Vi sentite più consapevoli della vostra privacy?

No, eh?!

Eppure il Legislatore Europeo ha promulgato una legge che da oggi obbliga ad avvisarvi se un sito vi manda dei cookies di profilazione. Siete degli ingrati.

I cookie sono stati inventati da Lou Montulli nel 1994 ed implementati a partire da Netscape 0.9beta (1994) e Internet Explorer 2.0 (1995); una richiesta di brevetto è stata depositata nel 1995, il brevetto è stato concesso nel giugno 1998.

E nel 2015, quei venti anni dopo, la Comunità Europea ci fa una legge.

Una legge talmente chiara che non solo non si capisce esattamente come adempiere alle sue norme senza correre rischi, ma che non fa capire niente nemmeno a chi dovrebbe esserne il beneficiario.

Da oggi è, quindi, obbligatorio mettere un avviso (anche qui: non c’è una formula standard) che il 99,997% delle persone capisce così (la formula non è mia, ma la fonte mi è ignota, l’autore sembra essere Salvatore Mulliri):

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Come di consueto, qualche burocrate (che stia a Roma o a Bruxelles poco importa) si sveglia la mattina (o viene sobillato da un lobbista) e si inventa una regolamentazione su qualcosa che tutti utilizzano da anni senza problemi. Al burocrate non costa nulla inventarsi una legge insensata, anzi lo fa salire nelle statistiche della produttività parlamentare.

Tutti gli altri cittadini si dividono in due categorie: quelli a cui la legge non cambia la vita e quelli che devono ottemperare ai dettami di legge con dispendio di risorse che nessuno rimborsa.

Prima avevamo solamente i burocrati di Roma che scrivevano leggi assurde sull’ICT, ora pure quelli di Bruxelles.

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

21 pensieri riguardo “Vi sentite più consapevoli della vostra privacy?”

  1. Se l’ipotiposi del sentimento personale, postergando i prolegomeni della mia subcoscienza, fosse capace di reintegrare il proprio subiettivismo alla genesi delle concomitanze, allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca

  2. La cosa più paradossale è che ho sentito diversi blogger dire “basta, rinuncio ad uno spazio web di mia proprietà, pure se non ci ho mai messo pubblicità e al limite effettuo qualche embed di video youtube, se devo rischiare multe per una norma poco chiara che non mi spiega nemmeno se e come devo avvertire per i profilanti di terze parti; piuttosto pubblico sui social network”.

    Portando così di fatto gli utenti che li seguono, a seguito di questa regolamentazione, a ricevere PIÙ cookie di profilazione di prima, essendo molti di essi appunto non consci di ciò del quale stanno loro chiedendo un consenso. Oltre a snaturare il concetto di web come unione di tante piccole realtà (i “piccoli fratelli” di Bruce Sterling in un’intervista a Delos del 1994 o 1995) a favore della Rete dei grandi potentati commerciali, ma questo sta già succedendo indipendentemente dalla cookie law…

    1. Però è quello che stanno ottenendo. Alla “casalinga di Voghera” oggi conviene pubblicare su Medium o social – come dici – piuttosto che prendersi l’onere di sottostare a tutti gli adempimenti di legge.

      Mi sa di un ritorno alle vessazioni di equiparazione a “testata giornalistica”

      1. Registrazione! Tutti in tribunale! Altrimenti vi sequestro l’account! Qui ci sono addirittura dei commenti senza la visura! ATTENTATO!

  3. Ma porca miseria quanto hai ragione! Anche il commento di afullo mi fa riflettere, ha ragione in pieno, ti passa la voglia di aprire un blog.

    1. Il guaio è che rischiano di ottenere per vie traverse quello che è stato evitato più volte in passato, per esempio quando si era vociferato che ogni blog sarebbe stato paragonato ad una pubblicazione giornalistica, e come tale si sarebbe dovuta registrare ad un Tribunale con nomina di un direttore iscritto all’ordine dei giornalisti.

      Nel 2001 si riuscì ad evitare inserendo una norma per cui “l’aggiornamento privo di periodicità” era sufficiente a classificare uno spazio web personale (anche di informazione) come un prodotto ben distinto da un giornale o un periodico; nel 2007 di nuovo si parlò di qualcosa del genere, quando in sei anni il numero dei blog e dei blogger era incrementato enormemente, essendo gli anni d’oro del fenomeno prima dei social network, e ci fu un’altra mobilitazione per impedire il bavaglio. Che ora l’obiettivo sia raggiunto (involontariamente o meno) attraverso la motivazione della privacy, sarebbe proprio beffardo.

  4. Sono solo un lettore di blog, ma questa legge disturba anche me: la richiesta di consenso occupa inutilmente spazio nel mio monitor già piccolo per conto suo. Se non volessi i biscottini cercherei il modo per evitarli 😉

  5. Date una occhiata ai siti istituzionali… siamo sicuro che sono in regola? Per esempio quello del garante della privacy (proprio il controllore in questo caso) non presenta alcun avviso ma i cookie ci sono. Stesso dicasi per il sito dell’agenzia delle entrate…

    1. Mi sembra un motivo ragionevole. Credo che apriro` il ministero della dermatologia, io che faccio l’informatico. E` perfettamente in linea con questo ragionamento.

    2. Sono troppo banale se dico che, facendo quel mestiere, si è accontentato di pensare che “a pelle” l’idea funzionava? 😀

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