L’abbecedario di Google (2016)

Circa sei anni dopo l’analisi di Stefano, ecco un nuovo abbecedario di Google.

Questa analisi è stata compiuta con un Chrome in modalità incognito su un sistema Linux in lingua inglese premendo un solo carattere. Di seguito sono elencati i quattro risultati proposti da Google. Leggi tutto “L’abbecedario di Google (2016)”

Cicero pro domo sua

La recente storia di FBI contro Apple per lo sblocco di un iPhone e la causa di Microsoft contro il Dipartimento della Giustiza americano [PDF, il link potrebbe avere inspiegabili problemi con Chrome] hanno qualcosa in comune.

E, no, quel qualcosa non sono i vostri interessi. Leggi tutto “Cicero pro domo sua”

Google si “Starwarsizza”

Il 14 dicembre 2015 (negli USA, il 16 in Italia) si avvicina e anche Google si diverte a proporre un simpatico “easter egg” legato alla Star Wars saga.

Andate su Google e e digitate la frase iniziale dell’Episodio IV… in italiano o in inglese e ammirate il risultato… Leggi tutto “Google si “Starwarsizza””

Stop a Flash dal 1 settembre

Da primo di settembre verranno piantati altri due chiodi sulla bara di Flash.

Da quel giorno Amazon non accetterà più inserzioni realizzate con quella piattaforma. La motivazione citata sono le impostazioni introdotte nei maggiori browser per limitare l’avvio automatico delle animazioni Flash, che sono una vera rottura di scatole, specialmente quelle multimediali. Leggi tutto “Stop a Flash dal 1 settembre”

Informarsi prima… no?

Sono circa le sette di un normale lunedì, sono sulla strada del ritorno a casa e come faccio quasi sempre quando sono in Italia ascolto il GR di Radio 24. La voce principale di questa edizione è quella di Alesso Maurizi che, come sempre, inzia con la lettura dei titoli. Dopo quello ovvio sulla situazione in Grecia, il secondo parla di Uber. Ma qualcosa Leggi tutto “Informarsi prima… no?”

Grazie a Google sul traffico do ragione a Cruciani.

A Giuseppe Cruciani, conduttore de La Zanzara” su Radio 24, non credo piacciano le “notizie sul traffico” visto e considerato che spesso “lancia” quello spazio utilizzando registrazioni come quella di Giuliano Ferrara (“le strade in diretta saranno anche utili ma sono una boiata pazzesca, una cosa di una noia bestiale…eliminatele“) o quello dello stesso Cruciani (che con voce implorante ripete “mamma mia il traffico no, vi prego, il traffico no“).
Nota: entrambi questi lanci li potete trovare in fondo al post.

Ma la verità è che in fondo sia Cruciani che Ferrara non hanno assolutamente torto, anzi. Leggi tutto “Grazie a Google sul traffico do ragione a Cruciani.”

Uno step fisico

Sull’utilità dell’utilizzo di verifica a due fattori per le password di accesso ai servizi abbiamo già discusso innumerevoli volte.
Reimpostare una password, in molti casi, si rivela fin troppo semplice e un attacker che dovesse riuscire ad accedere all’indirizzo email di un utente, potrebbe potenzialmente compromettere molti, se non tutti, i suoi account. L’autenticazione a due fattori permetti di combinare una seconda informazione con la password in modo da rendere tentativi di attacco più difficili.
Tipicamente, una autenticazione a due fattori potrebbe essere realizzata combinando una password con un codice usa e getta inviato via SMS oppure generato da una app installata sullo smartphone.

Qualche organizzazione, tipicamente banche, usano già da qualche anno quelli che si definiscono disconnected tokens ovvero piccoli dispositivi elettronici che forniscono codici usa e getta su un display, normalmente usando una modalità time-based basata su un oscillatore al quarzo integrato (la pagina Multi-factor authentication sulla Wikipedia è molto esaustiva e interessante da leggere a questo proposito).
Una notizia più recente è invece la possibilità di utilizzare l’autenticazione a due fattori di Google con un token fisico non proprietario e con Chrome. Leggi tutto “Uno step fisico”

Chrome stabile a 64bit

Google ChromeLa versione 37 per Windows di Google Chrome a 64 bit è ora dichiarata stabile.

Da questa versione, quindi, è possibile utilizzare il browser su una versione di Windows supportata a 64 bit.

Il passaggio alla versione a 64 bit comporta molti benefici, tra cui una maggiore velocità nella visualizzazione delle pagine e dei contenuti multimediali. Naturalmente ci sono anche dei benefici legati alla sicurezza: il codice a 64 bit riesce ad implementare meglio alcune contromisure codificate nel browser.

In questa versione non sono più supportate le NPAPI, le API per i plugin introdotte da Netscape Navigator 2.0, che sono oramai passate alla storia e non sono comunque supportate dai dispositivi mobili.

L’installazione della versione a 64 bit è per il momento opzionale e quella a 32 bit verrà ancora supportata per lungo tempo.

