Sensibilizzare non significa dire eresie

Lo so, il titolo è forte, ma onestamente inizio ad essere un po’ tanto stanco di chi, con la scusa della “sensibilizzazione” e del “parliamone“, utilizza generalizzazioni e luoghi comuni e rischia, con questo, di fare più danni che altro.

Questa (dal 7 al 13 Ottobre 2019) è la “Settimana Nazionale della Dislessia” e oggi il giornale “La Repubblica” ha pensato bene di fare qualcosa per portare questo argomento all’attenzione di tutti i lettori.

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Sull’attesa e sulla disinformazione.

Ti sei mai fermata a guardare una formica?” Feci questa domanda tanti anni fa ad una amica cantante, mentre parlavamo di come si tendeva ad usare il tempo in modo frenetico e di come, forse, ci si fermava troppo poco a guardare il mondo intorno a noi. Era la metà degli anni 90, quando internet iniziava a diffondersi e Marc Zuckerberg aveva forse poco più di 10 anni.

La diffusione della rete e, soprattutto, l’avvento della combinazione “smartphone” e “social network” ha avuto un effetto ancora più devastante sulla gestione del tempo e, soprattutto, sull’attesa. Alessandro Rocco di W La Dislessia! un annetto fa ha scritto un fantastico post sull’argomento (vi consiglio vivamente di leggerlo, soprattutto se avete figli).

Estrapolando alcuni dei concetti espressi da Alessandro ed associandoli ad alcune cose che ho notato in questi giorni sui social mi è venuta la voglia di prendere la tastiera e scrivere questo post.

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Chiedere le prove. Sempre.

Un mio contatto ha postato una delle tante catene virali che ricostruiscono in modo pittoresco la caduta del governo, affermando che il M5S ha votato la sfiducia a Conte con il voto contrario alla TAV.

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ValigiaBlu e i finti standard di Facebook.

Qualche giorno fa, per la precisione il 30 Aprile, mi sono imbattuto in un interessante post su Valigia Blu il cui titolo “Facebook: la minaccia con armi di Morisi sì, la copertina dei Led Zeppelin no e ti blocco per 3 giorni” mi aveva colpito molto perché sottolineava uno dei tanti paradossi di quel social network.

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Legittima difesa

Benché la conoscessi, avevo sempre evitato di  installare F.B. Purity, poi è arrivato un evento calcistico che mi ha convinto che era il caso di iniziare a filtrare i contenuti di Facebook.

L’avvicinarsi delle elezioni politiche richiede un’opportuna contromisura per evitare di essere sommersi da immondizia. Leggi tutto “Legittima difesa”

Aggirare la censura di Facebook

Facebook ha delle regole in merito al tipo di contenuti che possono essere caricati sul sito. Indipendentemente da quello che ciascuno può pensare, Facebook decide legittimamente cosa fare in casa propria e chi va a casa di Facebook deve rispettare quelle regole.

Quanto segue ha il solo scopo di fornire una proof of concept, non è un’istigazione a violare leggi o ad abusare in alcun modo di terzi. Leggi tutto “Aggirare la censura di Facebook”

Cambiare la foto del profilo non aiuta nessuno.

Arriva l’autuno e molta gente è costretta a stare a casa e ha troppo tempo per pensare (male) e lanciare una nuova catena di Sant’Antonio facebookiana chiedendo agli utenti di cambiare la propria immagine del profilo con quella di un cartone animato per “riempire facebook di cartoni animati, per la settimana della lotta contro i tumori infantili“.

A dire il vero Leggi tutto “Cambiare la foto del profilo non aiuta nessuno.”

“Non mi piace” : la malafede e l’arte di non capire un beep

Il 9 Settembre Mark Zuckerberg (che per chi ancora non lo sapesse, è il Signor Facebook), ha tenuto una delle solite sessioni di Q&A durante la quale è stata proposta una domanda piuttosto semplice:

We need to have more options than just a “Like” button. Why don’t we have other options like “I’m Sorry”, “Interesting”, or “Dislike”?

Mark ZuckerbergMark ha quindi esordito spiegando che Leggi tutto ““Non mi piace” : la malafede e l’arte di non capire un beep”

L’accesso a Internet non può essere un diritto.

Poco dopo le 11:00 di oggi, 9 Aprile 2015, all’interno del Tribunale di Milano si sentono degli spari. La vicenda viene seguita quasi in diretta sui social e su radio e televisione e si conclude con Leggi tutto “L’accesso a Internet non può essere un diritto.”

