Fattore umano

Al lavoro / Let's go to work

Improve a mechanical device and you may double productivity. But improve man, you gain a thousandfold. (Khan Noonien Singh, Space Seed)

Ieri mattina l’elettricista del cliente dov’ero dice a me e ad un collega «Sentite, potete dire voi al giardiniere che non è una bella idea tenere la tanica di benzina del tagliaerba sopra al quadro generale [della corrente]? Quando glielo dico io mi risponde che per lui è comodo metterlo lì».

Tre ore dopo un suo aiutante torna in ufficio per collegare l’UPS nuovo (una cosina da 10 kVA), una cosa che sarebbe dovuta durare un paio di minuti, tempo di collegare sei fili. Dopo 15 minuti era ancora lì con la faccia a punto interrogativo. Io e un collega ci avviciniamo e chiediamo se ci sono problemi. Per farla breve: dietro l’UPS c’è una chiave che abilita o disabilita il BYPASS. La chiave era su ON perché lui pensava che per accendere l’UPS tutto andasse su “ON”.

Quanto sopra non per dire che l’utente non capisce niente, ma per ricordare quanto sia utile investire sulle persone perché, alla fine, sono loro che fanno la differenza.

Venghino signori, venghino!

Hai bisogno che si parli di te?
Hai bisogno di stare per un po’ sulle prime pagine dei media tecnologici?
Hai bisogno di pubblicità gratuita?
Semplice, spara o inventa qualche cazzata che abbia a che vedere con Facebook ed il gioco è fatto. Non importa quanto stupida, illogica, inutile, qualunquista o retorica… non importa se reale (tipo il ‘socialsalvin’, vero Marco?) o solo a parole. L’importante è farlo.

L’ultima è di Jimmy Kimmel che, a detta del Corriere, pare sia un popolare comico e conduttore statunitense. Un genio che ha proposto, per il 17 Novembre, il National Unfriend Day, data nella quale si invitano tutti (coloro che non hanno cervello per pensare da soli, nda) a cancellare i ‘friends‘ che non sono friends, filosofeggiando che “These people on Facebook..they’re not your friends. That’s all.
I casi sono due o questo è veramente un povero ingenuo mononeuronico che crede che il significato di “facebook friend” sia identico a quello di “friend”, oppure questo sa benissimo che i due concetti sono completamente diversi ma, ovviamente, gioca con l’ingenuità di chi gli da retta.

E’ vero che per molti idioti è importante il numero di amici che si hanno in lista. Non parlo di chi usa Facebook a livello commerciale (ci sono professioni che se sfruttassero Facebook bene migliorerebbero il proprio business), ma parlo di chi usa Facebook un po’ come uno status symbol… e ce ne sono a quintali. Quelli che “sei su Facebook? Quanti amici hai?” oppure “Come non sei su Facebook? Figata… io ho x amici!”. Ed è a questi ingenui bagonghi che questo signor Jimmy punta (e sfrutta) per farsi pubblicità…
Ma la cosa triste è che la stragrande maggioranza di chi commenta questa notizia… gli da ragione, affermando che lo faranno loro stessi… forse perchè anche loro, nel loro piccolo, hanno bisogno di pubblicità. E il luogo comune più retorico che viene utilizzato è “se hai perso di vista un amico e non lo senti da oltre 10 anni, è perchè non è tuo amico”.

Il problema di base è che “Facebook Friend” non significa friend. Il fatto che il marketing facebookiano, per tradizione e intelligenza, abbia usato questa parola non è sufficiente per farti spegnere il cervello. Su Facebook l'”amico” non è lo stesso amico che hai nella vita reale. E’ un contatto. Punto e basta.
E’ possibile che qualcuno di questi contatti sia anche un amico vero e proprio, ma questo è un caso. Solitamente sono persone con cui condividi un hobby o un interesse. Sono persone con cui magari ti capita di intavolare discussioni dalle quali impari sempre qualcosa (non ho detto cambi idea, ho detto impari qualcosa). Seono persone i cui l’1% di status o link possono anche farti sorridere o farti pensare. Magari quell’1% mischiato tra l’altro 99% di inutilità, ti fa conoscere qualcosa di interessante, uno spunto per una risata, per un po’ di relax o per un approfondimento. Sono persone che hai perso di vista per qualche motivo e con cui ti fa piacere, ogni tanto, scambiare qualche messaggio senza dover necessariamente trascorrere ore insieme. Sono persone a cui chiedere un veloce suggerimento.

