La complessità del malware

È stata percorsa molta strada dal primo worm di sendmail, dai primi virus o dai primi spyware.

Come illustrato da Mikko Hypponen, adesso il malware viene scritto essenzialmente per tre ragioni: danaro, attivismo politico e attacchi tra Stati.

VRT ha pubblicato un’interessantissima analisi di un malware ben nidificato. Si tratta di un exploit che sfrutta un integer overflow per eseguire del codice arbitrario utilizzando un’immagine TIFF creata ad arte codificata base64, che viene creata al momento da un codice JavaScript hex encoded in altro codice JavaScript che è incorporato in un XML compresso a sua volta all’interno di un file PDF.

Ci si potrebbe chiedere come mai sia lecito incorporare codice JavaScript in un XML a sua volta incorporato in un formato di definizione della pagina. Purtroppo il formato PDF è nato come un’idea di Adobe di rendere ubiquo il PostScript, ma ha raccolto a bordo negli anni ogni tipo di contenuto. Un’idea, che poteva sembrare interessante ad alcuni, si è rivelata una pericolosa breccia nella sicurezza di moltissimi computer grazie a visualizzatori scritti non esattamente con la sicurezza come luce guida.

Questo è il motivo per cui molti enti della nostra Pubblica Amministrazione accettano che vengano caricati solamente PDF/A.

Questo piccolo esempio dimostra che il malware si può annidare in ogni tipo di file il cui sistema di visualizzazione è prono ad attacchi o contiene vulnerabilità. È, quindi, sempre opportuno aggiornare i vari programmi di visualizzazione e i sistemi antivirus perché i disagi teorici che potrebbero conseguire da un aggiornamento di versione sono sicuramente inferiori ai problemi concreti che derivano da un visualizzatore di cui sono note le vulnerabilità.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

4 pensieri riguardo “La complessità del malware”

  1. Tra Flash e Pdf, Adobe ormai è testa a testa con MS per la software house più dannosa della storia…

    1. Per MS le vulnerabilita’ peggiori sono quelle di Internet Explorer, un software “gratuito” (compreso nel prezzo, via). Guardacaso anche i “player” vulnerabili di Adobe sono gratuiti. E guardacaso Java e’ gratuito.

      Non c’e’ storia: le corporation gestite in modo manageriale “standard” non possono fare software gratuito affidabile o ben fatto perche’ gli costa troppo e non vedono ritorni nel breve periodo. Per il medio-lungo non hanno visibilita’ perche’ si sentono costrette dalle imposizioni del mercato azionario e non riescono a motivare alcune scelte.

Spazio per un commento