Meglio su carta

Noi geek, forse più di ogni altra fascia della popolazione, siamo stati “vittime” del fenomeno e-book e dell’editoria elettronica in generale.
I libri, le riviste – tutti i “documenti” in senso lato – in formato eletronico hanno semplicemente rivoluzionato il nostro modo di accedere alle informazioni. Con un e-reader o tablet delle dimensioni di un libro o una rivista, abbiamo accesso a una intera biblioteca di libri o a un abbonamento intero a quella rivista o a ogni altra pubblicata nel mondo.
Con le connessioni radiomobili e la pervasività di internet, non è azzardato dire che possiamo quasi portarci l’intero scibile umano nel borsello.
i documenti eletronici hanno anhe il vantaggio della multimedialità dell’aggiornamento continuo, della socialità nei segnalibri e nelle note a margine.

Grandi vantaggi, utili per il lavoro, comodi da usare, piacevoli da fruire.
Meno rifiuti, meno oggetti, meno energia impegnata nella produzione e nel trasporto.
Eppure nessuno di noi, penso, è rimasto immune alla sensazione di aver perso qualcosa nel passaggio dalla carta al digitale.
Una impressione sottile, una sensazione non sempre spiegabile a parole. Ci proviamo a volte avanzando qualche scusa sugli schermi retroilluminati o sulla carta digitale, ma forse neanche noi siamo convinti delle spiegazioni.

Vi segnalo quindi un interessante studio scientifico sull’argomento pubblicato originariamente su Scientific American e poi riadattato sul numero 545 di Le Scienze in edicola questo mese. Chi di voi avesse accesso agli archivi digitali delle due riviste può accedere alla versione elettronica in italiano oppure l’originale in inglese; l’articolo è anche replicato in questo link.
La scoperta fondamentale di questa ricerca – che naturalmente non esaurisce l’argomento, per cui vi rimando alla lettura completa dello studio – è che esiste effettivamente una differenza fondamentale nel modo in cui il nostro cervello interpreta il libro come oggetto fisico rispetto a un e-book.
La lettura di un libro attiva gli stessi circuiti cerebrali utilizzati nella orientamento spaziale e questo indica quindi che il volume è interpretato dal cervello come un “paesaggio” fisico lungo il quale muoversi e si orienta fra le storie e i concetti narrati nel testo come si fa con i palazzi e i monumenti nelle strade di una città. Questa caratteristica, secondo lo studio, permette un apprendimento migliore e una maggiore capacità di concentrazione: elementi essenziali per interpretare e fissare nella mente i contenuti del testo.

Speriamo e confidiamo che questa scoperta porti a una rivoluzione nel modo in cui l’industria pensa e realizza gli e-book e i relativi lettori elettronici a beneficio prima di tutto degli studenti del futuro e di tutti noi lettori in senso più ampio. Come ha scritto la ricercatrice Abigail J. Sellen:

The implicit feel of where you are in a physical book turns out to be more important than we realized
Only when you get an e-book do you start to miss it. I don’t think e-book manufacturers have thought enough about how you might visualize where you are in a book.

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.