PaperBack

PaperBack è un programma di backup per Windows un po’ inusuale.

Questo software converte un file in uno schema di pixel monocromatici come quelli riportato a fianco.

È possibile selezionare la densità, la dimensione e la ridondanza dello schema di pixel che viene stampato per adattare il risultato alla tecnologia di stampa utilizzata.

Con una stampante a 600 dpi si possono salvare 500.000 byte di dati su un singolo foglio A4; se si decide di utilizzare una stampante a getto d’inchiostro è bene ridurre la densità dei pixel.

Le stampe di PaperBack possono essere lette con uno scanner e date in pasto al programma per essere riconvertite in un file.

Il programma è completamente gratuito e open source, quindi è possibile analizzare il tipo di algoritmo utilizzato per la codifica dei dati.

Laser unprinter

Tutti sappiamo come funziona il processo xerografico di stampa a laser.

All’Università di Cambridge hanno scoperto un sistema di rimozione del toner dalla carta (link paywalled).

Il metodo, per ora sperimentale, consiste nel colpire le particelle di toner con degli impulsi di laser verde della durata di qualche picosecondo e rimuoverle per ablazione. Gli esperimenti hanno rivelato che la lunghezza d’onda ideale per questo tipo di procedura sarebbe un laser verde, che viene assorbito dal toner ma non dalla cellulosa.

Se una tecnologia di questo tipo dovesse raggiungere il mercato, sarebbero possibili notevoli risparmi in quanto la carta potrebbe essere riutilizzata anziché riciclata. (via ExtremeTech)

Concentrato di obsolescenza

Riordinando librerie e assimilati si trovano due cose in particolare: tanta polvere e tante cose dimenticate.

In questo periodo di pulizie casalinghe ho trovato tanti di entrambi.

Un pacchettino di fogli riesce a riassumere il concetto di obsolescenza nel mondo informatico e dintorni.

La copertina del pacchetto di fogli è qui riprodotta e ricorda tempi, media e abitudini superati.

Innanzi tutto, le stampanti che usano risme di carta perforata vengono utilizzate sempre meno spesso anche in ambito professionale. Numeri come 80,132, 66 e 72 che prima erano sulla bocca di tutti ora sono sostituiti da 210, 297, A4, A5, 12, 14 eccetera. Prima 6 righe per pollice era praticamente l’unica regola, ora si tende sempre meno a stampare (per fortuna).

A parte il formato carta, quelle stampanti utilizzavano la rumorosissima tecnologia della stampa ad aghi, i cui comandi variavano da stampante a stampante ed erano raggruppati per famiglie di dialetti (IBM ProPrinter, EPSON, Diablo e tanti altri).

Le stampanti erano collegate generalmente tramite l’interfaccia parallela, tramite la quale il PC sapeva generalmente ben poco della stampante, a parte le informazioni “sono pronta a stampare” e “ho finito la carta”. Altro che plug’n’play!

Da ultimo, le agende a sei anelli, che resistono ancora, anche se con le ore contate. Ricordo l’ultima che ho avuto, comperata nel 1999 al MIT, rimasta in fedele servizio per 10 anni e pensionata in favore dell’agenda a rubrica integrate nel telefono. Quell’agenda e tutti i suoi fogli mobili colorati riposano da qualche parte nella libreria. Altra carta risparmiata.