Ripeto: non sono friends. Sono “Facebook Friends“.

Poi certo sicuramente tutti (me compreso) abbiamo qualche inutile “friend” nella nostra lista. Ma questo e il Social Network (in genere) non ha per nulla “deprezzato il concetto di amicizia“, che è una delle filosofeggiate retoriche di Jimmy (e chissà quanti altri).
Semmai sarebbe più utile e importante che la gente non deprezzi il proprio cervello esaltando i Social Network, rendendoli uno status symbol e dando a gente come questo Jimmy la possibilità di farsi pubblicità con queste cazzate.

Chi sarà e cosa si inventerà il prossimo personaggio alla ricerca di pubblicità gratuita?

Prima vedere cammella

Silenzio / SilenceSecondo il GR delle 14:00 di Radio24, il Ministro Maroni ha annunciato l’abrogazione della Pisanu/Stanca a partire dal 1 gennaio prossimo venturo.

Prima di esultare o esprimere altri pareri bisogna vedere cosa verrà abrogato e quali norme resteranno in vigore.

Secondo il Corsera, il Procuratore Piero Grasso avrebbe detto che questo provvedimento potrebbe «ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet».

Ricordo al signor Procuratore che una rete WEP è crackabile in pochi minuti e che sono noti gli algoritmi con cui Fastweb e Telecom hanno generato le chiavi WPA. Non mi pare che la Procura Generale Antimafia si sia mossa per arginare questi problemi.

“L’Open Source non inventa.”

Sedetevi su una sedia prima di leggere questa frase. E’ meglio.

L’Open Source non inventa. Copia e rende libero ciò che altri inventano per evitare che Microsoft copiando e *rubando* diventi padrona di tutto. Dei due mali, io preferisco la via di mezzo: il giusto guadagno ma il buon prodotto.

Questa è una delle frasi di un thread che è nato sulle risposte allo status di un mio contatto. Discussione nata, a dire il vero, dalla recente scoperta di vulnerability issues su Froyo (Android 2.2, nda). Da qui si è passati a parlare (a vanvera) del Garbage Collector (“donna delle pulizie che passa quando vuole, quando meno te l’aspetti e blocca tutto quello che stai facendo“) e poi, con una logica tutta particolare, si è arrivati a parlare (ancor più a vanvera) dell’Open Source perchè uno degli interlocutori ha dichiarato il suo interesse per Android, essendo un amante del software libero, associando la ‘libertà’ offerta dagli smartphone con sistema operativo Android alle ‘limitazioni’ imposte sugli iPhone (attenzione: qui non c’è alcun fanboyismo).

La risposta include alcuni frammenti estremamente interessanti:

Apple ha fatto guadagnare un sacco di soldi a molti programmatori che non avrebbero mai visto un dollaro tramite l’open source. Inoltre la fame di successo (soldi) ha generato in un anno una marea di applicazioni, molte delle quali di ottima qualità.” […] “Ma l’open source non è ciò che farà progredire il mondo. E poi, le applicazioni per Android non sono gratis, almeno non tutte. Quindi non vedo la differenza.

Il primo grave, gravissimo errore già denota una scarsa conoscenza dell’Open Source, associandolo al concetto di “gratuito”. E’ un errore fin troppo comune, ma che mi aspetto da chi non è un programmatore o, comunque, non bazzica attivamente nell’ambito informatico. No, Open Source non vuole affatto dire gratis. Per favore, toglietevelo dalla testa.

Tralascio un pezzo di dissertazione molto confusa che inizia con “Sono un po’ incazzato con l’OpenSource, ma non è colpa del movimento stesso. È colpa di Microsoft.” e arrivo al pezzo che più mi ha sconvolto, quello che contiene il frammnento riportato all’inizio del post, che viene “premesso” da quest’altra frase: “Prova solo un attimo a pensare cosa sarebbe stato il mondo informatico senza Apple. Togli il Mac, togli l’iPod, togli l’iPhone. Io credo che debba sempre esistere una convenienza economica per portare ad una evoluzione.

