• L’onda anomala

    Ultimamente su SiamoGeek si è parlato di Google Wave, anche se in maniera collaterale.
    Ho preso spunto da lì per scrivere un post, probabilmente conclusivo, su quell’esperienza.
    Per chi non conoscesse lo strumento, si tratta (e forse fra poco scriveremo trattava) di una piattaforma di collaborazione e comunicazione online inizialmente lanciata durante il Google I/O del 2009 come una rivoluzione nel modo di scambiarsi informazioni. Personalmente ne ero rimasto veramente colpito e per alcuni mesi l’ho anche potuto usare grazie alla beta pubblica proposta da Google sui suoi server.

    Sfortunatamente Wave non ha raggiunto lo status di prodotto di massa come, ad esempio, GMail, probabilmente anche per colpa di poca attenzione da parte delle stesso team in Google che pare non averci creduto troppo fin dai primi mesi di vita. In sostanza il prodotto non esisterà più come piattaforma stand-alone, ma è stata ceduta alla Apache Foundation che pare interessata più che altro a farne un prodotto server, denominato appunto Wave in a Box.
    Quanta fortuna potrà avere questo prodotto non è possibile dirlo ora, anche se non sembra capace di raggiungere la diffusione massiva di altri prodotti “tradizionali” come server software di posta o di collaborazione.

    Chi avesse un account Wave da cui esportare informazioni, dovrebbe leggere il post finale sul blog ufficiale del prodotto, in vista della chiusura definitiva ora stabilita per il prossimo 30 Aprile.

  • Cello Wars

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=BgAlQuqzl8o&w=480]

  • AccaTiEmmeElle quanto?

    Una notizia che ha recentemente fatto scalpore anche sui media generalisti è quella che Adobe ha deciso di abbandonare lo sviluppo della versione per dispositivi mobili di Flash player.
    Non è una novità che questo componente software sia quasi ubiquo sui sistemi desktop, ma fortemente avversato da due importanti attori nel campo mobile come Apple e Microsoft, mentre Google ha sempre fatto un vanto di poter lavorare a stretto contatto con Adobe e RIM aveva rilasciato dichiarazioni simili al lancio di del PlayBook, tanto che questo prodotto ha tra i suoi punti di forza proprio un perfetto supporto di Flash.

    Alcuni analisti hanno commentato che questa potrebbe essere la pietra tombale sopra Flash: eliminarlo dai dispositivi mobili potrebbe significare il primo passo verso la sua eliminazione tout court, prolungando semplicemente l’agonia per le versioni Windows, Linux e MacOS. (altro…)

  • Un https migliore

    Tutti sappiamo che il protocollo https permette ad Alice e Bob di scambiarsi messaggi senza che Charlie, costantemente in ascolto sulla linea, li legga.

    Ogni browser utilizza degli espedienti grafici per indicare che la connessione in corso non è facilmente intercettabile e leggibile.

    Ma c’è un tipo di https che offre una sicurezza maggiore rispetto ad un altro e, per ora, i browser non hanno sistemi di avviso immediatamente riconoscibili per informare l’utente in merito.

    Innanzi tutto, una carrellata su come funziona il protocollo https. I due attori in gioco (Alice e Bob) sono il client (browser dell’utente) e il server. Lo scopo è fare in modo che Charlie non legga i dati che passano in ciascuna delle due direzioni.

    (altro…)

  • Sondaggio

    Sono membro di un panel di indagini demoscopiche; alla fine delle interviste periodiche c’è sempre una domanda leggera che esula dall’indagine.

    L’ultimo sondaggio a cui ho partecipato poco fa aveva questa come domanda finale:

  • Giornalista allo sbaraglio

    Ok, la “caduta di Berlusconi” ti costringe a cercare argomenti diversi e visto che va di moda decidi di fare un pezzo sul mondo dei computer. Già.
    Trovi un articolo in rete, ma non te la senti di tradurlo o di riproporne il concetto di base in maniera fedele, ma decidi di metterci del tuo. Già.
    Peccato che dimostri di non capire molto (per non usare parolacce) di quello che viene detto e… parli del dito invece di parlare della luna.
    Già.

    Il risultato? Un articolo ridicolo e tendezialmente errato. E ti spiego anche il perchè. (altro…)

  • Ma abbiamo veramente bisogno dell’email in azienda?

