Che sóla!

Un articolo apparso su CheFuturo! lamenta [do not link] che in Italia Microsoft cerca professionisti ma non li trova.

CheFuturo! è una testata giornalistica sponsorizzata da CheBanca!, la banca retail del gruppo Mediobanca.

L’articolo si intitola «Microsoft cerca professionisti da assumere e non li trova» e ha come sommario «In Italia l’azienda americana cerca esperti di cloud, informatica e statistica e sprona la scuola a formarli»

Il clickbait sta nella presunzione (vera o giusta che sia non è questo il punto) che in Italia non ci siano professionisti in genere, la soluzione è che vengano insegnati nelle scuole i prodotti Microsoft.

Se non ci fermiamo al titolo, scopriamo che due mesi fa Microsoft italia cercava 25 senior e 25 junior esperti nei suoi prodotti cloud. Si badi: non esperti di architetture cloud in genere, di programmazione distribuita, di reti o altro, ma 25 persone che conoscano Azure a livello senior e altrettante a livello junior.

Nulla si dice, ovviamente, in merito al compenso offerto.

Se Microsoft (o qualsiasi altra società che produce software proprietario) non trova esperti nel proprio software, farebbe bene a formarli al suo interno sostenendo i costi della formazione, non a promuovere l’insegnamento di software proprietario nella scuola pubblica.

Che il mercato dei professionisti ICT in Italia promuova la fuga è un dato di fatto, indipendente dalla scarsità di personale che conosca Azure.

Le grosse aziende nell’area lombarda non pagano ai loro general contractor un sistemista medio più di 170-200 euro al giorno. Immaginate voi quanti di quei soldi restano in tasca alla persona (per chi non ha dimestichezza: il 50% potrebbe essere una stima ottimista).

Il motivo di questo sembra essere l’eccesso di offerta, quindi c’è che accetta di lavorare anche per un tozzo di pane (e come possiamo, onestamente, dar loro torto?).

Come riferimento, nella zona di Greater London (che conta più o meno gli stessi abitanti dell’intera Lombardia in un’area quindici volte più piccola) il mercato del lavoro è tale per cui i contractor vengono reclutati da società terze che selezionano il personale e alla fine propongono i candidati ai clienti finali. Una volta scelto il candidato ideale, il cliente finale sigla direttamente con la persona (non con una ditta terza) un contratto a termine, generalmente di sei mesi. Il prezzo si aggira attorno alle 500-600 sterline al giorno.

Certo, la vita a Greater London è più cara rispetto a Milano, ma la tassazione è anche più contenuta e, soprattutto, più semplice e più certa.

La vita di un professionista ICT in Italia non è certo semplice, ma da qui a dire che manca personale specializzato perché le scuole non insegnano agli alunni ad utilizzare prodotti Microsoft ce ne corre.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

9 pensieri riguardo “Che sóla!”

  1. Che banca, che futuro, che palle. Azure di MS è solo un altro servizio cloud, cioè il computer di qualcun altro.
    Veramente si aspettano di trovare esperti supplicanti di un ennesimo storage online? Fanculo, i miei dati importanti sono sulla chiavetta che metto in tasca.

  2. Confermo tutto per quanto riguarda la retribuzione. In media un in Italia un system administrator guadagna quanto una donna delle pulizie, con la differenza che nessuno dei miei utenti si lamenta con la donna delle pulizie se uno di loro ha sporcato tutto il bagno di materiale fecale.

  3. Io che ho terminato da poco un corso specifico su “Cloud e infrastrutture virtuali” indovinate che cosa ci hanno “semicostretto” ad usare? Almeno ho potuto scaricarmi una montagna di roba da dreamspark.. E indovinate ancora? Non trovo uno straccio di lavoro, spesso perchè le aziende nemmeno sanno che sarca$$o cercare e/o fai un colloquio con gente che se gli dici “ho esperienza sulle tecnologie VMWare” e lei ha scritto sul foglio ‘Microsoffice Ipervisore’ ti boccia perchè “non rispecchia appieno la nostra ricerca” oppure non sa cos’è Apache e ti prende per un’indiano del Nebraska. E io purtroppo non abito nell’area lombarda, quindi mi sa che farò come gli altri gggiovani, la greater London qualcosa avrà sicuramente di meglio.

    1. Posso solamente dirti “break a leg!” 🙂

      Vai a Londra, prova, non fermarti al primo impiego e occhio ai costi di mezzi pubblici e appartamenti.

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