L’onda nucleare

La psicosi nucleare ha colpito molto più duramente del sisma in Giappone. Ragioniamo a mente fredda su cosa sta succedendo e su cosa si dice dell’incidente.

Un reattore nucleare NON è una bomba ANon devo dirvi io che il Giappone sta vivendo in queste ore un momento tragico della sua storia. Colpito da un sisma di proporzioni enormi, la sua popolazione ha reagito con una preparazione che noi ci sogniamo e sta già avviando la ricostruzione con una efficacia che ci lascia stupiti.
Ricordiamo che il sisma che ha colpito il centro Italia nel 2009 era di grandezza 5,9  mentre questo è di magnitudine 8,9 . Aggiungiamo che la scala Richter qui usata è logaritmica con scala di potenza 3/2, quindi questi tre gradi di differenza in intensità caratterizzano un terremoto che ha rilasciato oltre 30.000 volte l’energia di quello che ha colpito il nostro centro.
Questo dovrebbe dare una idea delle proporzioni della catastrofe.

Città distrutte dal terremoto e dal relativo tsunami. Migliaia di morti e dispersi nella misura di decine di migliaia, presumibilmente tutti feriti, più o meno gravemente.
E di cosa riescono a parlare i nostri giornali?
Centrali nucleari, della loro insicurezza, naturalmente.

Sì, perché come ormai sanno anche i sassi, una delle centrali con 6 reattori ad acqua bollente (di tipo BWR-3, 4 e 5) è stata colpita in maniera molto dura dallo smottamento e, nonostante lo spegnimento effettuato in maniera automatica, tempestiva e corretta, c’è qualche problema nello smaltire il calore residuo.
Per sua stessa caratteristica, un reattore nucleare ha una grande inerzia termica e quindi, anche dopo lo spegnimento delle reazioni, va raffreddato in modo da impedire la fusione degli elementi radioattivi e di tutti gli strumenti di supporto a contatto con questi. L’arresto della reazione a catena avviene grazie all’inserimento di assortitori di neutroni (in questo caso acqua e Boro), a questo punto la centrale non produce più energia e deve usarne dall’esterno per mantenere  in funzione il raffreddamento ed evitare la fusione del nocciolo. La centrale giapponese è alimentata in casi di emergenza che è stato danneggiato dal sisma. Nell’unità 1 e 3 del reattore si sta quindi intervenendo pompando acqua di mare nel reattore.
In questo modo il reattore oltre che raffreddato viene definitivamente avvelenato dal cloruro, quindi entrambi andranno probabilmente dismessi e sostituiti.

Nel frattempo di è verificato anche un accumulo di gas idrogeno che è stato responsabile della esplosione che tanto ha fatto scalpore nei servizi dei TG.
Anche a Chernobyl si verificò una esplosione, che poi diede il via alla catastrofe, la differenza sta nel fatto che quel reattore era costruito con tecniche non primitive, ma piuttosto criminali, non era in grado di proteggere il materiale fissile da un cedimento dell’edificio. Al contrario, il reattore giapponese ha retto perfettamente quindi il nucleo è intatto. La IAEA infatti informa che l’esplosione è avvenuta all’esterno di quello che si definisce tecnicamente Primary Containment Vessel che contiene il materiale fissile e ha l’esatto compito di resistere a stress meccanici (come il terremoto e l’esplosione) senza fratturarsi.
Si sta ora indagando qualitativamente e quantitativamente sulla eventuale fuoriuscita di materiale contaminato.
C’è una differenza abissale tra il combustibile fissile all’interno del nucleo e materiale contaminato, soprattutto bisogna stabilire esattamente quale livello di contaminazione stiamo parlando, quanto materiale sia e che tipo di diffusione abbia, per stabilire effettivamente se possa avere una reale influenza sulla salute umana.
Ricordiamo che i danni effettivi per la salute sono spesso sopravvalutatati in casi come questi a causa di una percezione del tutto sbagliata sugli effetti delle radiazioni: come esempio pratico del concetto segnaliamo il rapporto dell’OMS sulle reali conseguenze di qualcosa di molto più grave, ovvero dell’incidente del 1986 in USSR.

