Da Galaxy S a Galaxy S II

Articolo pubblicato contemporaneamente sul mio blog personale
stefanopetroni.wordpress.com

Non sono una persona che cambia cellulare spesso, per me non è uno status simbol ma uno strumento di lavoro e come tale deve durare almeno tre o quattro anni. Questo è quello che pensavo quando l’anno scorso mi sono fatto regalare dai miei amici per il mio compleanno il Samsung Galaxy S. E devo dire che in questi 16 mesi di soddisfazioni me ne ha date tante, aumentando la mia produttività. Uno smartphone ti risolve problemi che prima non pensavi di avere (o che magari non avevi prima di avere uno smarphone :-D).

E’ arrivato però il momento di rinnovare i contratti con il gestore di telefonia mobile dell’azienda per cui lavoro e come incentivo il gestore ci ha dato un nuovo fiammante Samsung Galaxy S II. Leggi tutto “Da Galaxy S a Galaxy S II”

Google Sky Map diventa open source

Google ha deciso di donare Sky Map all’open source.

Sky Map è un’applicazione per Android che permette, tra le altre cose, di riconoscere le stelle puntandole con il dispositivo o di cercare la loro posizione in maniera semplice.

L’applicazione era nata nel 2009 negli uffici di Pittsburgh ad opera di un gruppo di dipendenti di Google appassionati di astronomia che hanno utilizzato il 20% del loro tempo per creare questo programma.

Da oggi Sky Map è open source; Google sta collaborando con la Carnegie Mellon University per ampliare le funzionalità del programma e saranno gli stessi studenti ad implementare le nuove funzionalità.

L’onda anomala

Ultimamente su SiamoGeek si è parlato di Google Wave, anche se in maniera collaterale.
Ho preso spunto da lì per scrivere un post, probabilmente conclusivo, su quell’esperienza.
Per chi non conoscesse lo strumento, si tratta (e forse fra poco scriveremo trattava) di una piattaforma di collaborazione e comunicazione online inizialmente lanciata durante il Google I/O del 2009 come una rivoluzione nel modo di scambiarsi informazioni. Personalmente ne ero rimasto veramente colpito e per alcuni mesi l’ho anche potuto usare grazie alla beta pubblica proposta da Google sui suoi server.

Sfortunatamente Wave non ha raggiunto lo status di prodotto di massa come, ad esempio, GMail, probabilmente anche per colpa di poca attenzione da parte delle stesso team in Google che pare non averci creduto troppo fin dai primi mesi di vita. In sostanza il prodotto non esisterà più come piattaforma stand-alone, ma è stata ceduta alla Apache Foundation che pare interessata più che altro a farne un prodotto server, denominato appunto Wave in a Box.
Quanta fortuna potrà avere questo prodotto non è possibile dirlo ora, anche se non sembra capace di raggiungere la diffusione massiva di altri prodotti “tradizionali” come server software di posta o di collaborazione.

Chi avesse un account Wave da cui esportare informazioni, dovrebbe leggere il post finale sul blog ufficiale del prodotto, in vista della chiusura definitiva ora stabilita per il prossimo 30 Aprile.

Non c’è più il più

Google ha tolto l’operatore + dalla sintassi delle ricerche.

Fino a circa la metà del 2010 Google mostrava per default i risultati che contenevano tutte le parole specificate nel campo di ricerca; in seguito ha cambiato questo comportamento e ora si basa su algoritmi suoi per mostrare le pagine secondo un certo ordine.

Fino a ieri l’operatore unario + serviva ad indicare che la parola seguente doveva apparire per forza nella pagina che si stava cercando.

Da oggi per ottenere questo risultato bisogna mettere la parola tra doppi apici, come specificato quando si usa ancora il +.

Se si mischia l’operatore + con le parole singole include in doppi apici non viene mostrato alcun messaggio di avviso.

Questa è molto probabilmente una decisione legata al nome del servizio Google+ i cui risultati sembra che lascino un po’ a desiderare… (via Mikko Hypponen)

Vittoria di Pirro

LA VENDETTA DELLE PROSTITUTEL’analogia tra un episodio che ha coinvolto la stampa belga e il fatto storico è più che mai adatta.