Vergognatevi… (e non date la colpa a Facebook)

Spesso si sente parlare di Facebook come di uno strumento del diavolo, fonte di ogni male possibile ed immaginabile, supportando questa battaglia con diversi esempi che utilizzano post, immagini e video in esso presenti.
I “media tradizionali” (radio, televisione e giornali) sfruttano e portano avanti questa filosofia sia perchè Facebook, e i Social Network in generale, si stanno proponendo come dei temibili concorrenti (spesso anche più credibili) ma soprattutto perchè il parlare male di Facebook va terribilmente di moda ed attira pubblico. Leggi tutto “Vergognatevi… (e non date la colpa a Facebook)”

Combattere gli imbecilli 101

Curt ShillingTanti anni fa (si parla dell’inizio degli anni 90, sigh) lo avevo ammirato nel suo ruolo di pitcher dei Philadelphia Phillies in una splendida finale di lega (National League Series) vinta contro gli Atlanta Braves ma francamente mai e poi mai avrei immaginato di poterlo ammirare anche sotto un altro aspetto legato al mondo dei social network.
Sto parlando di Curtis Montague Shilling (più conosciuto come Curt) che dopo una bellissima carriera come lanciatore si è buttato, con poco successo, nel mondo dei videogames. Leggi tutto “Combattere gli imbecilli 101”

Cos’è il genio? /11

Hai fatto una scelta di vita “vegana” che io non voglio e tantomeno posso giudicare.

Hai deciso di aprire una pagina su Facebook per “parlar male degli ‘onnivori’” perculandoli ad ogni piè sospinto, spesso utilizzando tesi che potrebbero essere facilmente confutate. Ma non voglio e tantomeno posso giudicare questo.

Spesso (e volentieri) attacchi la sperimentazione sugli animali, associandola alla vivisezione, postando anche immagini, alcune (molte, nda) delle quali potrebbero facilmente essere ben lontane dalla sperimentazione sugli animali. Ma non voglio e tantomeno giudicare nemmeno questo.

Cos'è il genio/11

E poi mi citi i risultati di una ricerca che è stata fatta proprio grazie alla sperimentazione sugli animali (in particolare sui topi?)

Sei un genio!

Il traffico di Facebook

Qualcuno si è accorto che verso le 18:00 di oggi Facebook è andato down e ci è restato per circa 30 minuti.

Per farmi un’idea della misura di questo down sono andato a vedere le statistiche di traffico IPv4 del MIX che, ad oggi, interconnette 145 ISP e 37 carrier:

Traffico IPv4 del MIX

Quello scalino da 20 Gbit/sec coincide con il down di Facebook. E stiamo parlando di parte del traffico italiano.


Aggiornamenti dopo la pubblicazione iniziale:

  • 1/8/2014 22:50 sostituzione del grafico con uno catturato in seguito per meglio evidenziare il calo di traffico

 

I Social network e la ricerca delle pagliuzze

@Flaviaventosole su TwitterE’ da un paio di giorni (ossia dalla data di pubblicazione) che sta spopolando su Twitter e, soprattutto su Facebook, il tweet di Flavia Vento nel quale la… hem… la… (qualcuno mi trova una definizione per favore?) si chiede cosa sia il MOSE.
I toni dei retweet o dei post su Facebook sono tutti simili: sgomento totale, commenti sbigottiti e un generale sconcerto per questa semplice domanda.

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E tu, dove sei?

Oltre un miliardo di utenti facebook in una fotoQuasi un miliardo e trecento milioni di utenti. Quasi un miliardo e trecento milioni di foto di profili messi tutti insieme all’interno di una singola pagina web.

Ecco l’ultima applicazione (assolutamente inutile, nda) ma, almeno, con un fantastico impatto visivo, presente in rete, realizzata dall’americana Natalia Rojas. Dopo aver scoperto che tramite le API di Facebook era possibile accedere ai profili di tutti gli utenti del social network, Natalia ha impiegato oltre un anno per realizzare l’applicazione (afferma di averlo fatto solo nel tempo libero, però).

Ovviamente l’applicazione vi permette di ingrandire frammenti della pagina per vedere le singole foto dei profili e, se accettate di fornire un po’ di informazioni a Facebook, potrete anche cercarvi, trovarvi e, soprattutto, scoprire dei votri amici chi si è iscritto prima e dopo di voi.

Sono cose importanti, no?

 

APP o browser?

link a facebookLo dico subito: non sono mai stato un fanatico del fenomeno delle APP, specialmente quando venivano spacciate come “evoluzione” del web.

Riconosco che quando è nato l’iPhone le reti cellulari non erano dei fulmini di guerra per la trasmissione dati, i siti non erano (più) ottimizzati per connessioni a bassa velocità e ovviamente non esisteva (ancora) il concetto di “versione mobile del sito”.