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Il provider non è responsabile per i reati commessi dagli utenti

GoogleNel novembre 2006 la polizia postale contestava a Google il reato di violazione della privacy perché un utente aveva caricato un video su YouTube che ritraeva un minore disabile malmenato.

La contestazione di per sé poteva sembrare strana a chi conosce come funziona il sistema, ma in primo grado i giudici avevano condannato David Carl Drummond (presidente del CDA di Google Italia all’epoca dei fatti), George De Los Reyes (membro del CDA di Google Italia all’epoca dei fatti) e Peter Fleischer (responsabile delle strategie sulla privacy per l’Europa di Google) a sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena.

Mountain View aveva deciso di appellare e in seconda istanza il provider era stato ritenuto non colpevole.

La polizia postale aveva deciso di ricorrere in Cassazione (nel frattempo la famiglia del disabile aveva ritirato la querela) in quanto sosteneva che i provider avrebbero dovuto mettere in campo strumenti di monitoraggio preventivo. Ieri i giudici di piazza Cavour hanno dato definitivamente ragione a Google. Leggi tutto “Il provider non è responsabile per i reati commessi dagli utenti”

Motorola, Google e i brevetti

Nel 2011 Google aveva acquisito Motorola per 12,4 miliardi di dollari.

La mossa aveva fatto alzare non poche sopracciglia, dal momento che Google rischiava di entrare in concorrenza con alcuni suoi clienti (tra cui HTC e Samsung) nel campo della produzione di hardware per telefonia mobile.

Dopo due anni e mezzo BigG rivende Motorola a Lenovo per 2,91 miliardi, una settimana dopo che Lenovo si era aggiudicata la fascia x86 dei server IBM per 2,3 miliardi di dollari.

E gli altri 9,49 miliardi?

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È una questione di cultura, non di età

SorvegliaPaolo ha ben commentato il mito della competenza informatica delle nuove generazioni, oggi ho avuto una prova in prima persona.

Il fornitore porta da un cliente una stampante multifuzione ricondizionata. La configuriamo, la provo e la scheda di rete risulta guasta. Purtroppo per cambiare la scheda di rete bisogna cambiare la board che contiene tutta la logica di I/O (l’altra board contiene la logica di controllo della multifunzione), il fornitore si scusa e promette di tornare più tardi.

Dopo pranzo si presenta un tecnico (anagraficamente più giovane di me) che sostituisce la board con la giusta perizia.

Accendiamo la multifuzione e appare un codice d’errore sul display. Il tecnico presume un errore di collegamento di uno tra la dozzina di cavi. Stacca e riattacca tutte le connessioni, ma la multifuzione continua testardamente a mostrare il medesimo codice di errore all’accensione.

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Punti di vista – I Chindōgu

Siamo diventati troppo tecnologici o troppo pigri? Sia come sia, trovo che questa sia una genialata e permette anche di ovviare all’acquisto di un guanto di coppia 😀

Fonte

E’ molto che non posto ma mi piace iniziare il 2014 con una di quei gadget che sono assolutamente inutili al di fuori della specifica funzione per cui sono stati creati. I Giapponesi ne hanno fatto un’arte: si chiamano Chindōgu e gli esempi più classici si sono visti decine di volte in rete.
Stando a Wikipedia i Chindōgu devono avere specifiche caratteristiche:
“1. un chindōgu non può avere un utilizzo reale;
2. un chindōgu deve esistere fisicamente;
3. in ogni chindōgu è insito uno spirito di anarchia;
4. i chindōgu sono strumenti per la vita quotidiana;
5. i chindōgu non sono in vendita;
6. l’umorismo non dev’essere la sola ragione per creare un chindōgu;
7. il chindōgu non è pubblicitario;
8. i chindōgu non trattano mai temi scabrosi;
9. il chindōgu non si può brevettare;
10. i chindōgu non hanno pregiudizi.”

A seguire alcuni dei miei preferiti (e che userei… se sapessi dove comprarli!!): Leggi tutto “Punti di vista – I Chindōgu”

Malware su PHP.NET?

Da questa mattina verso le 10:00 Google Safe Brosing ha considerato PHP.NET un sito pericoloso, provocando una ridda di commenti sagaci su Twitter.

La diagnostica si Google parla di malware riferito ai nomi a dominio cobbcountybankruptcylawyer.com, stephaniemari.com e northgadui.com e indica stephaniemari.com, northgadui.com e satnavreviewed.co.uk tra gli intermediari per la distribuzione del malware.

La stessa diagnostica citava l’AS36752 tra gli Autonomous System interessati, che è quello che annuncia anche il blocco 69.147.80.0/20 a cui appartiene l’IP 69.147.83.199 di www.php.net

Per ora tutti gli sviluppatori che non ricordano l’ordine dei parametri delle funzioni di PHP non hanno altra alternativa che utilizzare la documentazione offline o qualche mirror non ufficiale.

Agiornamento 13:30 – Hannes Magnusson ha detto che il sito di PHP non contiene malware e ha richiesto la rimozione dalla blacklist.

