Categoria: Trasporti

  • Il nucleare si mette le ali

    Da un reattore nucleare francese può uscire cherosene per aerei? Non direttamente, ma un contratto firmato a metà luglio tra EDF e un consorzio di Fos-sur-Mer racconta esattamente come funziona questa alchimia industriale — e perché, dietro l’entusiasmo dei comunicati stampa, conviene tenere i piedi per terra.

    Il fatto: 150 megawatt per dieci anni

    Il 16 luglio 2026 EDF e H4 Marseille Fos hanno firmato quello che viene descritto come il primo Contratto di Allocazione della Produzione Nucleare (CAPN, in francese Contrat d’Allocation de Production Nucléaire) che EDF stipula con un produttore di idrogeno e carburanti sintetici. In pratica, EDF mette a disposizione una quota di circa 150 MW del proprio parco nucleare operativo, per dieci anni, a partire dall’avvio previsto dell’impianto nel 2032.

    L’obiettivo di H4 Marseille Fos — joint venture tra Hy2gen France e H2V — è produrre 75.000 tonnellate l’anno di carburante sintetico per l’aviazione (e-SAF, electro-Sustainable Aviation Fuel) attraverso un processo chiamato Methanol-to-Jet. Le stime dichiarate dall’azienda parlano di emissioni fino all’84% inferiori rispetto al cherosene fossile, circa 240.000 tonnellate di CO₂ equivalente evitate ogni anno, un investimento complessivo di 1,6 miliardi di euro e 165 posti di lavoro diretti.

    Numeri importanti, quindi. Ma per capire perché EDF e un produttore di carburanti abbiano bisogno l’uno dell’altro, conviene fare un passo indietro e guardare cosa serve, davvero, per fabbricare cherosene senza petrolio.

    Da elettroni a molecole: come si fa un carburante sintetico

    L’e-SAF nasce da tre ingredienti: elettricità, acqua e anidride carbonica.

    Il primo passo è l’elettrolisi: un elettrolizzatore usa corrente elettrica per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno. È un processo semplice nel principio — lo si fa anche nei laboratori di chimica delle scuole superiori — ma enormemente energivoro su scala industriale: per produrre le 75.000 tonnellate l’anno di e-SAF previste a Fos-sur-Mer serviranno circa 2,8 terawattora di elettricità l’anno, grosso modo quanto consuma in un anno una città di alcune centinaia di migliaia di abitanti.

    L’idrogeno da solo, però, non basta: va combinato con anidride carbonica per formare metanolo (si parla di “e-metanolo” quando l’energia e l’idrogeno di partenza sono di origine rinnovabile o a basse emissioni). Ed è qui che entra in gioco un secondo accordo, firmato pochi giorni dopo quello con EDF: H4 Marseille Fos ha assicurato il 50% del proprio fabbisogno di CO₂ attraverso una partnership con il progetto Rhône Décarbonation (Vicat, SPSE, Elengy).

    Non si tratta di CO₂ catturata direttamente dall’aria — la cosiddetta Direct Air Capture, tecnologia ancora costosa e poco matura su scala industriale — ma di CO₂ biogenica catturata alla fonte: nel caso specifico, nella cementeria Vicat di Montalieu-Vercieu, che da sola cattura fino a 1,2 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno, e trasportata fino a Fos-sur-Mer attraverso la rete di pipeline di SPSE. È la prima filiera CCU (Carbon Capture and Utilization) strutturata in Francia, e vale la pena notarlo: anche il carbonio, come l’elettricità, non nasce dal nulla, ma richiede una filiera industriale dedicata.

    Infine, il metanolo così ottenuto viene trasformato in cherosene sintetico attraverso il processo Methanol-to-Jet: chimicamente compatibile con i motori e le infrastrutture aeroportuali esistenti, quindi utilizzabile senza modificare gli aerei o i sistemi di rifornimento.

    Perché proprio il nucleare? Il colpo di scena regolatorio

    A questo punto sorge una domanda: se l’obiettivo è produrre idrogeno “verde”, perché affidarsi al nucleare invece che a eolico e fotovoltaico? La risposta sta in un dettaglio normativo tanto tecnico quanto decisivo.

    Per essere certificato come RFNBO (Renewable Fuel of Non-Biological Origin, lo status che permette a un carburante di contare per gli obiettivi europei), l’idrogeno deve normalmente essere prodotto con elettricità rinnovabile, rispettando criteri stringenti di “correlazione” temporale e geografica con gli impianti eolici o solari. Il Regolamento delegato UE 2023/1184 prevede però un’eccezione, all’articolo 4: nelle zone di mercato elettrico dove l’intensità di carbonio media della rete è inferiore a 18 grammi di CO₂ equivalente per megajoule, l’elettricità prelevata direttamente dalla rete nazionale può essere considerata a tutti gli effetti “rinnovabile” per la produzione di idrogeno, a patto di integrarla con PPA (contratti di acquisto) per energia rinnovabile aggiuntiva.