Già. E non mi sembrava stesse scherzando.

Chi parla dice di essere un programmatore (non conoscendolo, non posso che accettare questa affermazione) ma credo che abbia le idee fin troppo confuse e, forse, una scarsa conoscenza del mondo dell’Open Source, perchè oltre all’errore di prima sul concetto di gratuito, alla fine di tutto si sottolinea che l’Open Source non genera software di buona qualità, non innova ma copia, suggerendo che solo grazie ad Apple c’è stata vera innovazione.

Non voglio scatenare una guerra di religione (non è lo scopo di questo post) magari citando la causa che Xerox fece ad Apple (credo perdendola) all’inizio degli anni ’80 quando fece uscire “Lisa” (prima) ed il “Machintosh” (poi) dotati del “mouse” che era stato inventato, appunto, da alcuni dipendenti Xerox e non voglio nemmeno sottolineare che alla base del sistema operativo OsX c’è FreeBSD, spesso considerato uno dei primi progetti Open Source derivati da Unix.

Open Source significa (tra le altre cose) collaborazione: condividere i sorgenti di un progetto permette a diverse persone di migliorarlo, di farlo crescere aggiungendo funzionalità e/o correggendone gli errori. Associare l’Open Source a prodotti di bassa qualità (indirettamente come è stato fatto nella discussione) non è solo sbagliato, ma è ipocrita. Linux, MySQL, Apache Http Server, Firefox, OpenOffice, Eclipse… sono tutti risultati dell’Open Source e sono prodotti assolutamente di ottima qualità per non sottolineare che sono alla base di un numero altissimo di prodotti e/o servizi anche commerciali.

Firefox è stata una vera e propria fonte di innovazione nel mondo dei browser, anche indirettamente (progetti Open Source nati per estendere Firefox stesso). OpenOffice già solo con OpenDocument dovrebbe essere citata di diritto nella scala dei progetti innovativi. Eclipse è diventato uno degli IDE più utilizzati anche perchè non limitato ad un unico linguaggio, grazie ad un innovativo sistema di plug-in. Per non parlare di tutte quelle società (grosse e piccole) che grazie all’Open Source hanno potuto creare e migliorare la  propria offerta… e non parlo solo di IBM, Google, Oracle, ma parlo anche di tante società che vivono fornendo servizi ad alta qualità grazie a quello che il mondo dell’Open Source propone.
E potrei continuare per pagine e pagine.

Ma mi fermo qui. E’ meglio.

Guida minima, ma minima, ma proprio minima per impaginare del testo che si distingua

Un sedicente aspirante designer di mia conoscenza deve impaginare una serie di documenti da stampare per l’ufficio dove lavora, e nel suo piccolo vuole tirare fuori un lavoretto fatto per bene. La sua definizione di “per bene” è “non indecente e che si distingua”.

Costui mi ha chiesto consiglio, chiamandomi anche sensei. Dopo avergli fatto notare che quello che intende fare non è definibile design, che io mi occupo di computer, e che se io sono un sensei siamo messi male, gli ho dato un solo, unico, singolo, consiglio.

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La Guardia di Finanza usa il comando JOIN

Per chi si diletta di database può sembrare una cosa ovvia, per le Fiamme Gialle probabilmente non lo era o, verosimilmente, non avevano ancora gli strumenti necessari.

Sia chiaro: chi scrive accoglie con sentimenti assolutamente positivi queste iniziative e riconosce, per esperienza, che non sia così facile mettere assieme dati in maniera coerente provenienti da fonti diverse che, alcune volte, non sono esattamente entusiaste di fornire i dati richiesti. Quanto segue è, quindi, un commento che parte dalle premesse appena esposte.

Il Sole dà conto dell’operazione Perseo, che, detta in termini informatici, è una query che mette in JOIN varie tabelle applicando le WHERE opportune (sto banalizzando).

Per mettere in relazione due o più tabelle ci vuole una chiave, che, in questo caso, sono il codice fiscale, la partita IVA o una tabella di associazione dei medesimi.

