Internet e la scuola. Dati sconfortanti, già.

Capita, qualche volta, di fare pensieri che si sa porteranno a ricevere ogni tipo di insulto e/o maledizione, soprattutto da un certo tipo di persone. Cerchi di tenerli lì, di controllarli. Poi, leggi i dati di alcune ricerche ed ecco che questi pensieri si fanno troppo forti e non si riesce a a trattenerli.

Il 16 Gennaio 2013, l’Eurispes e il Telefono Azzurro hanno presentato l'”Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia 2012” dalla quale emergono una serie di dati, alcuni dei quali sono, a mio parere, assolutamente tristi e sconfortanti.

Il primo dato che mi ha colpito di questa ricerca è che solo l’88,9% delle scuole interessate dall’indagine sono fornite di personal computer e di laboratori informatici, solo il 71,1% dei computer sono collegati ad Internet e solo il 77,2% delle scuole ha un sito web nel quale raccogliere le informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche. Un piccolo miglioramento c’è quando si analizzano le scuole per gli adolescenti, dove solo il 94,6% è dotato di pc e laboratori, solo il 94,3% ha un sito internet, ma rimane comunque basso il dato sul numero di computer connessi alla rete (solo il 79,8%).

Altri dati, però, aumentano il mio sconforto, sia per il mondo dei bambini che per quello degli adolescenti e sono quelli relativi a 2 problemi: l’insegnamento e la sicurezza. Nel primo caso solo il 33,2% dei bambini e (peggio) solo il 30,6% degli adolescenti hanno potuto usufruire di corsi scolastici che insegnassero loro l’uso consapevole di internet. Nel secondo caso solo il 23,7% dei bambini e solo il 28% degli adolescenti hanno affrontato in classe ha affrontato in classe il tema della sicurezza in Internet.

Per non parlare di quella che la ricerca definisce come la “contaminazione tra il metodo tradizionale e quello delle nuove tecnologie” dove la situazione tra gli adolescenti è anche peggio di quella dei bambini. Per quest’ultimi, infatti, l’84,4% degli istituti non ha mai preparato materiali da mettere in un blog/forum della scuola. E questo dato sale, purtroppo, al 92,3% per gli adolescenti. Inoltre l’80,6% non ha mai svolto alcuna attività legata alla produzione di materiali per un e-book per i bambini, diventando anche peggio per gli adolescenti con il 93,1%.

La ricerca, ovviamente, copre moltissimi altri campi, dal rapporto dei bambini e degli adolescenti con i media (la tv in particolare) ad argomenti come il gioco d’azzardo, la violenza e l’alcolismo ed altro ancora. Ma ho voluto focalizzare la mia attenzione sull’aspetto scolatico o, meglio, su come gli istituti (e gli insegnanti) portano avanti l’alfabetizzazione informatica nei confronti dei loro studenti, siano essi i bambini o adolescenti. E i dati che ho riportato disegnano una realtà molto triste e che non fa guardare al futuro con reale ottimismo.

Innanzitutto mi aspetto che nel 2012 siano il 100% gli istituti scolastici in grado di essere forniti di tutto ciò che serve sia per insegnare, sia per comunicare in modo semplice con il ministero e i vari enti pubblici da una parte e con famiglie e studenti dall’altra. A dire il vero proprio quest’ultimo aspetto è spesso osteggiato da alcuni “ben-pensanti” che vedono le comunicazioni tra scuola e famiglia fatte per via informatica come un male. Ricordo, con paura, un articolo apparso sulla versione online di un giornale che commentava in maniera molto critica l’avvento dei registri elettronici perchè “può diventare un abbaglio che ci permette ancora una volta di non vedere quel che capita.” e, peggio, “Una fondamentale vita di relazioni che si perde.“.Massì… demonizziamo un po’ il digitale… va anche di moda in certi ambienti. (ma non è questo il post per soffermarsi sull’idiozia di certi concetti).