In sé la APP disaccoppia i dati dalla presentazione: la presentazione risiede staticamente sul telefono (client) e i dati vengono pescati dinamicamente dal server via http[s]. Questa tecnica riduce notevolmente il traffico dati perché la presentazione (la APP), che è la parte più cospicua dal punto di vista del traffico, viene trasmessa solo in fase di installazione/aggiornamento.

Ma c’è un pericoloso risvolto della medaglia: una APP è un vero e proprio programma che gira sul telefono a cui vengono concessi dei permessi di accesso da parte dell’utente (si spera in maniera consapevole). Senza contare il fatto che spesso una APP “presenta” dei contenuti del web, senza però offrire la possibilità di ricavare un riferimento ipertestuale (URL) a quei contenuti per trasmetterli o referenziarli altrove. In alte parole, rompe uno dei fondamenti del WWW.

Si può star qui a disquisire sull’opportunità di avere un sistema con più o meno granularità di permessi, ma alla fine la questione è una: le APP tendono a chiedere più privilegi di quelli che hanno bisogno, nel nome della oramai logora “migliore esperienza di utilizzo”.

Facebook è un chiaro esempio di questa espansione e trasformazione verso qualcosa che diventa onestamente eccessivo. Se si guarda l’applicazione per Android, i permessi richiesti sono poco giustificabili ad una prima analisi. Non sono, ovviamente, tirati a caso, ma l’applicazione di Facebook inizia a diventare onestamente troppo invasiva.

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Facebook acquisisce Instagram

Mark Zuckerberg ha annunciato che Facebook ha siglato un accordo con Instagram per l’acquisizione della società di condivisione delle immagini.

La transazione si sarebbe conclusa con il pagamento di circa un miliardo di dollari tra azioni e contante. La società di San Francisco aveva raccolto 47 milioni di dollari di finanziamenti da fondi di venture capital quali Andreessen Horowitz, Baseline Ventures e Benchmark Capital ed era valutata attorno ai cinquecento milioni di dollari. Il che significa che gli investitori hanno portato a casa il doppio dell’investimento.

Secondo il comunicato di Zuckerberg e del CEO della società acquisita, il brand di Instagram resterà per ora indipendente e continueranno gli sviluppi sulla piattaforma di condivisione delle immagini.

Questa è per ora la più grande acquisizione conclusa da Facebook.

Quella spennellatina sulla coscienza tipica di Facebook…

Lo so, questo post attirerà contro di me fulmini e saette… ma sono ottimista: credo nella resurrezione.

In questi giorni sto assistendo ad un simpatico mix tra “spennellata sulla coscienza” e “pecoroni del mondo uniamoci“: il cambio della propria immagine del profilo con quella di un cartone animato della propria infanzia. Entrambi questi atteggiamenti sono tipici di Facebook e si manifestano con frequenza regolare, soprattutto il primo.

Quando ho visto i primi “cambi” ho pensato che fosse l’idea di qualche buontempone, tanto da chiedere a un paio dei miei contatti che già avevano fatto la modifica il perchè di questa cosa e ho ricevuto risposte poco chiare, molto confuse. Con facilità sono, però, riuscito a trovare il perchè ed il percome di questa idea e… francamente sono rimasto deluso e ho deciso di non partecipare.

La mia impressione (si, lo so, è certamente sbagliata) è che ci sia tanta ipocrisia in gesti come questi e quello che leggo in queste azioni è una cosa tipo “Hey, è la settimana dell’infanzia… e io ci partecipo attivamente… cambio la mia immagine di profilo anche io.
Ma fare qualcosa di concreto… no? E solo in questi giorni bisogna pensare all’infanzia? Gli altro 358 giorni no?
Lo so, sono cinico e probabilmente anche un po’ stronzo. Lo so benissimo. Ma questo è quello che penso. E, tristemente, è la stessa identica cosa che penso quando vedo cose tipo “Pinco Pallino ha aderito alla causa ‘Raggiungiamo <numero superiore a 100.000> iscritti per fermare <causa banale e ovvia>’” oppure quando vedo “Pallino Pinco si è iscritto al gruppo ‘facebook contro la [pedofilia|vivisezione|ecc. ecc.]‘.
L’immagine è quella del vecchio barbiere che con la spazzola toglie dalla spalla i capelli rimasti… solo che in questo caso la spalla sarebbe la nostra coscienza.

