• La dinamica delle reti di spam

    Riceviamo tutti ogni tanto qualche messaggio di spam che riesce a penetrare il crivello dell’antispam. Ma da dove è partito quel messaggio e chi l’ha confezionato?

    Spesso lo spam parte da computer zombizzati, ovvero computer su cui è installato del malware che, vale la pena di ricordarlo, fa di tutto per non farsi notare, a differenza dei virus del secolo scorso. Ogni computer zombizzato fa rapporto ad un centro di controllo (C&C) che tiene traccia dell’esercito di zombie, detto anche botnet.

    L’interessante documento The Underground Economy of Spam: A Botmaster’s Perspective of Coordinating Large-Scale Spam Campaigns [PDF] analizza i botnet dal punto di vista del gestore.

    Nella ricerca ci sono dati economici molto interessanti che, da soli, rispondono alla domanda “ma perché c’è lo spam?”

    Gli elenchi di email hanno un prezzo che va dai 25 ai 50 dollari per milione di indirizzi.

    I computer zombizzati vengono venduti ai gestori dei C&C ad un prezzo per ogni 1.000 macchine che varia al variare della zona geografica: 13 dollari (Asia), 35 dollari (Europa), 125 dolari (USA). Gli zombie non ancora inseriti nelle blacklist valgono, ovviamente, di più. In linea di massima, a un botnet vengono blacklistati circa il 50% dei computer ogni giorno, quindi c’è molta fame di carne nuova.

    Una volta assunto il controllo di un buon numero di zombie e popolata una nutrita lista di indirizzi si può iniziare la campagna di spam. Ci sono essenzialmente tre modi per farlo.

    Un’opzione è gestire da soli sia il botnet sia la campagna di spam, oppure si può concordare una percentuale sui ricavi, o, infine, si può acquistare lo spam come servizio. Nell’ultimo caso il costo va dai 100 ai 500 dollari per ogni milione di mail inviato oppure, 10.000 dollari per inviare cento milioni di mail al giorno per un mese.

    Considerando tutte queste cifre e il tipo di mercato, un botnet potrebbe fruttare dagli 1,7 ai 4,2 milioni di dollari netti all’anno. Ecco perché c’è lo spam.

  • VVBS – Abbiamo già un sito, perché dobbiamo rifarlo?

    Per evitare di finire così.

    Il software di gestione di un sito deve essere manutenuto e aggiornato periodicamente. Non per rincorrere il gadget grafico modaiolo del momento, ma per mantenere il software a livelli decenti di sicurezza.

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  • Certificati compromessi: cosa è successo

    Comodo ha pubblicato un incident report in merito.

    In sostanza il 15 marzo scorso un attacco proveniente da “vari indirizzi IP, ma principalmente dall’Iran” è riuscito a compromettere un account della Certification Authority di Comodo.

    L’attaccante era “ben preparato e sapeva già quello che avrebbe voluto ottenere”.

    L’attaccante ha generato questi certificati:

    • mail.google.com
    • www.google.com
    • login.yahoo.com
    • login.yahoo.com
    • login.yahoo.com
    • login.skype.com
    • addons.mozilla.org
    • login.live.com
    • “Global Trustee”

    L’unico tra questi certificati visto fin’ora in rete è login.yahoo.com.

    Tutti i produttori hanno rilasciato degli aggiornamenti di sicurezza. È, quindi, fondamentale, applicare gli aggiornamenti proposti. (via Naked Security, F-Secure)

  • Chi custodisce i custodi stessi?

    Un recente articolo sul blog di Tor mette in evidenza che, a mio avviso, uno dei principali problemi della sicurezza al giorno d’oggi sia: “quanto ti fidi del tuo browser?”

    Al di la’ delle paranoie che io non so come lavora il mio browser (qualunque esso sia) sotto di me, quali backdoor possa avere aperte, chi mi dice che una sessione SSL sia aperta da manuale… c’e’ tutto un mondo intorno che puo’ risultare compromesso…

    Buona lettura… si fa per dire…

  • Osservato un nucleo di antielio-4

    La traccia rossa rappresenta il nucleo di antielio-4 (credit: STAR Collaboration, RHIC, Brookhaven National Laboratory)

    L’esperimento STAR del Relativistic Heavy Ion Collider (RHIC) al Brookhaven National Laboratory ha creato per la prima volta un nucleo di antielio-4, il nucleo più pesante di antimateria sintetizzato fin’ora.

    Il nucleo di antielio-4 è formato da due antiprotoni due antineutroni.

    Secondo gli scienziati che hanno sintetizzato il nucleo di antielio-4, il prossimo passo nella sintesi di nuclei di antimateria, l’antielio-6, sarebbe al di là dei limiti della tecnologia attuale.

    La controparte di materia, il nucleo del 4He, è detta anche particella alfa, in quanto è la materia espulsa durante il decadimento alfa.

    I dettagli dello studio sono disponibili sul sito della Cornell University. (via PhysOrg)

     

  • HTML5

    Questo slide show dimostra le nuove caratteristiche di HTML5.

    Ovviamente bisogna avere un browser che supporta HTML5 per vederlo.

    Una volta sola ha fatto crashare il tab (non l’intero programma) di Chrome su Ubuntu/64 in cui lo stavo visualizzando. Ma avevo giocato non poco con i controlli. (via Michael Neale su Twitter)

  • Ci si espande un po’ tutti quanti…

    Ma specialmente il nostro Universo (quindi al primo che mi fa notare la pancia, risponderò che sto seguendo la natura).