La disinformazione raggiunge livelli da barzelletta.
Secondo un giornale a grandissima diffusione, l’aviazione USA avrebbe scaricato “liquido refrigerante” sul reattore, come se fosse un Canadair alle prese con un incendio in un bosco.
Un altro quotidiano di assoluta rilevanza nazionale riporta che le autorità stanno dando pillole di Iodio-131 alla popolazione!
Ricordiamo che lo Iodio-131 è un isotopo radiologicamente attivo dello Iodio e che, al contrario, le autorità distribuiscono invece pillole di Iodio-127 – ovvero l’isotopo più diffuso e non attivo – proprio per saturare i tessuti e per evitare che il 131 sia assorbito da organi come la tiroide. Si tratta di una misura preventiva, in quanto lo Iodio-131 è uno dei residui di fissione più abbondanti e quindi in caso di incidente può facilmente colpire le persone.
Su internet si legge addirittura qualcuno che proclama «Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica».
Sfortunatamente l’ignoranza scientifica e la disinformazione sul nucleare tengono banco ora come nel 1986 e ancora la maggior parte – non solo del grande pubblico – ma anche dei commentatori non capisce quale sia la differenza tra una centrale elettronucleare e un ordigno atomico (senza entrare nel merito di quale tipo di bomba si stia parlando).

Vista la totale incompetenza oltre che mancanza di precisione nella ricerca delle informazioni, come possiamo aspettarci una informazione ragionata?
Questi giornalisti non solo non sono in grado di andare in una biblioteca a leggere un testo sul nucleare, ma non si prendono nemmeno la briga di aprire la Wikipedia e di leggere l’introduzione delle voci sugli argomenti che pretendono di trattare nei propri articoli. Di conseguenza, come poi possiamo aspettarci politici che abbiano una idea anche vaga di quello che dicono, quando gridano di fermare il “programma nucleare berlusconiano” per via dello tsunami in Giappone?
Come se la nostra politica energetica a lungo e lunghissimo termine fosse un terreno di scontro per i miopi nanetti politici contemporanei, mentre invece è una questione strategica di sopravvivenza e di crescita della Nazione.
Ricordiamo che dipendiamo dall’estero per grandissima parte della nostra energia, che siamo strategicamente ed economicamente esposti ai cambi di umore dei nostri paesi fornitori (la storia dei nostri rapporti con la Libia non ci ha evidentemente insegnato niente), che paghiamo bollette salate e che contribuiamo al programma nucleare di altre nazioni, contribuendo quindi al loro progresso tecnico, scientifico e sociale.
Abbiamo tutti gli svantaggi e nessuno svantaggio.
Ricordiamo infine en passant che proprio un Italiano ha inventato la fissione nucleare controllata e che negli anni ’60 il nostro Paese era la terza potenza mondiale nel nucleare civile dietro a USA e UK, con un futuro di indipendenza energetica prospero e roseo. Non è andata proprio così: passate dai Cugini Francesi per i dettagli su come la storia si sia evoluta.

Ora, se tutto questo discorso lascia ancora indifferente gli anti-nuclearisti più convinti, facciamo questa semplice ipotesi.
Poniamo che il reattore giapponese non sia esistito: al suo posto ci sarebbe un’altra centrale sempre da 4,7 GW di potenza, presumibilmente a gas, a olio combustibile o a carbone. Quindi come prima cosa mettete in conta la quantità di idrocarburi che la centrale avrebbe dovuto consumare dagli anni ’70 a oggi per erogare la stesa energia.
Mettiamo poi in conto tutte le vittime che sarebbero derivate dall’operare la centrale, estrarre le materie prime e trasportarle. E’ un dato di fatto che una centrale nucleare è il tipo di installazione industriale più sicuro al mondo, ogni altra cosa quindi presuppone un numero più altro di operai feriti e deceduti per incidenti e per malattie professionali.
Infine, pensiamo a cosa sarebbe successo se una centrale del genere fosse stata colpita nello stesso modo. Nelle centrali convenzionali non c’è niente di simile al PCV che garantisce il contenimento del materiale fissile, quindi avremmo probabilmente visto un incidente più grave con conseguente rilascio di petrolio o di qualche idrocarburo suo parente.
O peggio di gas metano: il carico completo di una metaniera (qualcosa come 100.000 metri cubi di gas liquefatto) eventualmente stoccato nei pressi della centrale avrebbe provocato una esplosione di proporzioni gigantesche, questa sì a livello di bomba atomica.
Queste eventualità avrebbero provocato danni ambientali ben più gravi e senza dubbio numerosi feriti o addirittura morti. Non parliamo poi di eventuali malattie a lungo termine: infatti non è soltanto la radioattività a provocare un aumento dell’incidenza del cancro nella popolazione, anche se la stampa tende a dimenticarsene spesso.
Qui stiamo parlando di 7 feriti e di una contaminazione ancora tutta da verificare.

