Il vino rosso aiuta la superconduttività

Lo scorso anno alcuni scienziati giapponesi aveano annunciato che l’immersione nel vino di alcuni materiali ne favoriva le caratteristiche superconduttive.

Successivi esperimenti hanno confermato questa ipotesi e hanno permesso di studiare meglio il fenomeno, come dettagliato nella pubblicazione arXiv:1203.4503v1 Tartaric acid in red wine as one of the key factors to induce superconductivity in FeTe0.8S0.2

Il gruppo di ricercatori guidato da Keita Deguchi è partito dal tellururo di ferro (FeTe), che non è un superconduttore, in cui alcuni atomi di tellurio vengono sostituiti da zolfo, ottenendo, quindi, FeTeS. Questo composto diventa superconduttore se viene sottoposto ad un ulteriore trattamento come l’immersione in acqua bollente.

Il motivo per cui questo trattamento trasformi il FeTeS in superconduttore è ancora oggetto di studio.

I ricercatori hanno, quindi, provato ad immergere il composto in diversi liquidi e il risultato è sintetizzato nell’immagine qui sopra: il vino rosso, ed in particolare il Beaujolais, è il liquido che offre i risultati migliori.

L’acido tartarico sembra essere uno dei composti chiave, anche se composti ricreati in laboratorio con acqua e acido tartarico hanno dato risultati migliori dell’acqua da sola, ma peggiori del Beajoulais.

La strada per comprendere il funzionamento della superconduttività nei materiali è ancora lunga e il gruppo di Deguchi si dovrà impegnare ancora a lungo con le bottiglie di vino (via Slashdot, Technology Review)

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

6 pensieri riguardo “Il vino rosso aiuta la superconduttività”

      1. Il vino francese ha delle punte di eccellenza invidiabili. Qui si parla del Beaujolais, che e` all’altro estremo della gamma 🙂

  1. Ho un’ipotesi: l’immersione dei ricercatori nel Beajoulais ed in altri vini ha migliorato la loro valutazione sulla bontà dei risultati. Un po’ come la storia che dopo qualche birra tutte le donne appaiono bellissime… 🙂

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