    La rete elettrica francese rientra in questa soglia proprio grazie all’elevata quota di nucleare nel proprio mix di generazione — non per l’abbondanza di eolico o solare.

    È questo il vero “colpo di scena” dietro l’operazione EDF–H4 Marseille Fos: il nucleare non entra in gioco come fonte “verde” in senso stretto, ma come fonte a bassissime emissioni che permette alla Francia di rientrare in una soglia normativa pensata originariamente per premiare i sistemi elettrici a basso carbonio nel loro complesso. Un dettaglio da addetti ai lavori, certo, ma che spiega meglio di qualsiasi comunicato stampa perché proprio in Francia — e proprio con EDF — nasca il primo accordo di questo tipo in Europa.

    Perché l’aviazione non può fare altrimenti

    Se per le automobili l’elettrificazione è una strada già percorsa, per l’aviazione commerciale è tutta un’altra storia. Le batterie attuali hanno una densità energetica troppo bassa per alimentare un aereo di linea su rotte medio-lunghe: il peso necessario per immagazzinare abbastanza energia renderebbe il volo semplicemente impossibile, o comunque economicamente insostenibile, per decenni a venire. È per questo che il settore guarda ai carburanti sostenibili (SAF, Sustainable Aviation Fuel) come alla via più concreta per ridurre le proprie emissioni nel breve-medio periodo, mantenendo aerei e infrastrutture sostanzialmente invariati.

    Tra le diverse famiglie di SAF, l’e-SAF (prodotto per via sintetica, come nel caso di H4 Marseille Fos) è considerato particolarmente promettente perché, a differenza dei SAF da biomassa, non è vincolato alla disponibilità di oli esausti o colture dedicate — una risorsa fisicamente limitata. Il regolamento europeo ReFuelEU Aviation fissa obiettivi di incorporazione crescenti per il SAF nel carburante aereo europeo, con una sotto-quota dedicata specificamente all’e-SAF che dovrebbe raggiungere il 10% entro il 2040. È un obiettivo ambizioso, e progetti come quello di Fos-sur-Mer sono pensati per contribuire a colmarlo.

    Un bagno di realtà

    Fin qui la parte affascinante della storia. Ma un lettore attento farebbe bene a chiedersi: quanto è solido, davvero, questo progetto?

    Un primo dato aiuta a inquadrare la situazione: secondo un’analisi di Transport & Environment, nessun progetto e-SAF europeo su larga scala ha ancora raggiunto una Decisione Finale d’Investimento (FID) — il momento in cui un progetto smette di essere carta e diventa cantiere. Solo quattro progetti nel continente si trovano in fase avanzata di sviluppo (fase FEED o in attesa di FID dopo il FEED), e H4 Marseille Fos non è tra questi: la sua FID è attesa solo per il 2028, il che lo colloca in una fascia intermedia del panorama europeo, non tra i progetti più maturi.

    Il motivo principale di questo collo di bottiglia è il finanziamento: ogni impianto di questa scala richiede tipicamente tra 1 e 2 miliardi di euro di capitale, e trovare investitori disposti a scommettere su una tecnologia ancora priva di impianti commerciali operativi non è semplice. Non a caso, la Commissione Europea ha lanciato per il 2026 un progetto pilota di aste “a doppio lato” (double-sided auction) proprio con l’obiettivo dichiarato di sbloccare almeno una FID per un progetto e-SAF commerciale entro la fine dell’anno o l’inizio del 2027 — segno che l’intero settore, non solo H4 Marseille Fos, sta cercando strumenti per superare lo stesso ostacolo.

    A questo si aggiungono altri due elementi di cautela. Primo: le cifre su investimento (1,6 miliardi di euro) e occupazione (165 posti diretti) sono dichiarate dall’azienda e non risultano verificate in modo indipendente — una distinzione che vale sempre la pena tenere a mente quando si leggono comunicati stampa industriali. Secondo: anche sul fronte del carbonio, come su quello elettrico, il progetto ha assicurato finora solo una parte della filiera necessaria — il 50% del fabbisogno di CO₂, non la totalità. È un pattern che si ripete: passi concreti, ma parziali, non un progetto già completamente “chiuso”.

    Nessuno di questi elementi smentisce la notizia di partenza — il contratto con EDF è reale, firmato, e rappresenta un tassello genuinamente importante per la finanziabilità del progetto. Ma tra “un tassello importante” e “un progetto avviato” c’è ancora una discreta distanza, che vale la pena non perdere di vista quando si legge un titolo entusiasta.