    Come scrive in quest’articolo Phil Plait, l’universo si sta espandendo ad una velocità di 73.8 +/- 2.4 km/sec/megamarsec che, in parole povere significa che se osservi una galassia distante 1 megaparsec (circa 3.26 milioni di anni luce), l’espansione la porterebbe lontana da noi alla velocità di 73.8 km/sec. Una galassia lontana 2 megaparsecs si allontanerebbe a 147.6 km/sec e così via.

    Ok, la mia pancia si espande a minori velocità…

  • Google Books Ngram Viewer

    Qual è l’andamento della popolarità di una parola o di una locuzione negli anni?

    Google ha raccolto questi dati statistici dalla scansione dei libri e li ha resi disponibili online.

    È, così, possibile sapere quando computer ha superato television nella lingua inglese scritta.

    Chi volesse condurre delle analisi da sé può scaricare i dati completi in formato testo.

  • Mozilla Firefox 4.0

    È disponibile da oggi la versione definitiva di Firefox 4.0.

    Sotto Windows l’installer per default aggiorna automaticamente la versione precedente.

    Le similitudini con Google Chrome sono molte. L’interfaccia è più minimalista per lasciare il massimo screen real estate possibile alla navigazione. Anche Firefox ha introdotto un servizio di sincronizzazione delle impostazioni tra le varie installazioni, con in più, rispetto a Chrome, la possibilità di utilizzare un server di sincronizzazione diverso da quello di Mozilla.

  • Meno viagra per tutti

    Sembra che sia stato inferto un brutto colpo a una delle maggiori reti di spammer che, quotidianamente, riempiono le nostre mailbox. L’azione è stata coordinata da Microsoft in collaborazione con le forze dell’ordine. Per qualche dettaglio in più potete leggere l’articolo sul blog di Microsoft che descrive l’operazione.

    Meno viagra per tutti? Ci credo poco visto il giro d’affari che genera lo spam, ma chissà…

     

     

  • Le vulnerabilità degli SCADA

    L’episodio di STUXNET ha acceso i riflettori sul problema della protezione dei sistemi industriali di controllo e raccolta dati (SCADA).

    Fino a qualche anno fa gli SCADA erano un mondo a parte: il dialogo tra i sistemi di supervisione, i sensori e i PLC avveniva su bus proprietari o seriali e il computer di supervisione era isolato dal mondo perché serviva solamente a controllare una o più macchine. Addirittura il fatto che il supervisore fosse un PC era, di fatto, puramente incidentale.

    Con il progredire dell’informatizzazione è nata la necessità di far dialogare il sistema di produzione con il gestionale o un software di analisi. Il PC di supervisione è stato, quindi, connesso alla LAN aziendale.

    In seguito, il dialogo tra il PC di supervisione e i PLC anziché avvenire con un’interfaccia seriale (tipicamente RS-232RS-485RS-422) avviene via TCP/IP su ethernet in rame (UTP); quindi in molte realtà i PLC vengono connessi direttamente in LAN.

    La possibilità di raggiungere le LAN di produzione attraverso collegamenti remoti via Internet o la disponibilità di app per i dispositivi mobili che permettono di ricevere gli allarmi completa il quadro dell’evoluzione.

    Solamente le realtà più grosse tengono le LAN separate o mediate da un firewall, ma avviene comunque un dialogo tra la rete office e quella di produzione. Senza contare che il personale di manutenzione utilizza spesso chiavette USB o portatili poco protetti da antivirus, per avere una maggior efficienza dei software di amministrazione dei PLC. Pare sia stato questo il vettore che ha permesso di infettare l’impianto iraniano con STUXNET.

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  • Voi e le vostre balle sulla sicurezza/3

    La BBC riporta alcuni risultati di uno studio compiuto da Symantec e dal Ponemon Institute secondo il quale alle aziende del Regno Unito il furto o la perdita di dati costerebbe circa 1,9 milioni di sterline all’anno.

    Bisogna notare che Symantec è un fornitore di soluzioni di sicurezza, quindi il report potrebbe suonare un po’ di parte sulle parti dei costi. Inoltre alcune organizzazioni, come, a puro titolo di esempio, gli istituti finanziari e di credito, non sono molto inclini a rivelare questo tipo di notizie.

    La maggior parte (37%) degli eventi di perdita di dati è legato a guasti hardware o software.

    A seguire (31%) si collocano eventi legati alla negligenza degli addetti, come, per esempio, la perdita di dispositivi tecnologici su cui sono registrati dei dati (portatili, telefoni, chiavette USB e assimilati).

    Ovviamente l’evento che fa più paura agli intervistati è un attacco criminale informatico diretto contro l’organizzazione.

    L’ovvia conclusione, per cui non ci voleva un certo portavoce di Symantec, è che è bene mettere in campo ogni ragionevole misura preventiva prima di dover fare un triste controllo dei danni a posteriori.

    Aggiornamento 21/3/2011 17:40 – Quattro ore dopo (l’avesse fato prima…) la pubblicazione della prima versione di questo articolo Naked Security ha pubblicato una lista dei peggiori attacchi informatici degli ultimi dodici mesi.