Open source nella PA

Il Decreto Sviluppo 2012 all’articolo 22 comma 10 contiene una modifica al comma 1 dell’articolo 68 del codice dell’amministrazione digitale che ridefinisce l’ordine di priorità con cui la Pubblica Amministrazione (PA) deve scegliere il software.

Il nuovo ordine di priorità è il seguente:

  1. software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
  2. riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
  3. software libero o a codice sorgente aperto;
  4. software combinazione delle precedenti soluzioni.

La modifica di cui sopra include anche questa frase: solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso.

In sostanza, la legge adesso stabilisce che l’adozione di software proprietario a pagamento è l’ultima delle opzioni disponibili e deve essere percorsa solamente quando, dopo valutazioni comparative, si è stabilito che le altre soluzioni non sono disponibili.

L’esperienza che ho nel lavoro con la PA mi suggerisce che è presto per cantare vittoria, in quanto è sufficiente che una feature del software proprietario che un Ente “vuole” acquistare sia dichiarata come necessaria per annullare gli effetti di questa norma.

È comunque un inizio ed è un buon punto di appoggio per quei responsabili informatici della PA volenterosi (e ce ne sono!) che sono stufi di pagare per licenze d’uso, ma che hanno bisogno di un “appiglio legale” per poter convincere i loro utenti che, alla fine Libre Office vale tanto quanto, se non di più, la vecchia versione di MS Office a cui l’utente è tanto affezionato. (via Stefano Quintarelli)

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

18 pensieri riguardo “Open source nella PA”

  1. Di fatto contro il software libero giocano sia la pigrizia sconfinata di impiegati o dirigenti della pubblica amministrazione sia le azioni di lobbying dei produttori di software pay per cui la P.A. è stata sempre fonte di grassi guadagni.

    D’altro canto non è difficile immaginare che a livello di reseller stiano già preparando dei documenti in cui si indicano le caratteristiche assolutamente in-dis-pen-sa-bi-li dei software commerciali che servono a escludere il sowtware free ….

    1. Attenzione ragazzi perché come al solito è facile cadere nei soliti luoghi comuni: la pigrizia degli impiegati, le lobby più o meno segrete che controllano il mondo e il denaro, ecc. Ma non è mai tutto così semplice e bisogna conoscere l’argomento di cui si parla. Taglio dei costi? Siamo sicuri?
      Premesso che lavoro nella PA (e premesso che sto postando da Debian), qualche anno fa (si, ci avevamo pensato da soli) mi è capitato di partecipare ad una riunione con un dirigente al quale avevamo proposto di passare ad Ubuntu su tutte le workstation: non c’è stato un no senza se e senza ma, ma sono emersi problemi non indifferenti. Ne scrivo alcuni:
      1- non sarebbe stata possibile la gestione centralizzata degli utenti, dei permessi e delle policy che fornisce Active Directory (e nella PA non si parla di 100 utenti….)
      2- in caso di problemi col sistema operativo o con i software open source, come ottenere supporto e patch garantiti entro poche ore? A chi ti rivolgi se si ferma la produzione? posti sui forum e speri? Bisogna attivare un contratto di assistenza con qualche società, ma allora non c’è più il vantaggio del free…
      3- tutto o quasi il software legacy che hai dovrebbe essere riscritto, compilato e ritestato sotto Linux (altra spesa non indifferente); anche per OpenOffice si sarebbe dovuto creare un nuovo team di supporto tecnico specializzato, oppure affidarlo ad una ditta esterna
      Per quel che mi riguarda, dove ho potuto ho installato Linux, ne parlo ai colleghi e mi risolvo i problemi da solo, ma estendere di colpo questa logica ad un mostro come la PA italiana è assolutamente impensabile.
      Vedremo in futuro.

      1. Credo si stia passando da un eccesso all’altro.

        L’esempio di AD (e tutto quello che gli sta in giro) e’ il tipico esempio in cui e’, per ora, piu’ conveniente in tema di sicurezza e di manutenibilita’ un paio di DC con 2008R2

        Pero’ non ci sono solamente i sistemi operativi. Prendiamo l’applicazione per scrivere testi e l’applicazione del foglio elettronico.

        Tra i miei clienti ho avuto per circa 15 anni una multinazionale che era pappa e ciccia con Microsoft. Nessun (e sottolineo N_E_S_S_U_N_O) problema che abbiamo avuto con Word o Excel e che e’ stato escalato ha avuto una risposta diretta, nonostante fosse dettagliato e circostanziato.

        Secondo me (e anche secondo i casi nelle PA straniere che hanno poi fatto dietrofront), mettere Linux come desktop per tutti e’ il sistema migliore per far fallire l’introduzione dell’open source e del free nella PA.

        Di contro, usare Linux, [PG|My]SQL e Apache nei web server della PA provoca guadagni immediati e dimostrabili di molte migliaia di EUR di licenze rispetto a Windows, [Oracle|MSSQL] e IIS e magari ci sta anche qualche risparmio dei costi dell’hardware.

        Concludo ricordando che se hai un problema con Windows Server e vuoi una risposta rapida o hai un contratto gold (o come diavolo si chiamano adesso) che costa un $ingente_somma oppure devi comunque rivolgerti a Google e ai forum (come fanno tutti i SysAdmin, del resto)

        1. A Luigi Rosa

          Mah! Io posso parlare solo di quel che conosco direttamente: in tutti i pochi (per fortuna) casi di un problema veramente urgente (di massimo livello di priorità) entro 30 min c’era una persona alla console, con il collegamento ad uno dei centri attivi in quel momento nel mondo (a seconda del fuso orario). Non ho mai messo in piedi personalmente un sistema LAMP ma noi abbiamo Web server M$ in cluster con batterie da 20 macchine, in load balance e sincronizzati. Occorrerebbe ricreare e reinstallare tutto da capo (in ogni caso sono tempo e soldi dei contribuenti).
          Comunque, se mi permetti, stiamo guardando il dito e non la Luna: il vero problema della spesa della PA, almeno per quello che posso vedere io, non sono le macchine o i sistemi operativi ma le esternalizzazioni MILIARDARIE che creano dipendenze da cui è quasi impossibile uscire, per assistenze e manutenzioni a peso d’oro vita natural durante, senza formare e utilizzare i dipendenti, che, specialmente quelli più giovani, ti assicuro si farebbero coinvolgere volentieri. Queste si sono le scelte politiche che costano alla collettività.

