standisti e le proprie location.

Nella mia zona Novegro è diventata troppo cara e piena di trappole per chi pensa di fare affari e prende delle clamorose sòle.

Piacenza, dopo un anno di stop, è ripartita e c’è proprio in questo weekend: piccolina, ma merita un viaggio, anche per andare poi in una trattoria della zona a gustare le prelibatezze locali.

L’evento forse più grosso ed interessante resta quello di Genova a metà dicembre, dove si fanno ottimi affari e si possono acquistare piccoli gadget da regalare a Natale.

In questi happening si trova un po’ di tutto. Ci sono gli stand con materiale informatico, quelli che vendono solamente memorie ottiche (ri)scrivibili, quelli che vendono tutto per il bricolage e quelli che vendono… ogni cosa. Gli stand con il materiale elettronico diminuiscono ogni anno, purtroppo.

Il rischio è sempre di comperare qualcosa solamente perché costa poco. Io mi sono imposto una moratoria dopo la quarta confezione di punte per cacciaviti (posso svitare ogni cosa) e il secondo kit da 200 frese e punte per il Dremel.

Ogni anno c’è un articolo che va per la maggiore. Ultimamente gli elicotteri radiocomandati stanno spopolando, anche se sono oramai inflazionati.

In ogni modo, se si vuole acquistare qualcosa bisogna sempre farlo dopo aver dato una prima occhiata a tutti gli stand perché su molti articoli c’è una bella concorrenza tra gli espositori.

Tu usa il mio che io uso il tuo

Con notevole ritardo, questo fine settimana ho finalmente completato la visione del keynote presentato da Steve jobs nell’ultima Apple WWDC su YouTube.
L’ho trovato un po’ sottotono rispetto alle presentazioni viste nei mesi passati, che erano state decisamente di impatto maggiore, nonostante in questo particoalre frangente le novità fossero molte e qualcuna anche interessante.

Tutti ormai sapete che una delle novità presentate è stato iCloud, il sevizio di Apple che consoliderà l’offerta online esistente in un prodotto nuovo e apparentemente più funzionale.
Per mostrare che Apple ha tutti i mezzi per supportare una infrastruttura cloud di questo tipo e con la capacità promessa, proprio negli ultimi minuti di presentazione, Jobs ha mostrato le fasi di costruzione della terza server farm della Azienda, sia all’esterno che all’interno.

In qualche fotogramma che mostra per brevemente un corridoio freddo della farm, ho notato una cosa curiosa che potete anche voi vedere nelle due foto inserite in questo post.
Vi sarete resi conto che nessuno dei server nei rack è un server Apple, ma anzi le mollette di dischi hot-swappable di colore bordeaux ci fanno capire subito che queste macchine sono prodotte da un’altra Azienda californiana abbastanza nota agli addetti al settore.

Sarebbe stato di grande impatto mostrare come anche l’infrastruttura server che sta dietro le quinte dell’offerta consumer di Apple è basata su Mac e MacOS X, non tanto per i fan sfegatati – che per loro definizione rimangono tali indipendentemente che quello che succede – ma piuttosto nei confronti del mercato business.
Il messaggio che passa allo spettatore, a mio parere, è che il Mac va bene per i giochini a casa, ma quando invece il gioco si fa duro e si parla di stabilità del business – e di profitti della Apple – bisogna rivolgersi a una informatica di tipo e marca diversa, forse più seria.
Che il mago del marketing stavolta abbia toppato alla grande?