Il business della pubblicità online

Charles Ponzi (foto del Governo USA)

Hung Truong fa un’interessante riflessione nel suo blog sul modello di business di alcuni sistemi di pubblicità online, alcuni dei quali rischiano di diventare dei pericolosi schemi multilivello di Ponzi.

Un esempio interessante è il caso di Yahoo! alla fine del secolo scorso. La società macinava guadagni, era in crescita e investiva in molte startup del mondo Internet, le quali utilizzavano parte del denaro che ricevevano per acquistare spazi pubblicitari da Yahoo!, la qual cosa faceva aumentare gli introiti pubblicitari della compagnia…

Questo rischio, è evidente, si corre quando ci si trova in sistemi chiusi o simil-monopolistici come quello citato in cui c’è un solo attore che dialoga con i clienti. La situazione non viene certo migliorata da una sorta di schizofrenia a cui possono andare incontro alcune grandi società che lavorano con la tecnologia. Nel caso di Yahoo!, la compagnia si autodefiniva una media company, ma in realtà la maggior parte della forza lavoro impiegata era legata allo sviluppo del software.

Il business della pubblicità online è allettante e seducente, ma, se viene condotto senza un controllo terzo, potrebbe portare a conseguenze poco simpatiche, che abbiamo già visto una decina d’anni fa.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

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