Il consulente direzionale

Bormio: la gente dei PasqualiLa figura oggetto di questo articolo è molto tipica della realtà distorta delle aziende italiane.

Uso questo termine, per certi versi fin troppo eccessivo, per definire quella persona a cui il dirigente/proprietario di un’azienda si rivolge per avere un’opinione.

Sia chiaro, non stiamo parlando qui di professionisti del settore, spesso associati a studi di consulenza aziendale, che svolgono ruoli molto professionali all’interno di grosse aziende. Questi sono veri professionisti e di seguito non si parla di loro.

Di solito il consulente direzionale in questione è amico della proprietà, di cui ha guadagnato una fiducia incondizionata, e svolge questo ruolo come secondo lavoro. Spesso la collaborazione è iniziata con un aiuto vero in cui il consulente ha dato un aiuto sostanziale e importante. La situazione si è poi calcificata al punto che la direzione/proprietà interpella il consulente per qualsiasi decisione che non riguardi il core business dell’azienda.

Il consulente, da parte sua, sente questa missione in maniera viscerale e fa di tutto per perseguire il proprio scopo. Peccato che la persona in questione non abbia spesso la competenza per prendere alcune decisioni e basa i suoi verdetti su conoscenze non oggettive (mi hanno detto che…, al telegiornale ho sentito che…, un mio vicino ha detto che…) o ribaltando la domanda che gli viene posta ai tecnici dell’azienda presso cui lavora per riportarne i verdetti lapidari dati velocemente per togliersi di dosso il collega che fa domande insensate.

Nel mondo dell’IT questo consulente direzionale è una mina vagante e farà solo dei danni.

Nella migliore delle ipotesi, tirerà sul prezzo di ogni cosa, cercando di limare ogni costo per poi giustificare alla direzione/proprietà il proprio ruolo, senza considerare assolutamente le conseguenze delle sue decisioni (tanto poi mica li usa lui i server!).

Altre volte il consulente direzionale di questo tipo consiglierà hardware IBM “perché è IBM!”, ignorando che (a) IBM ha ceduto tutto a Lenovo e (b) no one has ever been fired for choosing IBM è una regola che valeva nel secolo scorso.

Altre volte ancora criticherà le nuove tecnologie perché non le capisce e le vede, quindi, come nemiche o perché qualcuna delle sue fonti ne ha parlato male.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

6 pensieri riguardo “Il consulente direzionale”

  1. Il problema è che quando non c’è questa figura precisa, ci sono i suoi cloni che sono, a dire il vero, anche peggio. Qui da noi abbiamo due aziende “di fiducia”,,, due ziende di consulenti che nonostante lavorino nel settore dell’IT abbiano la stessa professionalità e cultura di base che ha mia figlia di 6 anni.

    Il loro ragionamento su IBM viene girato su Microsoft… per cui tutto quello che serve lo si risolve con un prodotto Microsoft (ultimamente è tornato in auge ‘sharepoint’). Sul lato processi il loro concetto di semplificazione funziona solo se associato alla parola acquisto (vuoi semplificare tutto? compra un server nuovo e mettici il prodotto x così puoi fare le cose in questo modo)… potrei anche addentrarmi sul lato sviluppo applicazioni, ma avrei troppo da commentare.

    K.

    1. Nei miei esempi “consulente direzionale” include una vasta gamma di figure (piu’ o meno losche), nessuna delle quali ha a che fare con i VERI consulenti direzionali.

      E’ vero: per alcuni adesso M$ prende il posto di IBM nella litania “no one has ever been fired…”. In campi diversi le alternative a M$ sono SAP e Oracle.

Spazio per un commento