Dobbiamo ancora chiamare eBook i PDF?

eBook e MacAnni fa quando i libri elettronici erano ancora qualcosa riservato a pochi smanettoni ci andava bene di tutto: TXT, HTML, PDF…

Adesso non possiamo più dire che non esistono standard per i libri elettronici: l’ePUB è un formato gratuito, aperto e ampiamente utilizzato, salvo eccezioni.

Molti autori o società regalano eBook in formato PDF (ne ho appena scaricato uno). Non sono altro che documenti Word (nel mio caso Word 2007) esportati o “stampati” in PDF.

Il PDF non è nato per gli eBook come li intendiamo adesso, bensì come formato pensato per mantenere la conformità con il documento originale e per essere reso al meglio possibile sulla piattaforma di output; un PDF non è altro che un listato PostScript con opportune modifiche e con incluse opzionalmente delle altre risorse.

La differenza sostanziale tra ePUB e PDF, che li pone agli antipodi l’uno rispetto all’altro, è che ePUB è un formato reflowable, PDF non lo è per definizione (anche se alcuni reader ci provano, con effetti catastrofici). Il PDF è ottimo per trasmettere o pubblicare elettronicamente un libro che il fruitore finale si stampa per conto proprio, l’ePUB è l’ideale per un contenuto da visualizzare su un lettore elettronico.

Se con eBook intendiamo un contenuto fruibile da un lettore portatile delle dimensioni di un libro tascabile, PDF non è un formato per eBook. Se, invece, con eBook intendiamo anche un libro preformattato distribuito anche o solamente in formato elettronico allora PDF è il formato migliore per questo tipo di pubblicazione.

Per fare un’analogia è la stessa differenza che c’è tra una pagina in HTML puro e una pagina in Flash. Oppure tra l’HTML del 1995 e quello di adesso.

Mantenendo questa analogia, si notano anche i difetti dell’attuale standard ePUB, che probabilmente ne limitano l’adozione. Chi ha cercato di creare libri in ePUB anziché PDF li ha provati sulla propria pelle.

Innanzi tutto le note a piè di pagina: mancando il concetto di pagina, in ePUB è difficile mettere una nota al piede di qualcosa che non esiste. Se molti editori di fiction non vogliono note, nei saggi sono uno strumento fondamentale per poter citare fonti e riferimenti. In ePUB il problema viene risolto con un’escamotage: si crea una nota con un link ad una voce di un paragrafo specifico di un capitolo apposito (il capitolo delle note) che a sua volta ha un link indietro verso la nota stessa. Sigil ha un tutorial per implementare questa soluzione.

Un altro problema è che un formato reflowable non è, per definizione, controllabile, quindi possono capitare formattazioni considerate antiestetiche, come righe vedove oppure orfane, ovvero delle singole righe solitarie separate dal resto del paragrafo da salti pagina; oppure, se vengono inserite immagini, può capitare che il motore di formattazione del libro elettronico sbagli ad associare un’immagine ad un testo o la impagini nel modo sbagliato. Tuttavia, se in un libro stampato i difetti grafici di impaginazione fanno balzare il grafico sulla sedia, quando si legge un libro elettronico siamo anche disposti anche a passarci sopra (al problema, non al grafico), dal momento che i salti pagina sono più che mai virtuali.

Il problema principale dell’ePUB è che non è ancora pienamente supportato dai programmi come formato di esportazione o outupt, quindi chi deve manutenere un libro che deve essere pubblicato in PDF (per la stampa autonoma) e in ePUB (per la fruizione sui lettori elettronici) è ancora in difficoltà.

Una soluzione intermedia è di creare PDF con formati carta similari agli schermi dei reader, ma è appunto, una soluzione di ripiego che va bene per gli schermi attuali.

Probabilmente la soluzione migliore è di creare un eBook da zero in ePUB utilizzando software come Sigil oppure software commerciali in grado di esportare in ePUB. Ma soprattutto bisogna valutare le implicazioni pratiche di pubblicare qualcosa in PDF, specialmente se i contenuti verranno letti dagli eBook.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

2 pensieri riguardo “Dobbiamo ancora chiamare eBook i PDF?”

  1. Carissimo, io dopo aspri combattimenti ho utilizzato la combinazione Word/Pages, e sono finalmente riuscito a validare un ePUB. Ma è stata veramente dura. Il file di partenza era “laido”, e non c’era verso di farlo digerire al validator. Invece Apple Pages, che inizialmente avevo disprezzato (ecchecaspita, costa solo 17.99 dollari…) ha fatto il suo sporco lavoro.
    Ottimo articolo!

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