Effetto Streisand

elaborazione di AppFigures
elaborazione di AppFigures

Le persone che non conoscono uno strumento e pensano di imporre le loro regole a ciò che non conoscono finisco sempre sconfitte.

Questa è una conclusione che si può trarre guardando la cronaca degli anni passati, ma tutti sanno che l’unica cosa che la Storia insegna è che nessuno impara dalla Storia. Uno degli effetti più eclatanti dell’ignoranza di uno strumento o della poca lungimiranza delle persone è il cosiddetto effetto Streisand.

I taxisti sono bravi a guidare i taxi e a portare i clienti a destinazione, meno bravi nelle relazioni pubbliche

A meno che non sia pagato dal titolare o dal cliente, l’utente quadratico medio non occasionale del taxi non è un giovane smanettone, ma una persona che, appunto, si può permettere un taxi al posto di un mezzo pubblico o di un passaggio di un amico o collega. Questa persona non conosce Uber, se non per sentito dire, ma non è uno stupido.

Considerate ora una persona che apprende la notizia che i taxisti di tutta Europa fanno sciopero contro un programma gratuito che permette di risparmiare sui taxi. Qual è la reazione ovvia e immediata di questa persona? La risposta l’ha data AppFigures in un articolo sintetizzato con efficacia dall’immagine qui sopra.

Con ciò non voglio entrare né nel merito del problema dei taxi né di quello sociale della perdita di lavoro a causa delle tecnologie. Uno dei problemi che vengono spesso taciuti da tutti è che i taxisti spesso fanno notevoli sforzi economici per comperare (googlare acquisto licenze taxi nero) una fetta di monopolio che si sta rivelando una promessa non mantenuta da parte di chi quel monopolio lo mantiene in forza di legge.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

11 pensieri riguardo “Effetto Streisand”

  1. Purtroppo qualche anno fa e` stato depenalizzato il traffico di licenze di taxi, dunque i tassisti oggi possono ammettere tranquillamente di aver comprato illegalmente la loro licenza anni fa (anche perche’ era l’unico modo).

    L’unica soluzione e` che i comuni aumentino gradualmente il numero di licenze, e distribuiscano i proventi della vendita delle licenze fra gli altri tassisti, per compensarli del deprezzamento delle loro licenza. In questo modo i tassisti esistenti verrebbero rimborsati della spesa fatta, e si arriverebbe pian piano a ridurre il valore della singola licenza fino al punto in cui si possa liberalizzare il settore.

    La situazione attuale e` insostenibile.
    Almeno a Roma, ci sono queste tre circostanze concomitanti:
    – il servizio fa schifo
    – i prezzi sono alti
    – i singoli tassisti guadagnano poco (salvo rare eccezioni)
    E` ovvio che cosi` ci perdono tutti.

  2. Se le licenze “aumentano gradualmente” i prezzi tendono a calare moltissimo e nessuno acquisterebbe una licenza “oggi” sapendo che “domani” calerebbe di prezzo, specialmente se aumenta l’offerta a domanda costante. Hai descritto un contesto deflattivo.

    1. Se compro da un altro tassista una licenza oggi la pago un prezzo p1.
      Se la compro oggi e domani vengono messe in vendita un tot di altre licenze, secondo il meccanismo che descrivevo io (ma non e` un’idea mia), incasso una somma c1 proveniente dalla vendita della altre licenze, come compenso per il fatto che la mia licenza ha perso valore.
      Se invece compro la licenza dopodomani la pago un prezzo p2 per il fatto che essendoci piu` licenze in giro ognuna vale di meno.

      Inoltre, nel frattempo con quella licenza ci lavoro, avendo un guadagno g1
      In un mercato efficiente la differenza (ignorando l’inflazione ed il costo-opportunita` per l’uso del capitale) fra p1 e p2 corrisponde a c1+g1

      1. Nel libero mercato il prezzo lo fa l’incontro tra domanda e offerta, non una regola imposta. Se oggi so che domani il prezzo cala o aspetto domani oppure pago oggi il prezzo di domani. Tipico esempio e’ l’azionario quando c’e’ un dividendo: immediatamente il prezzo dell’azione incorpora il dividendo. Altro esempio sono i saldi (veri): se non ho una necessita’ immediata, aspetto i saldi per acquistare; con il tempo il fenomeno si allarga sempre di piu’ per ovvie ragioni di mercato perche’ sempre piu’ gente attende i saldi e rimanda gli acquisti e chi vende espande il piu’ possibile nel tempo e nello spazio i saldi. La legge protezionista che tenta di arginare il fenomeno non riesce nei fatti.