Per puro esercizio teorico, immaginiamo di avere a disposizione i database in formato SQL di varie fonti, quali conti correnti, transazioni delle carte di credito, pagamenti vari, transazioni Telepass, eccetera. Se io voglio tracciare Paolino Paperino il cui codice fiscale è PPRPLN80B13B602C mi basta selezionare tutti i record delle tabelle che fanno riferimento a quel codice fiscale, metterle in ordine cronologico ed ecco che ho un’idea della vita di Paolino Paperino.

Ovviamente questo è un esercizio mentale, nella realtà non ci sono entità che abbiano libero accesso a tutti quei dati contemporaneamente e non è così facile come l’ho descritto. Ma se si parte dagli acquisti di beni di lusso e si impostano i parametri corretti, si capisce come mai il Sole dica che «praticamente tutti i contribuenti selezionati nella fase sperimentale sono risultati “positivi” al controllo.»

L’unico auspicio che mi permetto di palesare è che questi strumenti vengano utilizzati con la massima cautela senza voler punire chi, per fortuna o per abilità, è più ricco di altri. Avere a disposizione tante informazioni e una vasta potenza di calcolo che permette di elaborarle è un potere enorme, come Google dimostra ampiamente, che deve essere utilizzato con molta cautela e responsabilità.

Da noi si sospende, nel resto del mondo si innova…

Ancora una volta mi trovo a dover riconoscere che siamo sempre indietro quando si guarda l’atteggiamento degli altri paesi verso il mondo della rete.

Google ha siglato un accordo con il servizio postale svedese, per cui permetterà alle piccole aziende di fare direct marketing in tempi brevissimi a costi molto bassi, sfruttando il web per la creazione di fliers (tramite templates) e la scelta dell’area  (tramite Google Maps) dove farli distribuire, operazione che verrà realizzata direttamente dal servizio postale svedese in un’ora.

La notizia è vecchiotta (risale al 22 Ottobre) ma mi ha colpito immediatamente se contrapposta all’annuncio della sospensione del servizio di consegna della posta il sabato da parte di Poste Italiane.

http://www.amazon.com/dp/1607617714

Fammi sapere dove sei… che a casa tua ci penso io.

L’argomento “privacy“, in particolare legato a Facebook ma a Internet in genere, è sempre di moda. Non solo sui giornali o sui blog (va di moda dire “l’ho letto su un blog”, non importa quale), ma anche nelle conversazioni tra amici che, magari, vogliono mostrare la propria cultura informatica buttando qua e là qualche nozione o qualche luogo comune.

E così ti capita di assistere a divertenti conversazioni tra ingoranti informatici. Quella che segue è quello che mi ricordo di quella che ho dovuto ascoltare ieri mentre tornavo a casa in autobus. I protagonisti  erano due signori più o meno sulla 40ina, ovviamente entrambi con il sasso piatto (iPhone) in mano:

A: “…. si perchè i giochi su facebook ti rubano l’identità”
B: “oh vero, l’ho letto ieri su un blog… c’è stato un casino con Facebook… applicazioni che ti rubano l’indirizzo di email, poi sanno tutto di te…”
A: “si, si… mai io su Facebook non gioco. Scrivo qualche cosa, ma basta…”
B: “anche io, poi sono giochi stupidi, da bambini…”
[pausa di qualche minuto, passiamo davanti a qualcosa e..]
A: “tu usi Foursquare?”
B: “si… anche ‘luoghi’… perchè?”
A: “se vai in quel bar puoi registrarti!”
B: “oh… ci andrò.”

Ora, al di là della chiara scarsissima cultura informatica, mi ha fatto ridere la frase “applicazioni che ti rubano l’indirizzo di email, poi sanno tutto di te”… seguita poco dopo dalla conferma dell’uso di una applicazione (Foursquare come Facebook Places, stessa cosa) che comunica al mondo (ad esempio tramite Facebook stesso) dove sei in quel momento…

Parli di privacy? E allora parlane bene: non serve rubare l’email per sapere che in quel momento non sei a casa… basta leggere Facebook e con quell’informazione è più facile rubare… ma non qualcosa di virtuale… qualcosa di materiale (macchina, svaligiare casa…).