Rimane, comunque, chiaro come “insegnare” l’uso di Internet, nel 2012, non sia ancora considerato come importante. Nel 2012 abbiamo ore di lezioni per insegnare greco e latino, ma non per insegnare le nozioni base di informatica e, in particolare, sull’uso di uno strumento, Internet, che diventa sempre più importante per la nostra vita. Si preferiscono solo le lingue morte del passato ma non si vuole guardare al futuro. Si potrebbe e si dovrebbe fare entrambi, E, ancora peggio, quando lo si fa si tralasciano in maniera grave i discorsi legati alla sicurezza in rete, soprattutto per chi, i bambini, sono i più soggetti ai rischi connessi. E la ricerca lo evidenzia riportando:

“dati confermano che la diffusione di materiale privato costituisce ormai un rischio diffuso persino tra i bambini, che per la loro giovane età dovrebbero avere meno dimestichezza con la pubblicazione di foto e video in Rete e l’utilizzo dei Social Network. Quando si chiede ai bambini di parlare delle esperienze degli altri, il 7,8% ammette che un proprio amico/a si è trovato in pericolo per aver inviato via Internet le proprie password, il 6,8% per aver inviato il numero del proprio cellulare, il 6,4% il proprio indirizzo di casa, il 5,1% una foto di una persona nuda, il 4,2% il numero di carta di credito, il 2,5% la foto di se stesso nudo.”

Ma come possiamo pretendere che i bambini possano essere consci dei pericoli se nessuno vuole (o è in grado) di spiegarglieli? Come possiamo spiegare agli adolescenti i rischi che altre attività (il sexting, per citarne una) possono portare se non li rendiamo consapevoli dello strumento e dei pericoli che questo comporta?
Perchè quando insegnamo ai nostri bambini a usare le posate, forchetta e soprattutto coltello, diamo loro tutte le informazioni necessarie perchè capiscano il pericolo connesso con l’uso sbagliato delle stesse? Perchè quando i figli ci chiedono di dormire a casa di amici li riempiamo di raccomandazioni? Perchè non facciamo lo stesso con la rete? Perchè a noi interessa che vadano bene in italiano o matematica o latino o greco e ce ne freghiamo se non imparano a capire e a conoscere la rete? E poi siamo i primi a lamentarci che la rete “non è sicura” e, magari, a prendercela con loro se, ad esempio, la nostra privacy viene violata.

E la soluzione non è, come già qualcuno fa notare, il vietare. Perchè il divieto, la storia ci insegna, fa molto peggio: vogliamo ricordare i danni portati dal “proibizionismo” americano? O, per non andare troppo indietro nel tempo possiamo sempre guardare il numero di under-21 che si ubriacano nei paesi dove è vietata la vendita di alcool ai minori di 21 anni.
Vietare Internet a bambini ed adolescenti non solo li renderebbe meno pronti per il loro futuro, ma otterrebbe il risultato di portarli a farlo comunque, male e con rischi ancora maggiori. Così come, a mio parere, ragionare inibendo l’accesso a determinati siti può essere comunque un errore. Perchè il giorno in cui questa inibizione viene a mancare, il bambino o l’adolescente non avrà modo di capire e sapere come evitare di accedere a quei siti… e ci andrà, anche inconsciamente.

Internet è il futuro, facciamocene una ragione. E affinchè sia migliore e, soprattutto, sia utilizzata al meglio delle possibilità e capacità, dobbiamo imparare conoscerla ed a capirla. E lo dobbiamo fare sin da bambini e la scuola deve essere il luogo principe dove partire con questo insegnamento.

E un primo insegnamento vorrei darlo io. Quando si parla di Internet, piantiamola di pensare al solo “web” o, al massimo, all'”email”. Internet è molto di più.

 

Un pensiero riguardo “Internet e la scuola. Dati sconfortanti, già.”

  1. Una cosa molto importante vi sfugge nell’articolo e la domanda principe e’ sempre la stessa, l’evangelizzazione della cultura digitale, e quindi l’applicazione di essa alle normali occupazioni di tutti i giorni, porterebbe via una valanga di posti di lavoro? Gli insegnanti non sono preparati, la maggior parte non è’ in grado di fare un Copy&Paste e gli alunni completamente disorientati, perché molti di loro hanno padronanza dei mezzi e sono costretti ad ascoltare chi non ha alfabetizzazione informatica. L’unica soluzione e’ decurtare i soldi dallo stipendio degli insegnanti che non hanno ancora acquisito le conoscenze indispensabili richieste dai tempi attuali.
    Il discorso in realtà va molto ampliato, non è così riduttivo come si vuol far credere sicuramente dietro quei dati, c’è’ un innegabile verità, i docenti che finora non hanno sentito la necessità di aggiornarsii sono completamente fuori mercato, ma allo stesso tempo hanno uno stipendio sicuro, e continuano ad ignorare le materie base necessarie in futuro ed anche nel presente, e non potranno recuperare ne’ a breve e neanche a lungo tempo il GAP acquisito finora, quindi finché non si misurano gli stipendi in base alle capacità a professionali, non risolveremo mai il problema.

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