Ore estive e invernali

In questo periodo si parla di ora estiva e invernale al di fuori dei due canonici periodi dell’anno, che per l’Italia sono l’ultimo weekend di ottobre e l’ultimo weekend di marzo.

Cerchiamo di capire il concetto di ora locale e poi ci allarghiamo.

Di seguito vengono fatti alcuni arrotondamenti di comodo per rendere il discorso meno complesso: i movimenti della Terra vengono considerati costanti e con valori interi e non vengono tenuti in considerazione altri fattori esterni.

Per quanto segue si considerano questi arrotondamenti: la Terra si muove attorno al proprio asse in 24 ore; un giorno è formato da 24 ore; il giorno è il periodo di tempo che trascorre tra due culminazioni del sole in un punto dato della Terra.

In ogni punto della Terra possiamo stabilire l’ora locale partendo da mezzogiorno (momento del dì in cui il sole è al culmine, ovvero più vicino allo zenit).

Per convenzione e comodità la Terra è stata divisa in 24 spicchi di 15 gradi ciascuno (360 / 24 = 15) chiamati fusi orari. Per convenzione, il fuso orario di riferimento è quello che ha al proprio centro il meridiano che passa per Greenwich.

Ovviamente i confini nazionali e la forma delle terre emerse fanno sì che i confini dei fusi orari non siano esattamente allineati ai meridiani, ma vengano un pochino deformati.

La politica e le relazioni internazionali deformano ulteriormente i confini tra i fusi orari con conseguenze notevoli, tra cui possiamo citare la Francia che è sud del Regno Unito (il meridiano di Greenwich passa non distante da Le Mans) ma ha lo stesso orario di Roma e Berlino; idem dicasi per la Spagna, che si trova ad ovest della Francia.

Vale la pena di ricordare che la suddivisione del giorno in 24 ore e l’adozione di un sistema di riferimento nel contesto dei fusi orari sono delle pure convenzioni.

Tutto il mondo potrebbe, ad esempio, utilizzare un singolo orario di riferimento cambiando gli orari delle attività locali. Dite che è una fesseria? Provate d’estate ad andare a cena in un paese delle Alpi dopo le 21:00 e provate ad andare a cena in un luogo della Puglia prima delle 21:00. Eppure siamo in Italia, nello stesso fuso orario. Quello che cambia sono le abitudini locali o le abitudini delle persone (d’estate in Grecia solo i Tedeschi cenano alle 19:00, ma loro cenano alle 19:00 comunque).

Volendo ulteriormente complicarci la vita, si potrebbe adottare il Sistema Internazionale e contare il tempo in multipli di secondi: un giorno sarebbero 86,4 ks; «ci vediamo tra un’oretta» diventerebbe «ci vediamo tra tre chilosecondi e mezzo».

Ma come mai è stata introdotta l’ora estiva (non me ne vogliate, non mi piace chiamarla legale perché è una fesseria italiana di politichese-burocratese)?

Quando prevaleva la produzione industriale e quando la maggior parte dei lavoratori operava con orari pressoché in sincrono (ovvero tutti avevano ritmi di lavoro simili) e i movimenti pendolari erano ridotti, lo spostamento dell’ora locale di un’ora durante i mesi estivi portava significativi risparmi energetici, tanto più in periodi in cui l’illuminazione non aveva l’efficienza energetica attuale. 

Con i mutati ritmi lavorativi e un sostanziale aumento del pendolarismo (che implica diversi ritmi di sonno/veglia) ci si sta interrogando sull’effettivo bisogno di mantenere questa usanza.

Sia in EU sia negli USA ci sono forti restrizioni in merito alla libertà dei singoli Stati di cambiare il fuso orario di riferimento. Negli USA ci sono molti Stati che vogliono cambiare il fuso orario oppure vogliono abrogare l’ora estiva. In EU Juncker vorrebbe proporre di alleggerire i vincoli.

Se sia o no un vantaggio non posso dirlo; da persona che negli ultimi 3 anni ha lavorato con ogni fuso orario del mondo e con data centre che si muovono in giro per il mondo posso solo dire che, per chi interagisce con realtà al di fuori del proprio Paese, ogni strato di complicazione in più e ogni modifica asincrona non fa che peggiorare la situazione. Ogni mio dubbio o  problema di fuso orario viene risolto dalla tecnologia a partire dall’utilissimo time.is.

Purtroppo molti politici vedono solamente il proprio ombelico e pensano al consenso elettorale che potrebbe derivare da quell’esigua manciata di elettori che potrebbe cambiare idea solo perché è stata cambiata l’ora di riferimento.

Se abrogassimo il passaggio tra ora invernale e ora estiva bisognerebbe trovare un altro tema vacuo con cui riempire i giornali e le chiacchiere per due settimane l’anno. Questo sarebbe un bel problema.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

2 pensieri riguardo “Ore estive e invernali”

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