Achille se ne fotte della tartaruga…

Oggi mi sono trovato davanti a due articoli. Il primo a dire il vero è di ieri, ma l’ho letto solo oggi: “Tecnologie e rete wi-fi, Brunetta: «Solo barricate contro l’innovazione»” (Corriere.it). L’altro viene da Mashable: “Internet to Surpass 2 Billion Users This Year“… e i due messaggi mi hanno fatto sorridere.

In Italia stiamo discutendo se liberalizzare il wi-fi. Si, avete capito bene… discutendo e non agendo, mentre nel mondo sempre più gente accede ad Internet. In Italia si valuta, ci si incontra “trasversalmente”, si contestualizza, si parla di “convergenze parallele”, ma prima di agire bisogna aspettare che cambino due o tre governi. Il mondo, intanto, non si ferma.

Permettetemi un bah!

Pensa un po’…

Leggo, gironzolando in rete, che molte delle applicazioni per Facebook, alcune delle quali piuttosto famose, abbiano trasmesso informazioni personali degli utenti che le utilizzavano. Il primo a dare questa notizia è il Wall Street Journal, in questo articolo.

A dire il vero non mi interessa sapere se ciò sia vero o meno, ma se anche lo fosse, trovo assolutamente ridicolo commentare questa notizia attaccando Zuckerberg o le società dietro alle applicazioni… era ovvio. In qualche modo questa gente deve pur vivere e acquisire nomi, indirizzi email e, dove possibile, altre informazioni è il modo più semplice e immediato per potersi “mantenere”.

Gridare allo scandalo, ora, mi puzza tanto di ipocrisia o ignoranza… e mi danno fastidio entrambi.

eBook: un esempio concreto

Mentre qualcuno dalle nostre parti pontifica, mette paletti, si lamenta e fa previsioni in merito agli eBook prima ancora di aver venduto il primo libro elettronico, altrove si creano esempi concreti.

J.A. Konrath, Blake Crouch, Jeff Strand e F. Paul Wilson hanno scritto un libro elettronico a quattro mani in una maniera non convenzionale, se paragonata al tipico ciclo di un romanzo scritto su carta, edito e distribuito con i metodi che, fin’ora, sono considerati convenzinali. Il loro lavoro, Draculas, uscirà domani su Amazon, ma non sarà protetto da DRM.

I quattro sono autori affermati, con una buona esperienza e hanno ciascuno un contratto con una casa editrice. Ciononostante questa volta hanno tentato l’avventura in solitaria, raccogliendo una messe di esperienze interessanti che hanno deciso di condividere.

  • Il fattore tempo: Volendo far uscire il libro prima di Halloween e avendolo terminato in settembre, la pubblicazione elettronica era l’unica via percorribile.
  • La possibilità di fare marketing basato sulle anticipazioni. Avevano reso disponibile gratuitamente il primo capitolo del libro prima ancora di aver scritto il resto. Questo non solo ha permesso di saggiare le reazioni del pubblico, ma ha anche fruttato qualche soldo di preordine.
  • La professionalità. Anche se si tratta di un’edizione elettronica, i quattro scrittori si sono rivolti ad un illustratore per la copertina e ad un professionista che ha curato l’impaginazione dell’eBook.
  • La diversa ripartizione dei costi e ricavi. Negli USA il 52,5% del prezzo di copertina va all’editore e il canale di distribuzione si prende un 30%, il che lascia all’autore il 17,5% del prezzo di copertina. Con l’autopubblicazione e un prezzo di copertina a 2,99 dollari i costi incidono solamente per il 30%; in questo caso i guadagni sono stati ripartiti tra quattro autori, ma ciascuno di loro intasca 51 centesimi la copia anziché i 64 tipici di una pubblicazione convenzionale.
  • L’editing. Il fatto di essere quattro autori professionisti ha consentito di poter fare editing incrociato del loro lavoro.
  • La promozione. Oltre al sito di Amazon, la promozione è avvenuta inviando copie in anteprima ai contatti degli autori e coinvolgendo siti specializzati e blog del settore. In questo caso la pubblicità generalista è stata sostituita da un modello più verticale.
  • I vantaggi del nuovo formato. Se la pubblicazione cartacea ha dei vincoli ben precisi (più pagine ci sono e più aumentano i costi), in quella elettronica la regola vale molto meno. Inoltre, sfruttando sapientemente il nuovo formato, i quattro autori hanno incluso nel libro elettronico dei contenuti aggiuntivi quali versioni alternative, interviste, dietro le quinte e altre informazioni che, alla fine, costituiscono la metà della pubblicazione.
  • Nessun DRM. Nessun costo aggiuntivo per la gestione dei diritti digitali, nessun problema da parte di lettori in panne e piena libertà di tradurre il libro in ogni formato presente e, probabilmente, futuro.
  • Ultimo ma non ultimo, i diritti di pubblicazioni restano in mano agli autori.

