Caro amico, ti scrivo… così bevi un po’!

No, non c’è nessun refuso nel titolo.

Un giovanotto, noto su internet come Morskoiboy, ha progettato una macchina da scrivere che converte ogni parola in un cocktail. Ogni tasto è collegato a una bottiglia contenente quello che sembra o liquore o succo di frutta (considerazione per fegati astemi?).

Leggete come qui.

E qui ci starebbe bene la tag, bevete responsabilmente! specie quando scrivete lettere! D’amore o odio poca è la differenza…

I tubi di Google

Copyright Google

Per la prima volta, Google ha pubblicato le fotografie dell’interno di alcuni dei suoi data centre.

Sono ritratte varie parti delle strutture, tra cui la parte di raffreddamento, i rack, i sistemi di storage robotici su nastro e i dischi guasti dopo il trattamento fisico di cancellazione.

Aggiornamento 20/10Google ha pubblicato un’intervista al fotografo che ha realizzato il servizio, con alcuni esempi di immagini prima e dopo il ritocco applicato.

I nuovi superamenti dei limiti dei tatuaggi

Un giovine decide un bel dì di farsi un tatuaggio. Oggidì non c’è più niente di sorprendente a riguardo visto lo sdoganamento di quest’arte ormai da decenni. Tuttavia il nostro baldo giovinotto ha deciso che non di tatuaggio normale dovesse trattarsi ma di uno munito di Qr Code. Enjoy!

Eruzione solare in scala

Da solo questo video di un’espulsione di massa coronale (CME) basterebbe a raggiungere e superare senza troppa difficoltà il sense of wonder di molte produzioni fantascientifiche.

E questa immagine in scala rende quasi impossibile comprendere la portata dell’evento:

Magnificent CME Erupts on the Sun with Earth to Scale

(via Discover)

Le bellezze del silicio

Alcune volte l’analisi al microscopio può generare vere e proprie sorprese.

L’immagine qui a fianco, benché ci assomigli,  non è quella di un’orgia ripresa in visione notturna, ma un frammento di poliimmide.

Altre immagini altrettanto interessanti possono essere viste nella galleria di The Art of Failure 2012 (galleria senza flash).

La bella idea di appendere le password del WiFi

Le password sono una rottura di balle, specialmente per chi non è sensibile al problema della sicurezza.

Molte realtà hanno una rete wireless, sia essa collegata alla LAN interna oppure direttamente ad Internet per gli ospiti.

In moltissimi di questi casi le password sono scritte in maniera visibile, specialmente quelle degli ospiti perché sembra che la cosa dia un senso di buona ospitalità e non debba costringere l’ospite a chiedere di poter usare la rete.

Bella idea, finché non arriva una troupe televisiva a fare delle riprese in HD:

Photo by Matthew Pascucci

Cockpit dello shuttle

Photo by Jon Brack for National Geographic

National Geographic ha pubblicato un’immagine GigaPan del cockpit del Discovery realizzata da Jon Brack.

Questa e solamente una delle dodici foto GigaPan realizzate dall’autore. (via BoingBoing)

Dove sono i root DNS?

Come abbiamo visto in un altro articolo, il sistema dei nomi a dominio si basa sui root DNS.

Non ci vuole certo un esperto di networking per capire che i root DNS non solo sono un punto critico del sistema dei nomi a dominio, ma sono anche dei server molto trafficati.

Più i root DNS sono prossimi agli utenti più questi saranno veloci nel risolvere i nomi e, quindi, ad accedere ai servizi della Rete.

paf  ha raccolto su Google Maps la posizione dei root DNS nel mondo; la mappa potrebbe non essere aggiornatissima, ma aiuta molto a capire come sono distribuiti questi server.

Val la pena di evidenziare che, a causa della topologia di Internet, per molti utenti di Milano potrebbe essere più vicino il root DNS di Roma o di un’altra città europea.

Aggiornamento 17/2/2012 18:30Il sito dei root DNS ha una mappa piu precisa e aggiornata da cui si evince che in Italia ci sono due istanze a Torino, tre a Milano, due a Roma e una a Napoli.

La storia di un urlo

Screaming for help - the colored versionL’immagine riprodotta qui a fianco è un autoritratto di Noam Galai scattato il 17 febbraio del 2006.

L’immagine è stata riutilizzata varie volte senza il permesso dell’autore ed è diventata un’icona pop, al punto che l’autore mantiene un sito e un blog per tenere traccia dell’uso dell’immagine.

L’autore ha deciso di non adire alle vie legali contro gli utilizzatori e sta sfruttando a sua volta la popolarità del suo scatto.

Come si dice in in inglese, what goes around comes around.

Quando il contatto è impossibile

Nel ’45/6 una coppia di artisti legati al mondo dello spettacolo e dell’arte decise di fare fronte comune e creare insieme un film.
Ci furono decine di bozzetti e disegni preparatori e le idee scorrevano a fiume. L’artista che si occupò della parte disegno era geniale e per questo folle (molti sostengono che fosse una pazzia molto calcolatrice e una semplice maschera… ma con Avida Dollars non si può dare niente per scontato…). L’altro non era così stravagante ma anche lui un visionario in altro ambito. Tra i due c’era un uomo che Dollars chiamava una presenza fantasma che faceva da tramite e teneva assai al progetto contribuendo in ogni aspetto.
Nonostante questo trio di alto livello, a causa guai economici e probabile altro (succede quando grandi personalità entrano in contatto ma questa è solo una mia speculazione), il progetto venne abbandonato. Venne riesumato 58 anni dopo, utilizzando le decine di storyboard e bozzetti. Il tutto corredato da splendida musica creata da Armando Dominguez e cantata da Dora Luz (a Dollars non piaceva ma io la trovo splendida…).
Avete indovinato chi è questo trittico? Ho dato un bell’indizio con l’anagramma del nome dell’artista…
Ecco qui il prodotto finito così vedrete da voi la soluzione del mistero.
Su Google si possono trovare alcuni dei bozzetti.
Per maggiori info qui e qui.

 

Idee geniali ma non pratiche?

Girovagando nella rete ho incontrato questo link.
Come si può vedere, è un concept art per delle pile ricaricabili mediante USB. Alla mia mente quasi del tutto ignorante sulle dinamiche di queste cose è parsa un’ottima idea ma la lettura dei commenti al post mi hanno fatto sorgere dei dubbi sulla sua attuabilità. Ma la domanda che mi chiedo più di tutte è forse la più banale: ma le pile per loro natura non devono essere del tutto chiuse? Nel senso, un’apertura laterale può inficiare le capacità di una pila? Al punto che forse un semplice caricabatterie USB da computer forse è un’idea più pratica… Specifico forse che a me le idee strampalate piacciono al di là della loro praticità e attuabilità…