ByeDaddy

A partire dalla notte tra il 22 e il 23 dicembre (ora europea) GoDaddy ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa prendere posizioni impopolari.

Il registar si era, infatti, apertamente schierato a favore del SOPA, contro cui sono stati spesi terabyte di testi.

Se, da un lato, ognuno è libero (e deve esserlo) di esprimere le proprie opinioni, si deve anche aspettare che i suoi clienti agiscano di conseguenza e scelgano se continuare o meno ad essere tali. Azione e reazione: è fisica.

La reazione non ha tardato a manifestarsi. Già ieri mattina, 23 dicembre, alle 5 (ora europea) Twitter brulicava di messaggi a sfavore con l’hashtag #BoycottGoDaddy che invitavano a trasferire i domini altrove.

Io stesso ho trasferito tutti i domini, incluso questo, che avevo su GoDaddy altrove. Il blackout del sito è stato causato proprio dal trasferimento e dal fatto che GoDaddy ha sconfigurato le zone dai suoi DNS immediatamente dopo la mia conferma di trasferimento senza attendere il completamento dello stesso.

Verso le 20 del 23 dicembre (ora europea) GoDaddy ha pubblicato una dichiarazione in cui compie un’inversione a U e sostiene di non supportare più SOPA. Ma è oramai troppo tardi. Inanzi tutto, una volta trasferiti i domini non possono essere trasferiti nuovamente prima di 60 giorni. Inoltre in molti credono che questa sia una mossa puramente di facciata per arginare l’emorragia di domini a cui pare si aggiunga anche Wikipedia.

Bisogna rilevare che anche prima GoDaddy non godeva di un’ottima reputazione sia per il supporto clienti ritenuto scadente, sia per un sito non esattamente intuitivo, sia per alcuni comportamenti stravaganti del suo CEO e fondatore Bob Parsons. Fin’ora i bassi prezzi del registar bilanciavano queste pecche, ma il supporto del SOPA è stata probabilmente la proverbiale goccia.

Altri registar hanno subito colto la palla al balzo offrendo sconti e promozioni per chi voleva passare a loro da GoDaddy e dichiarandosi apertamente contrari al SOPA.

Tutto sommato è un bell’esempio di come funziona bene (quando funziona bene) Internet: in poche ore un’azienda che sostiene una legge impopolare ha perso moltissimi clienti, è stata costretta a rimangiarsi le proprie parole, i suoi concorrenti ne hanno tratto beneficio e la sua popolarità ha raggiunto livelli minimi. Una scala di tempi che in un mondo non online sarebbe impensabile.

L’iniziativa, inoltre, è stata di tipo attivo, nel senso che non si è trattato semplicemente di esporre qualcosa alla finestra “come gesto simbolico” o, peggio, fare un click su Mi Piace per lavarsi la coscienza e, soprattutto, mostrare agli altri di averlo fatto. L’azione di cambio di registar implica impiego di tempo e spese.

Da ultimo va rilevato che questa azione democratica (in senso etimologico del termine) non è stata iniziata, influenzata o guidata da nessun gruppo preorganizzato (partito, movimento, associazione, sindacato).

 

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

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