Questo è, ovviamente, solo un esempio che potrebbe non essere applicabile a tutti i casi possibili. Tuttavia è indicativo del fatto che gli autori si stanno svegliando e si stanno organizzando per venire in contro ai lettori. Le “grandi” case editrici dovrebbero imparare da queste esperienze, non pretendere di insegnare quello che non hanno ancora compreso. Il vostro monopolio sta scricchiolando rumorosamente: fatevene una ragione.

Censura strisciante

La potenza di calcolo raggiunta anche dai sistemi embedded rende possibile una sorta di censura preventiva basata su determinati pattern match.

Il primo esempio è la costellazione di EURione: un gruppo di cinque cerchi di colore definito posti a una distanza precisa gli uni dagli altri che, se trovati, bloccano la riproduzione o l’elaborazione di un documento. Alcuni software compiono un’analisi più approfondita per bloccare l’elaborazione delle immagini di banconote.

Canon ha annunciato che il suo nuovo sistema di gestione documentale Uniflow 5 sarà in grado di bloccare l’elaborazione di documenti che contengono determinate parole chiave e segnalerà il blocco. Il sistema si basa su un software belga di OCR, ma, per stessa ammissione di Canon, potrà essere aggirato scrivendo le parole in modo anomalo o simile a CAPTCHA.

Apple ha appena ottenuto l’approvazione della richiesta di brevetto Text-based communication control for personal communication device presentata due anni fa in base alla quale sarebbe possibile filtrare contenuti presunti offensivi.

Tutto ciò mi ricorda quando, una buona dozzina di anni fa, avevo implementato uno dei primi e rudimentali sistemi di blocco degli URL da un cliente che aveva forti problemi di banda a causa dell’uso non-lavorativo della connessione a Internet. Il filtro funzionava quasi alla perfezione perché mi ero accorto che avevo involontariamente bloccato l’accesso ai siti dell’università del Sussex e dell’Essex con cui il cliente stava collaborando.

Una speranza per la fine del decreto Pisanu

Silenzio / SilenceDopo che la magistratura aveva accertato che i terroristi implicati negli omicidi Biagi e D’Antona avevano fatto largo uso di connessioni pubbliche per i losco scopi terroristici, Giuseppe Pisanu presentava un decreto che obbliga, tra le altre cose, l’identificazione di qualsiasi persona si connetta ad Internet (la sto facendo semplice).

Il decreto viene reiterato ogni anno, ma questo giro potrebbe essere diverso.

Finalmente ci sarebbe un consenso, addirittura bipartisan, sull’inutilità di questa misura, o comunque sull’eccesso delle restrizioni per lo scopo da ottenere.

Chi è stato all’estero ha apprezzato sicuramente le reti WiFi libere in alcuni centri commerciali, negozi o luoghi pubblici. Uno smartphone potrebbe utilizzare una rete WiFi libera per aggiornare i propri dati anziché appesantire inutilmente la rete UMTS.

Quando i “blogger” scrivono senza informarsi…

Ignoranza, by Tsuya85
Ignoranza, by Tsuya85

Un paio di giorni fa, su segnalazione di un amico, sono andato a leggere un post su uno dei numerosi blog di una società di Milano.