Come finirà tutto questo?
Per quanto abbiamo letto, ipotizziamo che i reattori – come detto già spenti – saranno infine raffreddati e portati in condizioni di sicurezza per poi riprendere a funzionare (non tutti purtroppo, per le ragioni che abbiamo detto sopra) tra qualche mese. Il danno collaterale potrebbe essere quello di una fuga di qualche tipo di materiale contaminato.
Anche nella peggiore evenienza di una fusione completa del nucleo, esattamente come avvenne a Three Mile Island, ragionevolmente non ci dobbiamo aspettare nessuna fuga di materiale dal nocciolo e dal contenitore del materiale radioattivo.
In ogni caso, per quanto grave l’incidente possa essere, non è semplicemente possibile dire no all’energia nucleare, in Giappone come in molti altri Paesi: il consumo energetico è quello che è e, ameno di volere tornare nel medioevo, dobbiamo semplicemente soddisfarlo.
Chiudere le centrali nucleari significa aprine qualcuno di altro tipo: vogliamo parlare del costo ambientale? Delle migliaia di morti in incidenti nelle miniere di carbone? I danni alla salute provocati dallo sfruttamento dell’energia “convenzionale”?

La vita umana è preziosa e dobbiamo sempre sforzarci per preservarla, ma non dimentichiamoci che, una volta detto no al nucleare, dobbiamo ricordarci di calcolare il costo umano e ambientale anche delle tecnologie con cui lo soppiantiamo. Le centrali nucleari non sono un intervento di chirurgia estetica su una nazione, un vezzo per proclamare la propria grandezza o un gioiello da esibire in alta società, sono il fondamento della indipendenza e dell’efficienza energetica.
Non riusciamo a toglierci le fette di salame agli occhi, continuiamo a pensare che l’energia sia un bene gratuito e innocuo e che le centrali nucleari siano il male.
Non è così, non lo sarà mai: tutti i dati storici, una volta considerati in maniera razionale, lo dimostrano a gran voce.
Solo non vogliamo ascoltare.

Autore: Luca Mauri

Prima di tutto un Geek e un Trekker, Luca Mauri lavora come IT Manager. Entusiasta della esplorazione spaziale e della scienza in generale. È un lettore vorace e un fotografo amatoriale. Fa parte della piccola schiera degli INTJ.

38 pensieri riguardo “L’onda nucleare”

  1. Bella analisi, la migliore che ho letto fino ad ora. Oggettiamente pero` c’e` un problema per il nucleare in Italia, ed e` l’ Italia. Le nostre cerntrali sarebbero costruite dalla mafia, con la sabbia al posto del cemento.

    1. Forse il problema dell’Italia è proprio che non ci poniamo degli obiettivi abbastanza elevati. Cosa diceva JFK sulla decisione di andare sulla Luna?

  2. Concordo sulla completezza dell’analisi, come ricordava Balbi tempo fa, le spiegazioni semplici sono insidiose e fraintendibili (o strumentalizzabili), l’inconveniente della completezza è che poca gente ha voglia di ascoltare.
    Solo una domanda, da perfetto ignorante: uno degli argomenti tipici del dibattito è la questione delle scorie e del loro smaltimento. Come stanno le cose?