        E’ cosi’ che il mercato funziona nella realta’: le regole matematiche da sole non si applicano al mercato libero, ma c’e’ sempre una componente psicologica.

        1. Ok, ti faccio un esempio comprensibile anche per chi di economia ne conosce poca.

          Un giacimento di petrolio contiene idrocarburi che, al tasso attuale di estrazione, dureranno ancora 20 anni. Il suo prezzo di mercato oggi e` 1 milione di dollari. Fra 10 anni il suo prezzo di mercato sara` mezzo milione di dollari (in dollari di oggi, s’intende), perche’ dentro ci sara` la meta` del petrolio che c’e` oggi. Fra 20 anni il suo prezzo di mercato sara` zero.

          Secondo il tuo ragionamento, io oggi non dovrei comprare quel pozzo, perche’ fra 20 anni lo posso avere a costo zero. Ovviamente cosi` non e`, ma la mia decisione di acquistarlo o meno dipende da altri fattori. E` pero` certo che il prezzo di quel pozzo (a parita` di tutto il resto) puo` solo diminuire man mano che si svuota.

          E la cosa strana e` che scende non perche’ qualcuno impone una regola dall’alto.

          Analogamente, se si aumenta il numero di licenze di taxi esistenti, il valore delle singole licenze scende necessariamente (e` per questo che i tassisti non vogliono). Se li compensi di questo deprezzamento, puoi costruire un meccanismo equo. Ma questo, ripeto, non lo dico io. L’ho sentito dire da economisti, ed e` l’unica soluzione ragionevole. Mantenere il sistema attuale non funziona. Dare gratis a chiunque una licenza da tassista significa azzerare il valore delle licenze attuali, e i tassisti (che pure hanno le loro colpe) hanno tutti i diritti di incavolarsi se uno propone una cosa del genere. Hai altre proposte sensate?

          L’unica e` vendere nuove licenze, e dare a chi ha gia` una licenza tutto o parte del ricavato di questa vendita, come compensazione.

          Fra l’altro, a proposito del tuo commento sul settore pubblico avido e ladro, dalla situazione attuale probabilmente ci rimette anche lo stato (se ci fossero piu` taxi in giro a prezzi piu` bassi, piu` gente prenderebbe il taxi e il volume d’affari totale aumenterebbe, aumentando anche il gettito IVA ed IRPEF, diminuendo contemporaneamente il traffico veicolare privato, con tutti i costi che questo porta)

          1. Il petrolio e’ proprio l’esempio peggiore.
            A parte che nessuno sa quanto dureranno le scorte e gia’ le previsioni di 50 anni fa si sono rivelate fallimentari, quindi gia; la premessa della durata e’ un’ipotesi senza fondamento.
            Inoltre fai i conti a domanda costante, mentre se seguissi in minimo di cronaca sapresti che c’e’ la Cina che sta aumentando drammaticamente la richiesta di energia e idrocarburi, non per nulla gli americani per primi hanno fatto ricerca sul fracking.
            Il prezzo del petrolio e’ regolato sia dalle leggi di mercato sia dalle leggi della geopolitica.

            Onestamente, non paragonarmelo alle licenze dei taxi che senno’ mi fai la figura del grillino.

          2. Luigi, non chiedere al mio semplice esempio di tenere conto delle riserve mondiali di greggio, del gombloddo delle sette sorelle per tenere alti i prezzi della benzina super, e dei rettiliani che usano il fracking per causare terremoti dove HAAAAARP non riesce a provocarli.

            Ho fatto l’esempio a domanda costante (e a parita` di tutti gli altri fattori) per tutti quelli che quando gli si indica la luna non guardano il dito, e sanno cogliere da un esempio cio` che l’esempio vuole esprimere, cioe` una semplificazione a scopo didattico. L’economia si insegna cosi`, semplificando gli esempi per mostrare il singolo fenomeno all’opera. Poi molte di queste semplificazioni sono appunto semplificazioni e si allontanano dal mondo reale (un classico esempio che si fa nei corsi di economia di base e` quello dei guanti destri che vengono sempre venduti in quantita` uguale ai guanti sinistri, e anche se nella realta` non e` sempre cosi`, va benissimo per spiegare il concetto di bene complementare).

              1. E il numero di guanti destri che si vendono non e` uguale al numero di guanti sinistri. Ma non mi sarei mai sognato di fare questa obiezione al mio professore di economia all’universita`, perche’ se glielo avessi detto avrei dimostrato di non aver capito l’esempio.

  3. Bottom line: lo Stato (nell’accezione ampia di “ente pubblico”) AVIDO E LADRO non tenti di lucrare dove ha gia’ approfittato dell’ignoranza altrui, si assuma la responsabilita’ e la smetta con questo sfruttamento.

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