Nel 2006 Copiepresse ha trascinato Google in tribunale sostenendo che l’attività di Google News violava il diritto d’autore di alcuni giornali.

Nel maggio 2011 la sentenza passa in giudicato e Google viene obbligato a rimuovere ogni link ai giornali che hanno fatto causa.

Il motore di ricerca ottempera alla direttiva della corte, ma subito dopo i giornali parlano di comportamento vendicativo.

Ieri i giornali in questione hanno concesso il permesso a Google di reintegrare i contenuti nel motore di ricerca.

Una vicenda che si commenta da sola.

La nuova sfida di Google

Google non si ferma mai, nemmeno davanti a pietre miliari del web come lo standard di compressione definito dal Joint Photographic Expert Group (si, parlo proprio del JPEG), ideando il WebP, un nuovo metodo di compressione , anch’esso “lossy” (ossia con perdita di informazioni), ma che, a detta di Google, dovrebbe garantire, a parità di qualità, un incremento di compressione di circa il 39%.

Personalmente sono più che convinto che Google non riuscirà a soppiantare facilmente un sistema di compressione così diffuso, come il JPEG, ma devo ammettere che le premesse ci sono, anche se sarà ovviamente il tempo (e la capacità di Google) a dare la risposta a questo dubbio.

A breve ‘weppy‘ (questa è la pronuncia) dovrebbe essere integrato in Chrome ed avendo rilasciato tutto il sistema come Open Source Google sperando nel supporto della community. Per ora sono disponibili i sorgenti e una versione precompilata per Linux 64bit. Sicuramente a breve verrà rilasciato qualcosa per Windows.

Nel frattempo bisogna fidarsi di Google e vedere qualche esempio di WebP… attraverso il vecchio formato PNG.

Google URL Shortener… ne avevamo bisogno?

Sono un ‘fan’ di Google anche di alcuni dei loro fallimenti (Google Wave, ad esempio, non sarebbe stata una cattiva idea se fosse stato lanciato e diffuso non come il rivale di Facebook, ma per ben altri scopi), ma in questo caso mi chiedo se sia veramente necessario rendere ufficialmente pubblico il loro “Goo.gl URL Shortener“, in funzione da circa un annetto: non ce ne sono abbastanza… forse anche troppi?

Ovviamente secondo Google la risposta è si. Secondo loro, infatti “With goo.gl, every time you shorten a URL, you know it will work, it will work fast, and it will keep working” ma, soprattutto, “when you click a goo.gl shortened URL, you’re protected against malware, phishing and spam” che credo sia uno dei punti su cui contano di più per la diffusione di quest’oggettillo.

QRCode, prestazioni e statistiche a parte (non credo siano in tanti a leggere le statistiche dei loro shortened url) il tempo darà ragione (o meno) a Google.

E nel frattempo, ecco un test 🙂

Google Blacklist – Le parole che non piacciono a Google Instant

Avevo già notato che su Google Instant, a volte mettendo delle parole la visualizzazione dei risultati si interrompe bruscamente. Questo articolo pubblicato da 2006.com elenca alcune delle parole inglesi che sono bloccate da Google Instant.

Questo non significa che non si possono fare ricerche mettendole come parole chiave, bisognerà solo premere esplicitamente il pulsante per ottenere i risultati. Il perché è ovvio, porterebbero a risultati che potrebbero essere controversi, non adatti ai minori o comunque ritenuti offensivi quindi Google si tutela dalle possibili polemiche.

Possibili siti in cima alle ricerche di Google

Appena dopo l’introduzione di Google Instant, Stefano aveva elencato l’abbecedario di Google.

Questa mattina per sbaglio ho iniziato a scrivere l’indirizzo di un sito nel campo di ricerca della home page del motore.