L’articolo parla di una delle migliaia mode di questi ultimi tempi, ossia Foursquare. Quello che però mi ha fatto inorridire è la frase con cui viene presentato proprio quest’ultimo giocattolo, ossia: “Foursquare è il più popolare gioco di geocaching esistente sul web.”
Ma l’autore di questo post ha la benchè minima conoscenza di cosa sia il geocaching? No, non credo proprio, perchè se avesse anche una vaga conoscenza dell’argomento, saprebbe anche che paragonare le due cose non ha assolutamente senso, sia come logica che come funzionamento. Il geocaching è tutt’altra cosa e l’autore dovrebbe fare un giro sul sito ufficiale americano www.geocaching.com, oppure sul sito di riferimento italiano www.geocaching-italia.com.

Chissà perchè, ma il sapere che su quei blog i post sono pagati… mi fa pensare che pur di fare qualche euro facile in più, si sia disposti a scrivere qualsiasi cosa senza sapere di cosa si stia parlando…

Catalessi sugli allori

Piazza CastelloStatCounter è uno dei tanti siti che offre un servizio di analisi di traffico web. Il sito ha pubblicato una statistica anno su anno secondo la quale Internet Explorer sarebbe sceso poco sotto la quota psicologica del 50% di share.

Non ho trovato (se c’è) l’errore medio della statistica per capire quale sia l’errore di quel 49,87% dello share di Explorer in settembre, quindi il dato va preso per quello che è: una statistica.

Per la seconda volta vediamo un browser con quote bulgare di mercato perderle per cause più interne che esterne.

Leggi tutto “Catalessi sugli allori”

La fissazione del ranking e il disegno dei siti

Torre Velasca / Velasca TowerApprendo per vie notevolmente traverse che eDigita, un sito italiano che venderà libri pieni di DRM, andrà online il prossimo 18 ottobre.

Eppure avevo scatenato Google Alert, come mai non è finito nella trappola del motore, malgrado eDigita abbia attivato Google Analytics sul proprio sito?

Vado a vedere il sito rinnovato tre giorni fa: graficamente impeccabile, quasi asettico. Ci vuole poco tempo per capire perché Big-G lo sta snobbando: tutto il testo che si legge a video è contenuto in due file grafici in formato PNG salvate da Adobe ImageReady senza uno straccio di ALT, per giunta.

Ci sono tre PDF realizzati con Adobe Illustrator CS4 che, fortunatamente, contengono del testo indicizzabile, ma (almeno alle 06:00 del 3 ottobre) la pagina principale non contiene una sola parola indicizzabile, nemmeno uno straccio di META DESCRIPTION. Nulla.

Nel 2010 a molti vecchi lupi della Rete questo potrebbe sembrare assurdo, ma purtroppo il caso citato sopra è tutto fuorché isolato. Leggi tutto “La fissazione del ranking e il disegno dei siti”

Stuxnet e la protezione dei sistemi industriali

Stuxnet è un malware molto anomalo. Si propaga con i sistemi standard dei worm, ma non invia spam, non cancella i file, non inserisce il nome della ex nel sistema… Stuxnet è stato creato per assumere il controllo di alcuni sistemi SCADA e, opzionalmente per riprogrammare i PLC.

Controllo siluri / Torpedo consoleStuxnet è un malware molto anomalo.

Si propaga con i sistemi standard dei worm, ma non invia spam, non cancella i file, non inserisce il nome della ex nel sistema… Stuxnet è stato creato per assumere il controllo di alcuni sistemi SCADA e, opzionalmente per riprogrammare i PLC. Leggi tutto “Stuxnet e la protezione dei sistemi industriali”

Facebook fa notizia

Ieri sera facebook andava a strappi e spesso mi beccavo errori di connessione o di qualcuno dei loro reverse proxy. “Poco male” mi sono detto, ho spento il PC e ho continuato a leggere il libro (elettronico, si capisce) che avevo iniziato ieri.

Stamattina scopro che il problema di ieri è una notizia.

Che Paolo o altri blog tecnici ne parlino mi sembra normale per la natura dell’evento e non c’è da stupirsi.

Ma è anche la stampa generalista a parlarne: El País apre la pagina di tecnologia con la notizia dei problemi di facebook e anche il New York Times dà conto del fatto nella medesima sezione.

