Testa in su, piedi in giù

E’ notizia di due giorni fa che SpaceX ha completato un ulteriore test del veicolo Grasshopper arrivando a una elevazione di 250m e contemporaneamente spostandosi lateralmente di 100m, prima di atterrare verticalmente alla stessa piattaforma di lancio.
Qui di seguito il video ufficiale rilasciato dall’Azienda:

Il veicolo Grasshopper è un test con l’obiettivo di rendere del tutto recuperabile il primo stadio del razzo Falcon 9 consentendogli di tornare in autonomia al sito di lancio con un atterraggio verticale.
In futuro questa tecnologia potrebbe anche essere impiegata nell’ambito della ipotetica missione Red Dragon.
I prototipi provati fino ad ora sono basati sulla v1.0 del Falcon 9, mentre in futuro si lavorerà sul Grasshopper v1.1 basato appunto sul primo stadio del nuovo Falcon v1.1.

Per quanto questa idea non sia nuova – il pioniere nel campo è stato il Delta Clipper Experimental all’inizio degli anni ’90 – stupisce la velocità con cui SpaceX stia progredendo in questo campo e la rapidità con la quale sta passando dall’idea, al progetto, alla fase di test, fino all’applicazione pratica.
Per il momento pare non ci siano informazioni chiare sul costo di sviluppo e sull’economicità generale nell’utilizzo di questa soluzione.

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.

10 pensieri riguardo “Testa in su, piedi in giù”

  1. Ottimo. Ho pero` un serio dubbio: il primo stadio di un vettore non e` proprio leggero, anzi… e sappiamo tutti che il peso del carburante e` il vero problema di ogni missione spaziale. Ora mi chiedo: quanto carburante in piu` dovranno caricare sul primo stadio per poterlo riportare a terra con un volo controllato? Dovranno cadere da molto piu` in alto di cosi`, mantenendo l’attitudine corretta e pilotando fino ad una base di atterraggio in un punto preciso. Per fare tutto questo senza l’aiuto della portanza (di un paio di ali, insomma) occorre un sacco di carburante.

    Forse sarebbe pensabile iniziare la discesa con un paracadute, arrivare vicino a terra (ma non in un punto prestabilito, pero`) con l’attitudine quasi giusta (piu` o meno in verticale, ma probabilmente con oscillazioni o traslazione orizzontale) e poi con il motore stabilizzarsi e scendere.

    Boh.

    1. Il sistema usato da Curiosity era una specie di navicella, aveva il rover legato, è servito solo per l’atterraggio e non è riutilizzabile. Il Grasshopper è un razzo, quindi si usa per il decollo, e il primo stadio successivamente atterra per poter essere riutilizzato. Dov’è che vedi similitudini?

    2. Ci sono due differenze fondamentali tra un progetto di un razzo riutilizzabile ad atterraggio verticale e la SkyCrane.

      La gru su Marte aveva lo scopo di fare atterrare dolcemente il MSL in un punto approssimativo della superficie: lo scopo non era tanto lo precisione (non nell’ordine dei metri) in quanto MSL è appunto un rover. Grasshopper è in grado di tornare alla base centrando la “X”.

      Una volta completato il suo compito, la SkyCrane si è sganciata dal rover ed è sostanzialmente andata a schiantarsi a distanza: il dispositivo di SpaceX, invece, ha proprio lo scopo di essere riutilizzabile.

      1. Più o meno … di “razzi che vanno in salita da soli” ce ne sono già, ma di sitemi automatici per far atterrare un veicolo autonomamente, basadosi unicamente sulla frenatura con i razzi non ne avevo mai visti, prima di curiosity.

        1. Lo sky crane era solo una parte del sistema di atterraggio di Curiosity, che quindi non era basato *solo* su razzi, e non è stato recuperato. Invece il sistema di Grasshopper serve proprio a far recuperare il primo stadio del razzo.

Spazio per un commento