Digitando www, questi sono i risultati di Google Instant italiano:

  • www.facebook.com
  • www.libero.it
  • www.inps.it
  • www.youtube.com
  • www.yahoo.it
  • www.meteo.it
  • www.virgilio.it
  • www.subito.it
  • www.ilmeteo.it
  • www.poste.it

Mentre con il profilo configurato per la lingua inglese il risultato è:

  • www.facebook.com
  • www.yahoo.com
  • www.hotmail.com
  • www.youtube.com
  • www.gmail.com
  • www.aol.com
  • www.yahoomail.com
  • www.myspace.com
  • www.msn.com
  • www.chase.com

Da notare che entrambe le prove sono state fatte senza effettuare il login con un profilo. Se entro con uno dei miei profili configurato per la lingua inglese il risultato è più esiguo:

  • www.facebook.com
  • www.yahoo.com
  • www.youtube.com
  • www.aol.com

A Google Translate non piace Simona…

Questo è l’ultimo post che ho scritto nel mio blog, ma visto che ancora “funziona” e che è una cosa divertente e da geek, voglio riproporla anche qui.

1) Andate sulla pagina “iniziale” di Google Translate, all’indirizzo http://www.google.com/language_tools;
2) nel box “Translate Text” scrivete “Grazie mille, Marco & Simona“;
3) scegliete come lingue “Italian” e “English” (ossia dall’italiano all’inglese);
4) premete “Tranlate“.
Sulla pagina risultante la traduzione risulterà quasi corretto, ossia “Thank you, Mark & Simona” (certo, si può disquisire sul perchè ha deciso di tradurre il nome Marco, ma per questa prova va bene lo stesso).

5) Ora  sostituite la “&” con una “e” nel testo originale in modo da trasformalo in “Grazie mille, Marco e Simona“. Quindi premete nuovamente il bottone “Translate“….
Il testo in basso cambierà e Simona, magicamente, diventerà “Barbara“.

6) Ma non basta. Sempre si trova il testo orginale, aggiungete un punto esclamativo (“!“), trasformandolo così in “Grazie mille, Marco e Simona!” e premete nuovamente “Translate“…
E in questa nuova versione del testo tradotto Simona si trasformerà in “Monica“.

“Simona” di tutto il mondo, non scoraggiatevi. Togliete la virgola e il vostro nome riapparirà immediatamente. E, anche qui, ripropongo lo stessa domanda che ho posto nel post originale… qualcuno mi può spiegare che cavolo succede?

L’abbecedario di Google

Google InstantCome già segnalato da Luigi, Google ha alzato il sipario su Instant Search promettendo ricerche Internet più veloci.

Google in pratica cerca di “prevedere” le richieste dell’utente mano a mano che questo digita il testo nella casella di ricerca. Dopo che Eric Schmidt (A.D. di Google) aveva anticipato via Twitter che “I predict big things happening today at Google. We’re already fast.. fast is about to get faster“, la comunità virtuale attendeva, con la trepidazione generalmente riservata agli annunci della rivale Apple, l’innovazione svelata al Museo di Arte Moderna di San Francisco.

Google Instant verrà reso disponibile gradualmente nel corso dei prossimi giorni agli utenti che hanno eseguito l’accesso a un account Google. Sul mio account è stato attivato ed ho cominciato a sperimentare.

I risultati delle ricerche di Google sono sempre stati personalizzati in base alla nazione in cui ci si trova e la lingua in cui si utilizza il servizio. Probabilmente anche in base ai siti che vengono visitati e le ricerche precedenti effettuate. Se poi avete un Google Account (e per usare Instant al momento è obbligatorio) siete ancora più profilati. A tutto ciò ovviamente si aggiunge qualche algoritmo segreto di BigG basato (probabilmente) su quelli che sono i termini più usati dalla gente per fare le proprie ricerche.

Quando ho cominciato a digitare la prima lettera nella casella di ricerca è apparsa subito una parola e la ricerca in base a quel termine. Subito ho cancellato e scritto un’altra lettera per vedere il risultato. E’ scattata subito la curiosità di vedere quale fosse l’abbecedario di Google (basato sul mio profilo evidentemente).

Questo è il risultato: Leggi tutto “L’abbecedario di Google”

Google Instant

La versione inglese di Google ha attivato Google Instant.