Agiornamento 15:30 – Il sito è tornato accessibile anche a chi utilizza i filtri di Google Safe Browsing. Il contenuto del file principale scaricato con wget differisce rispetto a quello di questa mattina solamente per quanto riguarda la data di ultimo aggiornamento

In principio era AltaVista…

Ho cominciato a lavorare con Internet nel 1994.

Quando portavi Internet ai clienti, configuravi il modem e il PPP e alla fine, se tutto andava bene, eri connesso a Internet. La prima domanda che la persona che avevi davanti ti faceva era “e adesso?”

Bella domanda.

Ricordo di aver creato anche una pagina in cui elencavo (e per un po’ di tempo tenevo aggiornati) i siti più interessanti da visitare, per dare ai clienti una sorta di “menu principale” da cui partire (anni dopo si sarebbero chiamati portali).

In quegli anni la Digital stava esalando i suoi ultimi respiri e, in una sorta di canto del cigno, aveva creato AltaVista, che sarebbe diventato il primo motore di ricerca famoso;  non il primo in assoluto, primato che spetta a Lycos. Lo scopo di Digital era di dimostrare la capacità di storage e di calcolo dei suoi computer, il risultato per tutti è che finalmente c’era un posto in cui cercare le informazioni. Il sistema era molto grezzo e si basava inizialmente sulla pura indicizzazione dei testi delle pagine HTML. Ben presto il metodo dimostrò i propri limiti, tra i quali il livello di attaccabilità da parte di spammer di nomi (poi si sarebbero chiamati esperti di SEO, ma è un’altra storia).

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Restano i punti nei nomi a dominio

ICANN ha deciso che per ora i cosiddetti dotless domain names sono vietati.

dotless domain names (strano che nessuno abbia ancora iniziato a chiamarli DDN) sono quei nomi a dominio che non contengono alcun punto separatore, ad esempio http://pippo

La proposta era stata avanzata da Google per poter avere un nome a dominio search in modo tale che gli utenti potessero scrivere http://search per accedere alle funzioni di ricerca.

Per esperienza diretta posso dire che, almeno fino a qualche anno fa, Microsoft USA (non so se valeva per il resto del mondo) al suo interno utilizzava dei dotless domain names per la intranet (ovviamente con IIS+SharePoint).

Proprio l’utilizzo di nomi senza punto all’interno delle aziende è una delle argomentazioni contrarie all’utilizzo dei dotless domain names sostenute da una ricerca commissionata da ICANN [PDF]. Il rischio che ci sia sovrapposizione tra qualche nome a dominio senza punto (magari creato ad arte) e dei server nelle intranet aziendali è molto elevato al punto tale da non giustificare il via libera di ICANN.

Purtroppo i rischi di sicurezza non sono legati solamente ai dotless domain names perché ICANN ha approvato da poco i primi gTLD, che, per giunta, non sono scritti in alfabeto latino:

  • .شبكة (Web in arabo)
  • .游戏 (Gioco in cinese)
  • .онлайн (Online in russo)
  • .сайт (Sito Web in russo)

Associare il profilo Google+ di un autore ad un articolo di WordPress

È possibile associare un profilo Google+ ad un utente di un blog di WordPress per fare in modo che tutti gli articoli scritti da quell’utente siano riconducibili al profilo Google+.

Per completare questa procedura sono necessari:

  • un account Google+
  • un blog gestito da WordPress
  • la possibilità di installare plugin

Leggi tutto “Associare il profilo Google+ di un autore ad un articolo di WordPress”

Primo arresto ripreso con Google Glass

In sé non è nulla di particolare: una normale scena di zuffa e arresto in una zona dove, probabilmente, ce ne sono molte in una sera.

Questa però è stata ripresa con Google Glass, che per le riprese non è nemmeno quello una novità (cercate su Google “occhiali spia”), tranne per il fatto che è un dispositivo online.

Anni fa si diceva che aver abilitato la mail (prima), le fotocamere (poi) e le telecamere (per ultime) sui cellulari avrebbe cambiato il modo di raccontare i fatti, cosa che è puntualmente successa da quando è stato semplice pubblicare su Internet questi contenuti in tempo quasi reale.

Il wearable computer potrebbe spingere ulteriormente in là questa frontiera.

I/O 2013

Per chi si fosse perso l’evento, questa settimana dal 15 al 17 si è tenuta l’edizione 2013 del Google I/O.
Si tratta della conferenza denominata appunto “Innovation in the Open”, dedicata agli sviluppatori interessati alle tecnologie di Google e Android.

Un po’ come le presentazioni dei prodotti Apple, la I/O è una conferenza sempre piuttosto interessante per gli argomenti discussi. A volte presenta buchi nell’acqua clamorosi – come il quasi defunto Google Wave, appunto presentato qui nel 2009 – ma è sempre un importante forum di discussione nel campo della tecnologia IT a cui vale la pena prestare attenzione.

Per chi non si fosse interessato alla conferenza in diretta, segnalo qui di seguito qualche link utile.
La pagina ufficiale dell’evento è https://developers.google.com/events/io/ mentre TechRadar ci presenta un esaustivo post riassuntivo sulle novità, con link a dettagli per ogni argomento.
Qui di seguito incorporo il video del keynote di apertura.