    E’ di qualche giorno fa la notizia che Thierry Breton, CEO di una delle più grandi società nel mondo dell’IT (la Atos Origin, forse la più grande a livello europeo), ha dichiarato che entro 18 mesi vuole (vorrebbe?) eliminare completamente l’uso dell’email per le comunicazioni interne. Il tutto perchè secondo alcune stime (sue?) lo staff spende settimanalmente tra le 5 e le 20 ore a leggere la posta elettronica e che solo il 10% di questi messaggi sono utili.

    E come dargli torto?

    Secondo Breton  (altro…)

  • Normalizzare i dati

    Sto scrivendo una procedura di gestione la cui base dati verrà convertita da una esistente scritta… in un qualche modo.

    Molto probabilmente la procedura esistente non è stata scritta da un programmatore (è un banale master/detail in Access creato con i wizard), lo si capisce dal fatto che i dati non sono normalizzati.

    Un esempio per tutti. Un campo deve contenere un dato che può assumere quattro valori: generale, locale, locale/generale, blank. Questi sono i valori che mi sono trovato nei campi attuali:

    Generale Locale Locale/Generale
    GEN LOC G/L
    GEN? LO LOC/GE
    G LOCPC L/G
    GE LOCO GEN/LOC
    LO0C
    LOCALE
    LOC.

    Finché il campo ha solamente un valore descrittivo, ogni variante, anche fantasiosa, di una codifica standard potrebbe essere ammessa, in quanto il campo stesso non deve subire nessuna elaborazione.

    Il problema si complica quando, a posteriori, vengono richieste elaborazioni, come contare i record che hanno come valore uno di quei tre gruppi. Se l’input non viene controllato e i dati non sono normalizzati, nell’archivio non avrò delle informazioni, ma solamente un’accozzaglia di valori mal gestiti.

  • Sei la mia rosa poiché le rose mi ricordano sempre di te…

    Vorrei parlare in questa sede di un altro corto geniale e struggente.
    Proviene dalla terra del Sol Levante, dov’è uscito a metà degli anni ’90 e mescola molti temi: futuro, esplorazione spaziale, lirica, ossessione, amore e illusione.
    Il corto in questione è racchiuso con altri due fratelli sotto il nome collettivo di Memories che è un film ma gli episodi sono vedibili singolarmente come corti ed è così che identifico quello di cui parlerò. Qui il link del trailer. Il nome è bellissimo quasi quanto la storia che narra: Magnetic Rose. Il regista è Katsuhiro Otomo che ha scritto la storia originale da cui è tratto Magnetic Rose e il copione degli altri due corti, oltre a dirigere.
    Premessa fondamentale: pur possedendo il DVD di Memories, non sono mai riuscita ad interessarmi alla storia degli altri due corti: Stink Bomb e Cannon Fodder. Ho provato a vederli ma non riuscivo a seguirli forse per lo stacco netto di tema con Magnetic Rose. Quindi se volete cercare e comprare il DVD basandovi su quello che dirò del primo del mazzo e scoprite di ritenerlo un ciofecone, per favore tenete a mente quanto detto. Don’t shoot the messenger!
    Dunque Magnetic Rose. Qui un assaggio della colonna sonora che è meravigliosamente curata a opera di Yoko Kanno che si è occupata delle musiche di altri anime come nel caso di Wolf’s Rain, i Cieli di Escaflowne, Ghost in the Shell e tanti altri. Il motivo per cui ho incluso questo link è che l’elemento musicale è una parte fondamentale di una storia. Non posso dire troppo della trama per non rovinare la visione ma posso dirvi che siamo in un futuro neanche troppo lontano dal nostro (per quanto personalmente penso ci siano delle incongruenze nelle date che vengono menzionate ma questo potrebbe essere dovuto ad un doppiaggio imperfetto) dove un’astronave spazzin- ahem operatrice ecologica (:P), la Corona, riceve un misterioso SOS nelle forma di un’aria di Madame Butterfly, Un bel dì vedremo (cantato da Maria Callas). Per il rispetto delle regole spaziali sul soccorso i nostri sono costretti a investigare questo SOS… un’azione che darà avvio alla storia.
    E’ interessante vedere che, anche se la storia è estremamente breve (mezzora su per giù), c’è una buona caratterizzazione dei personaggi e i dettagli sono molto curati. I personaggi sono pochissimi ma si arriva a preoccuparsi per la loro sorte. Questo è sempre un buon segno di una storia ben raccontata. Considerato che lo script è opera dal compianto Satoshi Kon, maestro di un certo livello (se si vuol ricorrere a un eufemismo alquanto riduttivo) e autore anche del bellissimo film Millenium Actress,  direi che si riconferma una perla d’autore.
    Une delle attrattive di questo corto è che si riesce a mescolare e accostare argomenti ed elementi così disparati come le trine e le tute da esplorazione spaziale ad una storia d’amore che ha come suo elemento portante il rimpianto e l’ossessione, gestiti in un modo tale da compromettere chiunque ne venga in contatto nonostante la verità di un aspetto marcescente sia celato da illusioni e gloria passata. Non è l’unica forma di amore menzionata e questo sarà determinante per la conclusione della storia. Se volete qualcosa di leggero sappiate che qua non si ride. Per quello è più adatto Stink Bomb.
    Quando la storia raggiunge il suo climax con una potentissima versione di Tu Tu Piccolo Iddio, tratto anch’esso da Madame Butterfly, io ho sempre i brividi. Allo stesso modo la coda finale con un malinconico sassofono mi commuove sempre. Un gioiello.