La funzione visualizza i risultati della ricerca man mano che vengono digitate le lettere della frase da cercare

Per ora la nuova feature funziona solamente nella versione inglese e sugli account registrati.

Immaginate solo la potenza di calcolo e di storage che ci sta dietro…

Cisco potrebbe fare un’offerta per Skype

Skype sta per fare una IPO per quotarsi in borsa, ma è possibile che l’iniziativa non sia necessaria.

Cisco, infatti sarebbe interessata e potrebbe acquisire Skype prima che inizi la IPO.

Skype ha alcuni asset che fanno gola a chi ha liquidità da investire.

Innanzi tutto si tratta di un brand molto popolare con una base di 560 milioni di utenti registrati, che non corrispondono certo ad altrettanti utenti attivi, ma il numero è senza dubbio elevato, sebbene questi siano beni un po’ eterei, direi quasi da dot-COM.

In seconda istanza, c’è una indubbia tecnologia che funziona tutti i giorni e consente di effettuare chiamate audio e/o video senza costi aggiuntivi rispetto alla linea di connessione a Internet. La tecnologia è ben congegnata perché riesce anche ad attraversare i proxy e non è facile da filtrare. Esistono client di Skype per molte piattaforme, incluse quelle mobili.

Ultimo ma non ultimo, nel primo semestre di quest’anno Skype ha fatturato 406 milioni di dollari facendo pagare solamente l’accesso alle linee di terra a soli otto milioni dei suoi utenti. Il nuovo proprietario potrebbe decidere di far pagare alcuni servizi online come, per esempio, la connessione video ad alta qualità.

Secondo alcune fonti, Skype varrebbe 5 miliardi di dollari e le eventuali trattative partirebbero da questa cifra.

Anche Google sarebbe stata interessata all’acquisto, ma avrebbe desistito per evitare problemi di antitrust.

Oracle vs. Google – Android viola brevetti di Java

Oracle vs. Google
Oracle vs. Google

Oracle giovedì ha denunciato Google presso la corte federale della California, reclamando la violazione di sette brevetti e copyright relativi a Java su Android.

Oracle ha ottenuto Java (assieme a MySQL ed OpenOffice) acquistando per 5.6 miliardi di dollari Sun Microsystems all’inizio di quest’anno. Un acquisizione che aveva suscitato più di un dubbio nella comunità open source / free software. Piano piano Oracle sta mostrando le sue vere intenzioni con i fatti e con un colpo solo potrebbe annientare anni di progressi.

Oracle con la denuncia ha chiesto la distruzione o almeno il ritiro di tutti i dispositivi mobili che utilizzano Android che per Google sarebbe un danno incalcolabile. Secondo recenti analisi la quota di mercato di Android è salita dall’1,8% del secondo trimestre dello scorso anno al 17.2% nello stesso periodo di quest’anno superando iOS di Apple e posizionando Google Android al trezo posto dietro Symbian e RIM (Blackberry).

La questione non riguarda solo Google ma coinvolge anche Motorola, HTC, Sony, Dell e tutti quelli che hanno prodotto oppure hanno in programma un dispositivo basato su Android.

Prepariamo i popcorn.

(via MarketWatch)

Save Google Wave!

Save Google Wave!
Save Google Wave!

Internet è così… non fai a tempo ad annunciare che vuoi chiudere un sito o un progetto che subito arriva chi lo vuole salvare.

Se siete tra quelli che non possono fare a meno di  Google Wave, ecco per voi il movimento “Save Google Wave!“.

Oltre al sito è a vostra disposizione anche l’immancabile account Twitter per essere aggiornati sulle ultime novità.

Io personalmente dopo averlo provato sono rimasto deluso e sconcertato. Un lancio pompatissimo che faceva aspettare miracoli ma nessuno che spigava cos’era e a che serve. Infatti dopo averci giocato un po’ il mio account è rimasto inutilizzato.

Siete anche voi tra quelli che vorrebbero dare una seconda chance a Google Wave? Raccontateci nei commenti perché e che tipo di uso ne fate.