Ci sono cose che non si possono comperare, per il resto c’è un errore HTTP 408

Fin’ora l’attivismo su Internet è stato una pallida copia dell’attivismo del mondo reale.

Le persone disagiate si aiutano con fatti concreti (ciascuno decida quali), non certo cambiando l’avatar o aggregandosi ad un gruppo di un social network.

Ieri però abbiamo visto che l’attivismo online può avere una sostanza. Ci sono blog e siti che spiegano come supportare l’attacco verso i siti si organizzazioni che, per una ragione o un’altra, avrebbero causato problemi a WikiLeaks o al suo fondatore.

I notiziari di questa mattina parlano degli attacchi DOS a questi siti Internet. La cosiddetta “protesta popolare” si è spostata sulla Rete, dove si può protestare comodamente seduti al caldo di casa propria senza nemmeno farsi otto ore di pullman per andare al corteo.

Non è questo il luogo per dare giudizi morali (e me ne guardo bene dal farlo!), qui ci si limita a constatare che la Rete è diventata un luogo come gli altri. Era anche questo che sognavamo nel 1994 quando abbiamo iniziato a lavorarci, non è vero?

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

4 pensieri riguardo “Ci sono cose che non si possono comperare, per il resto c’è un errore HTTP 408”

  1. No, quando abbiamo iniziato a lavorarci (era il 1992, per me) forse non pensavamo dovesse o potesse diventare un luogo come altri. Forse lo si sperava migliore.

    Wikileaks ha dimostrato che può esserlo migliore… il “boicott Wikileaks” organizzato dagli USA lo sta velocemente riportando in un luogo come tanti altri.

      1. Si, ma la vastità della rete non può impedire ai cretini di peggiorarne la qualità. Dovrebbe essere compito di chi ha cervello cercare di renderla migliore, facendo si che i cretini si autoallontanino.

        Peccato che questo non sia possibile… e il risultato è stato il caso Wikileaks.

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