    Godetevelo.

    E non guarderete più le rose con gli stessi occhi…

  • Compromesso l’archivio di Babbo Natale!

    Forse il colpo più sensazionale degli ultimi anni: gli archivi di Babbo Natale sono stati compromessi.

    Il fatto riveste particolare gravità perché i dati riguardano dei minorenni e le loro abitudini, in quanto le liste sarebbero divise tra buoni e cattivi, quindi si tratterebbe di dati sensibili.

    Tra i dati rubati dagli archivi elettronici del Polo Nord ci sono:

    • i nomi e gli indirizzi dei minorenni;
    • il percorso previsto per il prossimo Natale con gli orari dei recapiti;
    • l’elenco dei magazzini di Babbo Natale;
    • l’elenco delle apparizioni di Babbo Natale nei vari negozi e grandi magazzini;
    • l’elenco dei collaboratori di Babbo Natale;
    • i testi delle lettere dei minorenni già ricevute.

    L’analisi della compromissione e le eventuali misure di sicurezza sono già state commissionate ad un gruppo di consulenti della sicurezza informatica. (via AppSecInc)

  • L’importanza di rendere pubbliche le vulnerabilità

    Uno dei temi più dibattuti nel campo della sicurezza è l’opportunità, dopo un ragionevole periodo di tempo non negoziabile da chi è oggetto del problema, di pubblicare le vulnerabilità dei software.

    Come in altre situazioni, ci sono argomenti e singole casistiche pro e contro, ma nella lunga distanza la ragionevolezza suggerisce che sia opportuno pubblicare le vulnerabilità per evitare che chi le debba correggere decida di risparmiare sui costi di correzione, a danno dell’utilizzatore finale.

    Se queste argomentazioni non sono sufficienti, ne espongo di seguito un’altra.

    Ricordate FinFisher?

    (altro…)
  • Concentrato di obsolescenza

    Riordinando librerie e assimilati si trovano due cose in particolare: tanta polvere e tante cose dimenticate.

    In questo periodo di pulizie casalinghe ho trovato tanti di entrambi.

    Un pacchettino di fogli riesce a riassumere il concetto di obsolescenza nel mondo informatico e dintorni.

    La copertina del pacchetto di fogli è qui riprodotta e ricorda tempi, media e abitudini superati.

    Innanzi tutto, le stampanti che usano risme di carta perforata vengono utilizzate sempre meno spesso anche in ambito professionale. Numeri come 80,132, 66 e 72 che prima erano sulla bocca di tutti ora sono sostituiti da 210, 297, A4, A5, 12, 14 eccetera. Prima 6 righe per pollice era praticamente l’unica regola, ora si tende sempre meno a stampare (per fortuna).

    A parte il formato carta, quelle stampanti utilizzavano la rumorosissima tecnologia della stampa ad aghi, i cui comandi variavano da stampante a stampante ed erano raggruppati per famiglie di dialetti (IBM ProPrinter, EPSON, Diablo e tanti altri).

    Le stampanti erano collegate generalmente tramite l’interfaccia parallela, tramite la quale il PC sapeva generalmente ben poco della stampante, a parte le informazioni “sono pronta a stampare” e “ho finito la carta”. Altro che plug’n’play!

    Da ultimo, le agende a sei anelli, che resistono ancora, anche se con le ore contate. Ricordo l’ultima che ho avuto, comperata nel 1999 al MIT, rimasta in fedele servizio per 10 anni e pensionata in favore dell’agenda a rubrica integrate nel telefono. Quell’agenda e tutti i suoi fogli mobili colorati riposano da qualche parte nella libreria. Altra carta risparmiata.