    Il nucleare trova un secondo mercato

    Al di là del destino specifico di H4 Marseille Fos, questa storia racconta qualcosa di più ampio: il nucleare civile, tradizionalmente pensato come fonte di elettricità per il consumo diretto, sta trovando un secondo mercato come materia prima per l’industria dei combustibili sintetici. Dal reattore escono elettroni; dalla filiera, se tutto va secondo i piani, usciranno carburanti, investimenti industriali e una minore dipendenza dalle importazioni di petrolio. È una prospettiva interessante, in particolare per un Paese come la Francia che ha investito storicamente nel nucleare più di chiunque altro in Europa.

    Ma è una prospettiva che merita di essere seguita con curiosità critica, non con entusiasmo acritico. I prossimi indicatori da tenere d’occhio saranno l’esito delle aste “double-sided” previste dalla Commissione Europea per il 2026, l’evoluzione degli accordi di fornitura ancora mancanti (elettricità e CO₂ al 100%, offtake per il carburante prodotto) e, naturalmente, se e quando H4 Marseille Fos arriverà davvero alla sua Decisione Finale d’Investimento nel 2028. Solo allora sapremo se il nucleare avrà davvero messo le ali, o se resterà, per ora, a terra.

    Fonti principali: comunicato stampa Groupe EDF; comunicato stampa Hy2gen / H4 Marseille Fos su CO₂ biogenica; Regolamento ReFuelEU Aviation, Commissione Europea; Regolamento delegato UE 2023/1184, EUR-Lex; report “Spotlight on e-SAF”, Transport & Environment.

    Reazioni nel fediverso
  • Servizio clienti DriveNow? Ma per favore…

    A Milano, dopo la prematura dipartita di TwistCar è arrivato un nuovo servizio di car sharing, DriveNow, che si aggiunge a quelli già presenti e alla prima occasione ho voluto provarla. Tutto è andato bene sino a quando mi sono dovuto scontrare con qualcosa di inaspettato e, soprattutto con il “servizio” clienti che già in passato avevo trovato molto poco servizievole.

    La macchina la prenoto tramite la mappa presente sul sito, prima di (altro…)

  • Cos’è il genio /23

    Basta lo screenshot.

    2016-10-21-14_04_48-drivenow-messaggiSono dei fottuti geni !

  • Houston abbiamo il codice sorgente

    AGC - Apollo Guidance Computer

    Nel 2009 dalle parti di Google, per festeggiare degnamente il 40° anniversario della missione Apollo 11, hanno trascritto il codice del Modulo di Comando (CM) e del Modulo lunare (LM) a partire dalle pagine scansionate del codice sorgente. Questo ha consentito di farlo girare nel yaAGC (un emulatore di AGC open source) del Virtual AGC and AGS project.

    Alcuni link al codice sorgente:

    Tutto questo ovviamente non sarebbe mai stato possibile se ogni più piccolo dettaglio delle missioni lunari non fosse stato minuziosamente documentato e rilasciato al pubblico dominio.

    (via archeologiainformatica.it)

  • Enjoy-Eni, ritorno al passato

    RaccomandataPremessa: sono un felicissimo abbonato a Car2Go, il primo servizio di car sharing privato di Milano. Quando mi sono iscritto, dopo aver fornito tutti i miei dati online (inclusa la patente), mi sono recato a ritirare la tessera in uno dei diversi centri.
    Verso la fine di Dicembre dello scorso anno ho cercato di iscrivermi ad un altro servizio identico, Enjoy, di proprietà di Eni. Durante la procedura di iscrizione fatta totalmente online (esattamente come quella di Car2Go) ho scoperto che “informaticamente” la mia patente era scaduta. Sottolineo l’”informaticamente” in quanto nella realta la mia patente era validissima, come aveva anche verificato Car2Go all’atto del ritiro della tessera.

    La procedura di iscrizione a Enjoy aveva, comunque, memorizzato la mia email. (altro…)

  • NASA Johnson Style

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=2Sar5WT76kE&w=480]

  • London Heathrow Approach Time-Lapse

    Un video in Time-Lapse che mostra quanto sia piccola la distanza tra gli aereoplani che approcciano ed atterrano a London Heathrow (LHR).

  • Scoperto un video amatoriale del disastro dello Space Shuttle Challenger

    Un video inedito del disastro dello Space Shuttle Challenger è emerso da una cantina della Florida dopo quasi un quarto di secolo. Il filmato amatoriale è stato registrato da Jack Moss con la sua nuova videocamera la mattina del 28 gennaio 1986.