A questo poi aggiungiamo tutta quella marea di pecoroni che hanno fatto questo cambio non sapendo bene di cosa si tratta. E ce ne sono, credetemi. Provate a chiedere ai vostri contatti per verificare. Chiedete il perchè di questa iniziativa. Chiedete su cosa bisogna sensibilizzarci e non limitatevi alle frasi fatte tipo “è la settimana dell’infanzia”. Quello lo sa anche Nicole che di anni ne ha 5. Quanti sanno entrare nei particolari? Quanti sanno qualcosa della “Convenzione sui Diritti dell’Infanzia“?

Tornare bambini per qualche minuto, per qualche ora o, ancora più ipocritamente, per qualche giorno modificando l’avatar del proprio profilo di facebook non serve a nulla.

Più che tornare bambini, dovremmo pensare di più e con più attenzione ai bambini e, magari, porre maggiore attenzione al loro futuro.

Venghino signori, venghino!

Hai bisogno che si parli di te?
Hai bisogno di stare per un po’ sulle prime pagine dei media tecnologici?
Hai bisogno di pubblicità gratuita?
Semplice, spara o inventa qualche cazzata che abbia a che vedere con Facebook ed il gioco è fatto. Non importa quanto stupida, illogica, inutile, qualunquista o retorica… non importa se reale (tipo il ‘socialsalvin’, vero Marco?) o solo a parole. L’importante è farlo.

L’ultima è di Jimmy Kimmel che, a detta del Corriere, pare sia un popolare comico e conduttore statunitense. Un genio che ha proposto, per il 17 Novembre, il National Unfriend Day, data nella quale si invitano tutti (coloro che non hanno cervello per pensare da soli, nda) a cancellare i ‘friends‘ che non sono friends, filosofeggiando che “These people on Facebook..they’re not your friends. That’s all.
I casi sono due o questo è veramente un povero ingenuo mononeuronico che crede che il significato di “facebook friend” sia identico a quello di “friend”, oppure questo sa benissimo che i due concetti sono completamente diversi ma, ovviamente, gioca con l’ingenuità di chi gli da retta.

E’ vero che per molti idioti è importante il numero di amici che si hanno in lista. Non parlo di chi usa Facebook a livello commerciale (ci sono professioni che se sfruttassero Facebook bene migliorerebbero il proprio business), ma parlo di chi usa Facebook un po’ come uno status symbol… e ce ne sono a quintali. Quelli che “sei su Facebook? Quanti amici hai?” oppure “Come non sei su Facebook? Figata… io ho x amici!”. Ed è a questi ingenui bagonghi che questo signor Jimmy punta (e sfrutta) per farsi pubblicità…
Ma la cosa triste è che la stragrande maggioranza di chi commenta questa notizia… gli da ragione, affermando che lo faranno loro stessi… forse perchè anche loro, nel loro piccolo, hanno bisogno di pubblicità. E il luogo comune più retorico che viene utilizzato è “se hai perso di vista un amico e non lo senti da oltre 10 anni, è perchè non è tuo amico”.

Il problema di base è che “Facebook Friend” non significa friend. Il fatto che il marketing facebookiano, per tradizione e intelligenza, abbia usato questa parola non è sufficiente per farti spegnere il cervello. Su Facebook l'”amico” non è lo stesso amico che hai nella vita reale. E’ un contatto. Punto e basta.
E’ possibile che qualcuno di questi contatti sia anche un amico vero e proprio, ma questo è un caso. Solitamente sono persone con cui condividi un hobby o un interesse. Sono persone con cui magari ti capita di intavolare discussioni dalle quali impari sempre qualcosa (non ho detto cambi idea, ho detto impari qualcosa). Seono persone i cui l’1% di status o link possono anche farti sorridere o farti pensare. Magari quell’1% mischiato tra l’altro 99% di inutilità, ti fa conoscere qualcosa di interessante, uno spunto per una risata, per un po’ di relax o per un approfondimento. Sono persone che hai perso di vista per qualche motivo e con cui ti fa piacere, ogni tanto, scambiare qualche messaggio senza dover necessariamente trascorrere ore insieme. Sono persone a cui chiedere un veloce suggerimento.

Ripeto: non sono friends. Sono “Facebook Friends“.

Poi certo sicuramente tutti (me compreso) abbiamo qualche inutile “friend” nella nostra lista. Ma questo e il Social Network (in genere) non ha per nulla “deprezzato il concetto di amicizia“, che è una delle filosofeggiate retoriche di Jimmy (e chissà quanti altri).
Semmai sarebbe più utile e importante che la gente non deprezzi il proprio cervello esaltando i Social Network, rendendoli uno status symbol e dando a gente come questo Jimmy la possibilità di farsi pubblicità con queste cazzate.

Chi sarà e cosa si inventerà il prossimo personaggio alla ricerca di pubblicità gratuita?