Imparare dagli errori

IMG-20130606-00270Questa settimana ho partecipato all’edizione Italiana del BlackBerry Experience Forum, un evento rivolto ai reparti ICT delle aziende per dimostrare e discutere alcune delle nuove tecnologie appena presentate o di prossima uscita da parte di quella che una volta era RIM.

Probabilmente tutti sapete della recente uscita delle linea di prodotti denominata BlackBerry 10 che è una vera rivoluzione nell’intera piattaforma.
Comprende infatti un nuovo sistema operativo non più basato su Blackberry OS ma ora su QNX, comprende nuovi apparecchi telefonici (per il momento solo di fascia alta , ma con almeno un modello di fascia bassa in arrivo a breve).  Sopratutto prevede un metodo di gestione dei dati completamente diverso dal precedente (solo incidentalmente vi ricordo che la piattaforma BB 5/7 con l’APN blackberry.net rimarrà in funzione al massimo per due anni, o meno a seconda del vostro operatore telefonico).
Non voglio fare qui un comunicato stampa sul BB10 e invito il lettore interessato a documentarsi sulla Wikipedia (o meglio ancora con il referente commerciale del proprio operatore, ammesso che ne abbiate uno che sappia fare il suo lavoro…), vorrei invece discutere di lezioni imparate.

Fino all’anno scorso, RIM (poi diventata formalmente BlackBerry) era un’azienda data per spacciata.
Nonostante avesse sostanzialmente inventato la e-mail da passeggio che fosse pratica, sicura e appetibile per le aziende circa dieci anni fa, non era riuscita a stare al passo con nessuna delle recenti rivoluzioni nel campo mobile. Non aveva un vero e proprio smartphone con cui competere con gli ormai ubiqui iPhone e Galaxy S, non aveva un tablet che potesse impensierire i due produttori dei precedenti prodotti; ciliegina sulla torta, l’elenco della App disponibili per la piattaforma BB era semplicemente risibile rispetto agli altri due colossi del mondo mobile. Molti commentatori scommettevano sulla fine del brand, della sua tecnologia e forse anche dell’azienda nel suo complesso.
BlackBerry si è risollevata da questa situazione imparando due lezioni importanti e reagendo in maniera appropriata.

Il primo errore da cui imparare è stata quello – commesso un po’ da tutti i protagonisti nel mondo della tecnologia – di non riuscire a vedere al di là del binomio vita privata/vita lavorativa: tutti i produttori di cellulari, computer, software e apparecchi vari, infatti, ci hanno abituato sempre a vedere la linea di prodotti consumer e quella professionale.
Negli anni ’80 e ’90 questo significava avere prodotti più sofisticati al lavoro e meno avanzanti a casa, ora la situazione è cambiata con prodotti che non si differenziano più per il livello di tecnologia o prezzo, ma solo per la destinazione d’uso.
Nel mondo del mobile, in particolare, non era inconsueto vedere in giro persone con due cellulari con il numero privato e quello di lavoro: quando i cellulari si sono evoluti in smartphone, con tutti i servizi associati, questa situazione era diventata evidentemente scomoda e poco sostenibile.
Da questa realizzazione è nata l’idea del Bring Your Own Device, ovvero il concetto secondo cui l’azienda dovrebbe aprirsi ai prodotti personali dei dipendenti, lanciando loro portare computer, cellulari, macchine fotografiche e similia provvedendo solo a fornire i servizi IT necessari per integrare le funzionalità lavorative in questi dispositivi. Alcuni analisti sostengono che il BYOD sia semplicemente inevitabile e che fra qualche anno sarà del tutto impensabile per noi di usare un prodotto tecnologico aziendale, così come la maggior parte di noi va in ufficio con i propri vestiti e non ha una divisa fornita dall’azienda per cui lavora.
Altri (tra cui il sottoscritto, per inciso) trovano che l’idea sia trattata in maniera troppo semplicistica e che nasconda insidie tecniche, organizzative e legali di non lieve entità.
Indipendentemente da come la si pensi, BB ha risolto il problema alla radice, implementando direttamente nel sistema operativo la funzionalità denominata Balance che permette con un gesto sullo schermo di passare da un ambiente personale a uno lavorativo il cui le applicazioni e il filesystem sono completamente isolate. Le politiche d’uso aziendali possono essere applicate ad entrambe le partizioni logiche, ma idealmente, una azienda potrebbe mantenere il suo perimetro sicuro e completamente controllato, lasciando invece totalmente libera la parte privata perché l’utente scarichi, navighi, scriva o ascolti musica come più gli aggrada.
Nelle presentazioni pubbliche, BB ha strizzato l’occhio al BYOD, ma a mio avviso lo ha fatto più per una questione di marketing che altro: in effetti la sua scelta tecnologica ha reso la questione irrilevante.
Che sia l’azienda a pagare il dispositivo e la sua connettività, lasciando poi l’utente libero di usare le due cose anche per scopi privati oppure il contrario, il risultato non cambia: l’azienda mantiene il pieno controllo, l’utente ha la massima libertà.
In un periodo di crisi economica delle aziende e delle famiglie, una possibilità tecnica del genere permette alle imprese, al contrario del BYOD, di fornire un benefit importate ai dipendenti. Un benefit che rappresentata un incentivo interessante per il lavoratore, ma che – con una scelta intelligente di contratti e bundle di apparecchi e traffico voce/dati – potrebbe non costare un euro in più all’imprenditore.

Seconda lezione importante: l’apertura ad altre piattaforme è fondamentale.
BB ha capito di avere sostanzialmente perso la battaglia degli smartphone cool dato che ormai i due modelli della concorrenza già citati sopra si spartiscono il grosso del mercato, lasciando le briciole agli altri. Ha capito che non può più imporre i propri prodotti, non solo al privato, ma ora nemmeno più all’azienda.
La maggior parte dei cosiddetti “esperti del settore” pensavano che BB non potesse nemmeno imporre i propri servizi. Non esattamente.
La versione 10 del componente server denominato BlackBerry Enterprise Server è in grado di gestire policy di sicurezza e operative non solo sugli apparecchi BB, ma anche su dispositivi iOS e Android (cellulari e tablet). Questo permette a un reparto IT di centralizzare la gestione delle politiche mobili e, meglio ancora, di utilizzare un solo prodotto per gestire più piattaforme.
Durante il BEF abbiamo assistito a una dimostrazione live della modifica di una policy dal BES10 a un iPhone e tutto ha funzionato in maniera sorprendentemente veloce e trasparente all’utente, dando l’impressione di un prodotto maturo che faccia esattamente quello che promette.
Nell’edizione milanese del forum abbiamo anche assistito a una dimostrazione fatta in precedenza solo all’evento lancio ad Orlando: la presentazione del prodotto denominato BlackBerry Secure Work Space.
Si tratta di una app disponibile per le piattaforme iOS e Android che permette di accedere alle caratteristiche funzionalità di un BB (la posta, il calendario aziendale, la navigazione tramite proxy e così via) tramite un qualsiasi apparecchio. di nuovo, questo software assicura il totale isolamento fra la vita privata (in questo caso tutto l’apparecchio meno questa applicazione) e il mondo aziendale che è protetto e gestito centralmente.

Non so in futuro se le ultime mosse commerciali di BB le consentiranno di prosperare e di sviluppare anche il proprio ecosistema, mi ha fatto piacere però vedere una tecnologia (apparentemente) matura, molto funzionale e costruita con un obiettivo logico in mente.
Per chi di voi fosse interessato a seguire il BB forum, vi suggerisco di tenere d’occhio l’hashtag #BEF13.

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.

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