Non ti pubblicano? Fottitene. Ci sono gli eBook.

Fa sempre piacere leggere di vicende che dimostrano che anche nel mondo (anche se forse sarebbe più appropriato il termine ‘casta’) dell’editoria qualcosa di positivo sta accadendo.

La storia, raccontata piuttosto bene da questo articolo del Guardian,  è quella di Amanda Hocking che sin da piccola voleva diventare scrittrice.:17 romanzi scritti e tutti puntualmente rifiutati da diverse case editrici.
E così ha deciso di pubblicarlo lei stessa, prima per Kindle, tramite il sito di Amazon e con un lavo ro di un paio d’ore di formattazione, come suggeritole da un blog, è riuscita a renderlo disponibile su altri market:

Il risultato? In soli sei mesi aveva venduto oltre 150 mila copie e in quasi due anni un milione e mezzo, incassando, pare, oltre 2 milioni e mezzo di dollari.
E ora, ovviamente, gli “editori” si sono accorti di lei.

La speranza è che storie come quella di Amanda possano accadere con sempre maggior frequenza, togliendo potere ad un mondo che, come quello delle case discografiche, aiuta molto raramente i “piccoli”…

 

 

16 pensieri riguardo “Non ti pubblicano? Fottitene. Ci sono gli eBook.”

    1. Lo spero anche io.

      Ma soprattutto spero che questo serva a molti “piccoli” (e magari anche “grandi”… insomma a tutti) a mandare a fanculo gli editori e a pubblicarsi le cose da soli.

      K.

  1. Questa storia mostra come in certi casi le tecnologie moderne permettano a qualcuno di realizzare i propri sogni quando i professionisti di un settore rispondono picche.

    Intendiamoci, probabilmente la stragrande maggioranza del materiale autopubblicato è di bassa qualità ma chi si impegna seriamente ha la possibilità di farcela alla faccia di tutti gli scettici!

    1. Ma chi decide la qualità di un materiale non deve essere un tizio seduto su una poltrona, ma “la gente”, il pubblico che decide (acquistando o meno) il valore di una opera.
      E il caso di Amanda è la dimostrazione che quelli seduti sulla poltrona non conoscono i veri gusti del pubblico.

      Le case editrici devono iniziare a sparire. Sono una inutile casta.

      K.

  2. Questo e’ il bello della comunione tra Internet e le varie nuove tecnologie: aumentano la democrazia, intesa in senso etimologico, ovvero come potere del popolo.

    1. Togliendo potere a chi, fino ad ora, il potere l’ha avuto e, quasi sempre, non per meritocrazia.

  3. ben vengano gli ebook e le possibilità per tutti, ma è impensabile che le case editrici, inutili caste o meno, possano pubblicare tutto quello che ricevono, sono aziende non associazioni di beneficenza.

    1. Non mi pare che si da che le cade editrici siano obbligate a pubblicare quello che ricevono.

      Il punto e’ che le case editrici non sono piu’ le uniche che possono pubblicare qualcosa.

      Oltre alle case editrici ci metterei anche la distribuzione e i negozi tipo Feltrinelli che possono decidere a cosa dare visione e cosa… tralasciare.

      Con il passaparola dei gruppi di fan su Internet il potere della distribuzione e dei negozi di libri viene molto ridimensionato.

      1. replicavo al tono dei commenti in effetti non all’articolo, d’accordissimo che sia una gran cosa potersi autopubblicare in digiale, è un nuovo mondo che si apre 🙂

  4. Certo. A uno su un milione riesce questo giochetto. Agli altri 999.999 però consiglio di mettersi a studiare, a leggere, a imparare a scrivere, perché se vengono rifiutati magari qualche rarissima volta è perché gli editori non capiscono il loro talento, ma nella stragrande maggioranza delle volte è perché sono loro che non sanno scrivere. I casi come quelli della Hocking, peraltro ultimo di un campionario di grandi scrittori rifiutati dal Gattopardo a JK Rowling, non fanno altro che incoraggiare chi non sa scrivere a pensare che la colpa sia di qualcun altro invece che sua.

    1. Attenzione che il verdetto di un gruppo eterogeneo di lettori puo’ essere piu’ crudele della decisione di un editore.
      Si puo’ ribaltare il discorso dicendo che dei libri fetenti propagandati dall’editore per amicizia o altro potrebbero non passare il crivello della critica dei lettori online.

      1. ESATTO, Luigi !!!

        Il problema è che fino ad ora non c’era modo di capire se un “editore” dall’altro della sua divina conoscenza aveva preso una cantonata… questo perchè non c’era modo di “autopubblicarsi”.
        Magari quell’uno è più di uno… magari i 999.999 che sono stati rifiutati dalla casta non si sono autopubblicati perchè non potevano (prima dell’avvento dell’ebook) o non sapevano che si potesse farlo.

        Ripeto, il successo di un romanzo non deve essere deciso a priori da un “editore”, ma deve essere sancito dal pubblico che lo legge.
        Se uno non sa scrivere… lo scoprirà da solo perchè il suo libro non avrà successo. Ora un romanzo non pubblicato non dipende solo da quello.

        E, diciamoci la verità: senza gli editori, la lettura sarebbe ben più abbordabile a livello di prezzi… perchè mi piacerebbe sapere quale realmente è la persentuale di soldi di un libro che va all’autore e quanto va all’editore. [e si… ora sentirò le solite menate del ‘i costi di produzione, distribuzione, il ‘rischio’, ecc. ecc.]

        K.

  5. l’editore è il terz’ultimo anello della catena. Seguono il distributore che può dire niet quindi il libraio, idem. Prima di stampare ci pensa bene il rischio scaffale costa.
    Per quanto riguarda la tipa in questione qualcuno dei commentatori sopra ha letto integralmente una sua opera? se si cosa ne pensa?

  6. Sul self publishing consiglio la lettura anche di questo articolo:
    http://www.guardian.co.uk/books/2012/jan/30/self-e-publishing-bubble-ewan-morrison?CMP=twt_gu

    La Hocking in Italia è pubblicata da un editore, che ha fatto due edizioni, una per Amazon con qualche contenuto in più e una per i negozi normali. Sono curiosa di vedere quanti libri avrà in “vetrina” sugli altri siti questa primavera…

    e, no, non l’ho letta e per me tutto ciò che ha Bisac
    FIC027120: FICTION / Romance / Paranormal
    dovrebbe sparire dalla faccia della terra, ma questa è la mia personalissima opinione eh.

  7. La cosa ridicola e’ che nessuno tra editori e assimilati vede in questo fenomeno non una minaccia, ma un’opportunita’.

    L’editore deve pagare chi legge i libri, li valuta, li cataloga, eccetera, per capire se vale la pena o no pubblicarli.

    Qui c’e’ l’opportunita’ di far fare la prima scrematura al pubblico e di “raccogliere” e mettere sotto contratto gli autori che hanno superato il primo step e si sono costruiti gia’ un nome.

    Una visione meno centralizzata meno monopolista e piu’ “open” aiutrebbe.

    1. Una visione meno centralizzata meno monopolista e piu’ “open” aiutrebbe.

      Già, ma questo genere di visione toglie il “potere”… sia quello di giudicare (che ha un fascino impressionante in certe deboli menti), sia quello di decidere.

      (e magari anche quello di avere la mazzettina dall’amico)

      K.

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