    1. Le scorie sono un problema del nucleare nella misura in cui altri tipi di scorie sono problematiche per altre fonti di energia.
      Se non esiste una “soluzione” per le scorie nucleari, non esiste per i rifiuti urbani, per i residui della combustione degli idrocarburi. Vale anche l’esatto contrario, ovviamente.

      Il nucleare ha il vantaggio della piccolissima quantità e lo svantaggio del lungo periodo. Tuttavia lo stoccaggio geologico delle scorie è possibile e fattibile, lo dimostrano gli studi oltre che l’esistenza stessa del reattore naturale di Oklo.

      Per approfondire la questione, consiglierei la lettura di questo libro: http://www.anobii.com/books/Il_nucleare_salver%C3%A0_il_mondo/9788804580102/017ac1333573bade10/

  3. Ottima analisi sul funzionamento di un reattore nucleare e sull’allarmismo dei media.

    Io sono contrario alle centrali nucleari e sopratutto alla loro collocazione in Sardegna come ventilato a alcuni sedicenti esperti.
    ( fonte sito della Regione Sardegna a fronte di una relazione di esperti al senato)

    Lo scenario italiano nucleare prevede la costruzione di centrali di terza generazione avanzata ed è previsto che una di queste centrali debba entrare in servizio dopo 13/14 anni
    ( Fonte Enea ) con un tempo fisico di costruzione della centrale nucleare in circa 50 mesi.

    Le centrali nucleari vanno alimentate e l’ultima volta che ho controllato non mi risulta che l’Italia produca Uranio e disponga di sistemi di arricchimento per l’uso civile.

    Il combustibile dovrebbe essere trasportato ( nell’ipotesi Sardegna, visti i mezzi di trasporto eccezionali per lo spostamento di cask nucleari, bisognerebbe bloccare il traffico di una delle due superstrare) e lo stesso dovrebbe essere utilizzato per spostare le scorie al centro di riprocessamento ( Caorso ha spostato le scorie al centro di riprocessamento di La Hague) e successivamente allo stoccaggio delle scorie radioattive.

    Pienamente d’accordo con il fatto che le centrali tradizionali siano più pericolose ma mi chiedo perchè attivare un’altra dipendenza ( il cartello dell’Uranio rende la Opec una coop al confronto) quando si potrebbe investire sulle energie alternative e su un risparmio energetico.

    1. Che io sappia i produttori di Uranio non sono per niente assimilabili all’OPEC. L’uranio è disponibili in diversi continenti e in nazioni con storie e affiliazioni molto diverse, quindi non mi sembra esista una reale dipendenza da paesi pericolosi come per il petrolio.

      Ricordiamoci anche che la quantità di materiale fissile necessaria è infinitamente minore rispetto agli idrocarburi. Non dimentichiamo anche che l’Uranio non è l’unico materiale che si può usare nei reattori.

  4. Quando ho visitalo la centrale nucleare di Goesgen (cantone Soletta, Svizzera) hanno spiegato che, almeno per loro, i costi della produzione dell’energia era gia’ comprensivi dei costi di smaltimento e dei costi di demolizione della centrale e bonifica del terreno una volta terminato l’affitto dell’area per la produzione di energia.

    1. La mia domanda non era solo sui costi, ma sullo smaltimento vero e proprio, sia per quanto riguarda la durata delle emissioni delle scorie, sia per il loro “sotterramento”. Ho provato a leggere qualcosa in giro per la rete, ma è tutto piuttosto vago.
      Il dubbio è: qual è la reale quantità di scorie radioattive prodotte da una centrale di ultima generazione (quelle che a quanto ho capito garantiscono la massima sicurezza)? E tali scorie come/dove/per quanto vengono smaltite?
      Perché poi mi viene da chiedere con quante di queste “scorie” si troverebbe l’uomo tra 200 anni se tutti si decidesse di usare queste tecnologie. Che poi, certo, coi combustibili fossili abbiamo fatto di peggio in meno tempo, però i dubbi restano.

