SaaS (il “cloud”) e brutte sorprese

Io trovo incredibile che tutti pensino che la soluzione di ogni problema informatico sia “il cloud” (riferendosi in realta` al SaaS, ovvero Software as a Service).

Certo, e` comodo pagare un canone annuo per collegarsi ad un server remoto gestito da altri dove gira il software che altrimenti avresti dovuto comperare, installare, aggiornare, backuppare, eccetera.

Ma vi siete mai chiesti se il server remoto e` affidabile? Ovviamente il venditore vi avra` detto che il server e` in realta` un sistema ridondante su macchine multiple dislocate in diversi luoghi, con sincronia realtime dei dati, backup storici, UPS, condizionamento, gigabit di banda su piu` connessioni indipendenti, guardie armate alla porta, eccetera.

La realta` invece e` che il software e` installato su 3 HP ML110 con un RAID1 ognuno su dischi SATA di classe desktop, e un semplice backup con backuppc. Nessuna ridondanza (ogni server gestisce N clienti, ma non c’e` ridondanza), l’ UPS e` rotto da 4 mesi, e spesso ci sono gravi sbalzi di tensione di rete a causa della locazione (una zona industriale). La connessione internet e` una singola fibra a 10 megabit senza ridondanza alcuna. I server si trovano in una stanzina condizionata (almeno quello) che pero` e` usata anche come ripostiglio, quindi e` piena di scatoloni e ci sono persone che vanno e vengono continuamente scavalcando le prese elettriche e i cavi di rete.

Quando vi propongono di “mettere tutto nel cloud”, riflettete su quello che vi ho appena detto.

Autore: Kurgan

Sistemista Linux con la fissa della sicurezza

7 pensieri riguardo “SaaS (il “cloud”) e brutte sorprese”

  1. In molti casi il “cloud” serve effettivamente a mascherare le magagne.
    Parimenti il fatto di “mettere i dati nel cloud” (frase ad effetto per quelli che vogliono darsi importanza) non garantisce di per se’ nulla. Anzi.

    1. Usare “il cloud” ha un sacco di vantaggi:

      1- sei in figo perche` lo dici (un po` come dire “virtuale”)

      2- quando va tutto a puttane, non e` colpa tua, ma del fornitore del cloud (come se questo ti salvasse dal disastro)

      3- prima che vada tutto a puttane, hai comunque risparmiato n-mila euro di hardware, software, manutenzione, consulenza. Risparmio che portera` alla rovina dell’azienda, ma spesso tu sarai gia` scappato quando accadra`.

      Questo mi porta a tutto un altro discorso su come le aziende siano spesso solo mucche da mungere per il CEO di turno, che arriva, spreme l’azienda, incassa il bonus, e scappa prima dell’inevitabile disastro. Ma forse dovrebbe essere argomento di un altro sito, uno che si occupi di finanza.

      1. E dove non c’e’ il CEo c’e’ il “consulente direzionale”.

        Figura grigia, spesso amica di lunga data del CEO o della proprieta’ che fa la consulenza come secondo lavoro (il primo e’ spesso un ruolo marginale in una grossa organizzazione).
        Questo tipo di “consulente direzionale” non capisce un cazzo del 90% delle cose, ma viene spedito dal CEO/proprieta’ a “valutare” le offerte e i progetti per poi “riferire” al CEO/proprieta’.
        In sostanza e’ una via di mezzo tra un ufficio acquisti vecchio modello (“quanto mi fa di sconto?”) e un paraculo.

  2. Se un piccolo provider riesce a fornire servizi cloud ad un prezzo più basso di Amazon, linode etc. etc. probabilmente è nella situazione di cui sopra, quindi lo evito.
    Se li offre ad un prezzo più alto lo evito comunque.
    Quindi dal mio punto di vista il problema non si pone 🙂

  3. un controllino “fisico” del cloud è d’obbligo. come è d’obbligo sapere come lavorano tutti i fornitori primari e di primaria importanza (la cartoleria non lo è, chi conserva tutto il sapere della tua azienda invece si).

    Molto spesso piccole aziende saltano perché si affidano per il proprio lavoro a terze parti che omettono di controllare periodicamente.

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