          1. Quante PA si possono permettere un contratto del genere con intervento in 30 min 24x7x365 (posto che ci sia qualcuno presente 24x7x365)?
            A fronte di pochi grosse “PA” ce ne sono migliaia piccole che potrebbero beneficiare da questi regolamenti.
            Per una PA che puo’ permettersi un 24x7x365 20.000 EUR in piu’ o in meno all’anno sono briciole, per alcuni comuni sono il budget dell’IT.

            Lascerei perdere discorsi di benaltrismo, anche perche’ i miliardi di EUR per le consulenze li ha l’amministrazione centrale.

            Il topic qui e’ il software, non sono le consulenze. Se nel Decreto Sviluppo ci sono voci sulle consulenze, bene, senno’ e’ una mancanza del decreto; se continuiamo con i benaltrismi non risparmiamo un tubo e manteniamo lo status quo.

      2. Quando si affrontano questi argomenti spesso si parla dell’impossibilità di convertire *TUTTE* le macchine a Linux e/o sostituire *TUTTI* gli Office con OpenOffice.org/Libreoffice.

        Seguire questa strada è sbagliato.
        L’introduzione di OOo/Libo (operazione relativamente semplice) e/o di Linux è una cosa che va fatta in modo graduale.

        Si può iniziare ad installare OOo/Libo nei PC in cui la licenza di Office NON è regolare (e non ditemi che in tutte le PA tutte le licenze sono regolari che NON ci credo… anche per averlo visto di persona). Si spiegano all’utente le piccole differenze rispetto a Office… e in molti caso il cliente sarò contento di non dover usare i Ribbon 😉

        Poi si continua installando OOo/Libo sui nuovi PC dove ormai viene preinstallata una versione MOOOOOLTO base di Office 2010 che però non fa tutto).

        Poco a poco poi si installa su tutti i PC affiancandolo anche dove esiste una licenza regolare di Office.

        Molto spesso l’utente nemmeno si accorge di usare un prodotto differente.

        Cambiare un sistema operativo sarà cmq più complesso… ma operando in modo graduale non si avranno grossi problemi.

        Riguardo l’assistenza ovviamente come prima si rivolgevano ad un CED o ad una ditta esterna per l’assistenza su Windows, ora si rivolgeranno alla stessa maniera per l’assistenza su Linux.

        1. VIsto che nei post si parlava di taglio dei costi per la PA nell’informatica, non mi sembra appropriata l’accusa di benaltrismo, non ho mica nominato le auto blu, il riscaldamento acceso anche in estate, ecc, ecc.
          Ho parlato di dove c’è il grosso della spesa, pagata da tutti noi contribuenti, di dove si potrebbe risparmiare ANCHE con Open Office ma soprattutto con una seria spending review.
          Ma forse ho toccato un argomento “scomodo”.
          Bando alle polemiche, non creiamo fraintendimenti.
          Sicuramente il Decreto in questione è una buona notizia, così come lo è la parte riguardante il rafforzamento delle convenzioni Consip. Speriamo bene. Volevo solo far notare che l’ostacolo all’introduzione del mondo open nella PA non è solo “la pigrizia sconfinata di impiegati o dirigenti della pubblica amministrazione”. Ho i capelli bianchi e ho lavorato metà della mia vita nel privato: ne ho viste di cose ……
          Buone vacanze.

          1. Quando si parla della PA non ci sono argomenti “comodi”. Per conto mio mi impegno a non censurare nessun commento (salvo che sia ingiurioso o con contenuti illegali o di spam). Se non affrontiamo argomenti “scomodi” e facciamo i politically corect non risolviamo nulla.

            Per quanto riguarda il personale, e’ un altro argomento spinoso, legato alcune volte (non sempre: alcune volte) al metodo clientelare di assunzione.

      3. Non ho mai parlato di “lobby più o meno segrete”, nè mi scandalizza che i distributori Microsoft preparino documenti per promuovere l’adozione dei loro prodotti presso la P.A. (in Italia è ancora la vacca più grassa in assoluto); è il loro ruolo e dovere, e non è nemmeno illegale.

        Mi scandalizza invece l’atteggiamento della P.A. che, in qualsiasi campo, si beve qualsiasi informazione in maniera totalmente passiva.

        1. Il fatto che la PA si beva la propaganda aziendale (l’ho visto succedere anche io e alcune volte sono riuscito ad impedire il danno, latre no) e’ legato al fatto che la competenza e’ spesso bassa, specialmente nelle piccole PA. Il fatto che ci sia poca competenza dipende da molti fattori, tra cui ne cito solamente due: (a) la poca concorrenza retributiva e di soddisfazioni lavorative rispetto al privato e (b) il metodo alcune volte clientelare delle assunzioni.

  2. Vecchia versione?

    Vogliamo parlare di quando sono apparsi computer nuovi dotati di M$Office 2010, e l’unico dei vecchi computer che poteva leggere i .docx da loro generati era il MIO, tramite OpenOffice? Per gli altri ho dovuto installare il plugin .x per M$Office 2003…

    Pero’ la notizia e’ interessante…

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