      1. Alla domanda sullo smaltimento ha risposto un tecnico quando sono andato a Goesgen. Il volume delle scorie prodotte nell’intera vita (30 anni, credo, ma potrei sbagliarmi) della centrale di Goesgen e’ pari al volume del salone della stazione di Zurigo. Una centrale a carbone (in Germania ce ne sono) riempie quel volume in qualche anno, non ricordo se uno o due.
        Fino a pochi anni fa la Svizzera esportava le scorie, adesso le stocca in casa propria, le riprocessa e (a due anni fa) stava selezionando un sito di stoccaggio permanente.

        1. Visto che ne stiamo parlando, vorrei ricordare che le centrali a carbone sono responsabili di un inquinamento da radiazione molto maggiore di quello di qualsiasi centrale nucleare.

          Dato che il carbone contiene naturalmente alcuni isotopi radioattivi, la combustione ne concentra la quantità nelle ceneri e la maggior parte delle centrali li riversa in atmosfera senza curarsene.
          E senza che le persone lo sappiano.

  5. Ottima analisi dei fatti, io sono sempre stato d’accordo con il nucleare, e sempre lo sarò, ma come già stato detto c’è un problema, e cioè l’italia, infatti come tutti sanno da noi le cose vengono fatte superficialmente, sia la mafia, sia qualsiasi altra la colpa, una centrale nucleare nel nostro paese comporterebbe molto probabilmente seri problemi.

  6. Ottimo articolo, l’ho letto con piacere. Però la tecnologia nucleare è desueta e bisognerebbe investire in qualcosa di più sostenibile, anche a lungo termine, invece di spostare il problema dai combustibili fossili all’uranio. Bisognerebbe trovare una soluzione più definitiva e sicura. Ok, gli incidenti come quello a Three Mile Island o a Chernobyl sono rari, ma vale davvero la pena di rischiare così tanto?

    1. Niente è “sicuro” nell’universo, tutto ha un rischio.
      Dici se vale la pena di “rischiare così tanto”, ma siamo sicuri che stiamo rischiando veramente molto con il nucleare? Vi invito di nuovo a leggere il rapporto dell’OMS su Chernobyl.

      1. … intanto, dopo l’incidente, Pripyat rimane una città fantasma. Dubito che si avrebbero questi problemi con un incidente ad una centrale solare/eolica.

        E questo senza contare il problema dei rifiuti nucleari che nessuno sa dove mettere…

        Bisognarebbe investire in tecnologie più sicure dal punto di vista economico e ambientale, invece che tagliare gli incentivi GSE a favore delle centrali nucleari!

  7. “Per quanto abbiamo letto, ipotizziamo che i reattori – come detto già spenti – saranno infine raffreddati e portati in condizioni di sicurezza per poi riprendere a funzionare (non tutti purtroppo, per le ragioni che abbiamo detto sopra) tra qualche mese.”

    Come castroneria, questa la puoi mettere pure assieme a quella dello Iodio 131 e dei canadair per irrorare le centrali…
    A rimettere in linea quella centrale non impiegheranno meno di 10 o 15 anni.
    Semprechè venga rimessa a posto, piuttosto che esser tumulata sotto alcuni metri di calcestruzzo…

    1. Naturalmente può essere che mi sbagli, tuttavia in quella centrale ci sono tre reattori perfettamente funzionanti. Si tratta di quelli già spenti per manutenzione al momento dell’incidente.
      Se facciamo di nuovo un paragone con Chernobyl, non si vede perché anche in questo caso gli altri reattori funzionanti della centrale non possano essere rimessi in funzione.

      I tre reattori avvelenati andranno senza dubbio sostituiti, ma qui non ci sarà bisogno di sarcofaghi in calcestruzzo: i PCV possono essere rimossi in relativa sicurezza, con le opportune tecniche.

      C’è anche da considerare che questa centrale risale ormai agli anni ’70, quindi bisogna anche valutare l’economicità, oltre che la fattibilità tecnica. Ma questo non è un argomento che mi interessava trattare qui.