Bisogna convivere con il fatto che per qualche ora all’anno alcuni servizi non vitali che sono sempre attivi non lo siano. Non è un dramma, ma una cosa assolutamente normale: tempo fa avevo fatto qualche conto in merito alla percentuale di uptime. Qualche ora di non disponibilità di un social network non sono un dramma, ma sono o un incidente (come sembra sia il caso del fatto in specie) o un motivo tecnico di manutenzione che deve passare necessariamente per un breve periodo di non disponibilità.

Facciamocene una ragione.

Come non si fanno le migrazioni: cantone Soletta

Centrale nucleare di Gösgen / Gösgen Nuclear Power PlantIl cantone Soletta aveva avviato nel 2001 un progetto di conversione a Linux dei suoi sistemi informativi. Dopo nove anni di problemi e una serie di esempi negativi da manuale, il progetto è stato cancellato (traduzione automatica dal tedesco).

Le migrazioni verso una nuova piattaforma, qualsiasi essa sia, non si fanno perché è di moda o perché fa notizia. Ci vogliono studi approfonditi di fattibilità, test su un campione di utenti e dialogo con i fornitori. Tecnici e smanettoni devono lavorare fianco a fianco con i manager e anche con chi cura le relazioni esterne.

Soprattutto, questo tipo di migrazioni deve portare, alla fine, dei benefici evidenti agli utenti e alle strutture, al di là dell’effetto annuncio di una migrazione verso una piattaforma differente.

Nel caso specifico di una migrazione verso Linux, per ora il maggior impatto in termini di risparmi e prestazioni lo si ha generalmente sulla parte server dove i costi di licenze fanno presto a moltiplicarsi, il personale tecnico può intervenire con rapidità ed efficienza e gli utenti non si accorgono nemmeno se si stanno connettendo ad un server Linux, BSD, Windows o altro.

Implicitamente difettoso: DRM

Lucchetto / PadlockCercherò di spiegare come mai secondo me il DRM sia un sistema implicitamente difettoso se applicato ai contenuti.

Innanzi tutto vediamo come funziona questa tecnologia. Voi acquistate un contenuto (musica, testo, video), ma quello che vi viene consegnato non è una copia autorizzata del contenuto a cui potete accedere liberamente come accade per un libro stampato, un Compact Disc aderente alle specifiche originali Red Book (importante!) o una videocassetta VHS. Ciò che acquistate può andare dall’autorizzazione ad accedere ad un server su Internet ad un file criptato le cui chiavi di decodifica sono in mano solamente a chi vi ha venduto il bene. Per usare le parole di Rifkin, vuoi acquistate un accesso al contenuto.

Ogni volta che voi volete accedere al contenuto, un apposito programma (player) contatta il server online per acquisire essenzialmente tre categorie di informazioni:

  • diritti (ascolto, trasferimento, copia, backup, download)
  • obblighi (pagamento di un prezzo per singola riproduzione, rinnovo di un abbonamento)
  • limitazioni (numero massimo di fruizioni in un lasso di tempo, numero massimo di copie, possibilità di backup)

Il player confronta le informazioni acquisite con il tipo di accesso che state facendo e decide se concedere il permesso di eseguire l’azione.

E se il server con le informazioni non è (più) disponibile? Bella domanda! Se il server è temporaneamente irraggiungibile (fuori campo cellulare, linea Internet KO), voi non potete accedere temporaneamente al contenuto. Se, come è già successo, il server è stato smantellato, voi avete perso il contenuto, come se un ladro fosse entrato in casa vostra e avesse rubato quei dischi, quei libri o quelle videocassette.

Non bisogna, inoltre, tralasciare che, ex articolo 71-sexies, IV comma, legge 633/41, è ammessa una copia privata di un’opera di ingegno e i supporti vergini sono gravati del cosiddetto equo compenso a scopo di indennizzo per questo diritto. Molti schemi di DRM non permettono l’esercizio di questo diritto di legge.

Se vi capita di acquistare un contenuto protetto da DRM, pensate quale sia la reale contropartita per il prezzo che pagate. Se si tratta di pochi centesimi di euro per una canzonetta estiva o per qualsiasi altro contenuto che sapete essere di breve durata, la spesa potrebbe essere giustificabile. Se state per acquistare un contenuto di cui vorrete fruire anche negli anni a venire, riflettete bene sulla vostra azione.