    I quattro minuti del filmato catturano il momento del disastro, 73 secondi dopo il lancio dal Kennedy Space Centre (Florida), in cui morirono i sette gli astronauti a bordo del Challenger. La flotta degli Shuttle rimase a terra per quasi tre anni ed il programma spaziale della NASA fu modificato e ridimensionato.

    Non credo che il signor Moss abbia pensato che fosse qualcosa di importante. Lo ha messo nel suo scantinato con altri nastri e se ne è dimenticato“, ha detto Marc Wessels, executive director dello Space Exploration Archive, gruppo che raccoglie cimeli spaziali per scopi didattici.

    Ci volle un po’ per trovare qualcuno con un vecchio lettore video Betamax, poi ho dovuto guardare ore di gameshows e sit-com degli anni ’80, ma quando ho trovato il filmato ho pensato che le persone dovevano vederlo

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=41jq_5ltkno&w=480]

    In memoria di Dick Scobee (Comandante), Michael J. Smith (Pilota), Judith Resnik (Specialista di missione 1), Ellison Onizuka (Specialista di missione 2), Dr. Ronald McNair (Specialista di missione 3), Greg Jarvis (Specialista del carico 1) e Christa McAuliffe (Specialista del carico 2). 28 gennaio 1986

    [via Gravità Zero]

  • La distorsione della realtà

    Sarà capitato a molti dei lettori di vedere uno dei nuovi prodotti della casa automobilista francese Renault, la piccola city-car Twizy. La caratteristica peculiare di questa auto è quella di essere unicamente elettrica, pensata appunto come il primo modello di serie che possa attirare una numerosa clientela, almeno nel suo circoscritto segmento.
    Se non avete visto lo spot televivo – che poi è l’argomneto di questo post – vi prego di dargli una occhiata grazie al filmato di YouTube che integro per comodità qui sotto.

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=CzAILLueF5Y&w=480]

    E’ a prima vista evidente come lo spot giochi sul concetto assurdo di vedere molti delle apparecchiature elettriche che usiamo tutti i giorni alimentati con qualche tipo di combustibile fossile. Da questo contrasto, il video ci porta poi a indurre che, dopo tutto, anche per viaggiare sarebbe in effetti più logico usare l’elettricità.
    Finito questo spot, qualcuno si sentirà sollevato nel pensare che finalmente ci stiamo avviando verso un futuro pulito basato sulla corrente elettrica a zero emissioni e che, dopo tutte le battaglie ecologiste che si sono combattute il mondo sta veramente cambiando.
    Lo spettatore un po’ più attento, che nel frattempo abbia nche acceso il cervello, invece ne tirerà fuori una conclusione diversa.

    (altro…)

  • Oooops…

    Fa un po’ sorridere la notizia della morte di Jimi Heselden che qualche mese fa aveva rilevato la Segway, produttrice del famoso e costosissimo trabiccolo a due ruote.

    Il motivo di tanto cinismo sta nel modo con cui Jimi ha perso la vita. Stava infatti perlustrando la sua tenuta a bordo di una versione modificata (alcuni parlano di prototipo) del ‘suo’ trabiccolo quando ha avuto un non specificato incidente: non è ancora chiaro se sia stato un suo errore o un problema tecnico. Alcuni passanti hanno trovato il suo corpo senza vita nel fiume Wharfe.

    Ho come l’impressione che quel coso rimarrà uno status symbol per ricchi fighetti o per attirare l’attenzione dei passanti e poterli rifilare in mano qualche flyer di una discoteca o locale.

  • Geek power: Space Shuttle Enterprise

    Space Shuttle Enterprise
    Space Shuttle Enterprise

    Il 17 settembre 1976 a Palmdale lo Space Shuttle Enterprise faceva la sua prima apparizione pubblica. Gran parte del cast di Star Trek, assieme a Gene Roddenberry (creatore della serie) era presente alla cerimonia d’inaugurazione e il tema musicale della serie fu eseguito come colonna sonora.

    L’Enterprise (OV-101) è stato il primo Space Shuttle costruito. Senza motori e senza scudo termico funzionante non era capace di operare realmente nello spazio senza ulteriori modifiche.

    Destinato a chiamarsi Constitution (in onore del bicentenario della costituzione degli Stati Uniti d’America), in seguito ad una massiccia campagna organizzata da Bjo Trimble oltre 200.000 lettere furono inviate dai fan di Star Trek direttamente al Presidente Gerald Ford e fu cambiato nome. La campagna ha anche dimostrato che i geek quando vogliono sanno rompere le scatole.

    Oggi l’Enterprise è esposto al Smithsonian National Air and Space Museum presso il Washington Dulles International Airport dove è uno dei pezzi pregiati della space collection.