      1. A proposito di Canadair: i canadair proprio no, ma gli elicotteri “chopper” la Tepco aveva valutato seriamente di usarli (peraltro, lo avevano fatto anche i russi a Chernobyl). Dopo hanno abbandonato l’idea: http://www.khon2.com/news/world/story/Japan-rules-out-choppers-to-cool-down-nuke-reactor/_eAvjifHsU2GrL5GD9S2Hg.cspx

        Relativamente alla rimessa in linea di quella centrale: SE non ci fosse stata nessuna fuga e nessun danno ai reattori, solo per i danni agli impianti collaterali causati dal terremoto e allo tsunami ci vorrebbero dieci anni di cantiere.
        Considera che l’impianto incidentato di three mile island, è ancora oggi spento e non sanno bene cosa farsene (le turbine hanno deciso di riciclarle in altro impianto appena nel 2010).
        E tutto ciò, nonostante l’incidente fosse una sciocchezza (confrontato all’attuale), fosse stato limitato ad un solo reattore, e che gli impianti esterni non avessero subito alcun danno…
        No, prima di rimettere in linea quella centrale dovrebbero fare un decommissioning quasi totale… con un problema nessuno l’ha mai fatto prima, quindi dovrebbero appena inventare il modo di farlo…

  8. Una cosa val la pena di dire, benche’ di minore importanza, che ci avevano spiegato durante la visita alla centrale di Goesgen.

    Le barre di controllo possono essere abbassate in pochi secondi in caso di emergenza, come e’ successo ai reattori giapponesi, ma e’ una procedura, appunto di estrema emergenza. L’abbassamento violento delle barre provoca degli stress strutturali al reattore e ne riduce la vita (o ne aumenta la necessita’ di manutenzione). Normalmente (per mettere il reattore in manutenzione, ad esempio) le barre di controllo vengono abbassate lentamente e in maniera controllata.

  9. E di oggi la notizia ufficiale che la centrale di Fukushima (una volta risolto il casino ) verrà chiusa.
    Non dico “smantellata” semplicemente perchè al mondo non è stata MAI smantellata una centrale, e quindi nessuno sa bene come farlo… e non credo proprio che Fukushima sarà la prima centrale al mondo di cui vedremo il decommissioning.
    Quel che è certo, è che da Fukushima non euscirà mai più neppure un wattora di energia.
    Altro che “riprendere a funzionare tra qualche mese”…

    1. Mi dispiace, ma sul decommissioning degli impianti elettronucleari ti sbagli. Rimando tutti i lettori interessati al numero di Aprile 2003 del mensile “Le Scienze” che tratta ampiamente questo argomento. Dopo aver letto gli articoli, fate il paragone con impianti chimici vari che avvelenano l’ambiente per decine di anni.
      Come al solito, chiediamo al nucleare la irrealizzabile perfezione assoluta, mentre lasciamo che tutte le altre tecnologie inquinino in maniera incontrollata senza curacene troppo.

      Sulla chiusura della centrale giapponese, mi sembra di essermi spiegato già nei commenti precedenti.

      1. Mi sbaglio?
        In tutto il mondo, da quando esiste il nucleare, èp stato effettuato il decommissioning integrale di sole DODICI centrali. Di altre 122 non si sa bene cosa fare… vanno avanti con lavori di facciata, ma per motivi economici si guardano bene dall’affrontare il decommissioning reale.
        Di una quarantina addirittura è stata pianificata una “fase propedeutica” che potrà durare fino ad UN SECOLO!
        http://www.arpa.emr.it/documenti/arparivista/pdf2009n5/DecommissioningAR5_09.pdf

  10. Rispondo al tuo articolo.

    In Giappone sarà comunque un immane casino!

    Mi spiego:
    – dei tecnici hanno dovuto sacrificarsi (praticamente suicidarsi esponendosi a dosi elevate di radiazioni) per tentare di raffreddare i reattori (che ficata dirai tu!)
    Oggi non sappiamo ancora con che esito, ma possiamo contare su una tecnologia che richiede l’intervento di kamikaze per essere controllata?

    – in Giappone un’ampia zona risulta essere contaminata, così come cibo e acqua (se fosse successo a Caorso nella pianura padana a sud di Milano, centrale simile per caratteristiche a quelle di Fukushima, si sarebbero dovute evacuare centinaia di migliaia di persone). Dove le manderesti? A l’Aquila?
    – nessuno sa dove mettere le scorie di queste centrali (non esiste oggi al mondo un deposito definitivo)
    – In italia saremmo comunque dipendenti da un combustibile, l’uranio, proveniente dall’estero.
    – Se tutti spegnessimo i televisori invece che lasciarli in stand-by (la lucetta sempre accesa) risparmieremmo una quantità di energia superiore a quella ipoteticamente prodotta dalle centrali nucleari di Betty (ops il Berlusconi dei bunga-bunga!)

    E poi
    e poi
    rimane che utilizzare sostanze mortali che richiedono milioni di anni per essere considerate innocue e’ una idiozia incommensurabile.

    1. Se venisse un terremoto di forza 9.0 sulla Pianura Padana (che e’ un letto di sabbia) l’unica cosa che potrebbe provocarlo sarebbe un asteroide che cozza contro Piacenza o giu’ di li’.
      Se il terremoto 9.0 fosse un po’ piu’ a nord di Piacenza (Lovere, Lecco…), ciao ciao a tutte le dighe delle Alpi e, soprattutto, a chi ci vive sotto (sei mai stato a Bormio e poi a Cancano? Guarda su Google Maps e fatti un’idea)

      Il problema e’ che per ideologia o per partigianeria si accentua il rischio del nucleare e si minimizza quello dei combustibili fossili (o anche delle c.d. “rinnovabili”). Il fatto che la CO2 la spari in atmosfera significa solo che stai posticipando il problema.

      Non ci sono pasti gratuiti nella produzione di energia, non con le tecnologie attuali. E prima di rispondere “il fotovoltaico” fatti due conti SERI sulla CO2 e sull’energia che devi emettere e usare per costruire un pannello.

  11. Luigi Rosa :
    Se venisse un terremoto di forza 9.0 sulla Pianura Padana (che e’ un letto di sabbia) l’unica cosa che potrebbe provocarlo sarebbe un asteroide che cozza contro Piacenza o giu’ di li’.

    Non ho capito la logica di questa tua affermazione… semprechè una qualche logica ci sia.
    Dici che nei terreni alluvionali (“letti di sabbia”) non ci possono essere terremoti?
    Spiacente, ma proprio sui terreni alluvionali gli effetti sono ingigantiti e più catastrofici.
    Tranquilla poi che tra Brescia, Bergamo e Como sta continuando la subsidenza Alpina; il che significa che entro pochi milioni di anni la pianura padana sarà completamente al di sotto delle Alpi 8che nel frattempo si saranno sbriciolate).
    Il che significa che alcuni centimetri di pianura padana possono decidere anche domani di cominciare a tuffarsi sotto alle Alpi… generando un sisma anche superiore a 9 o anche 9.5
    Il fatto che da qualche secolo la zona sia tranquilla, lungi dall’incutere sicurezza, dovrebbe mettere particolarmente in guardia. il sisma, quando ci sarà (domani? Tra dieci anni? Tra un secolo?) sarà particolarmente intenso.
    E se non vogliamo farci mancare nulla, in pianura padana non è da sottovalutare neppure il rischio tsunami.
    Gli tsunami da noi sono più frequenti in Italia meridionale (l’ultimo: Messina 1908: 13 metri – superiore quindi a quello giapponese), ma anche l’Italia settentrionale non ne è esente (Genova 1828: 2 metri).
    Non si ha memoria storica di uno tsunami in nord adriatico, ma questo non significa che non si possa scatenare. E anche se modesto, probabilmente potrebbe risalire il Po per un centinaio di km.

    1. Mi riferisco al rischio sismico dell’italia: http://zonesismiche.mi.ingv.it/documenti/mappa_opcm3519.pdf
      Mi dici dove ci sarebbe una faglia paragonabile a quella del ring of fire che, vicino al giappone, spinge normalmente di 80 mm/anno la placca su cui poggia il Giappone?
      Lo tsunami della pianura padana non arriverebbe da Genova, ma da Ferrara, passando per un mare relativamente poco profondo (rispetto al Tirreno e al basso Mediterraneo da te citati). Mi sembra catastrofismo disinformato.

      1. Per il rischio sismico: è calcolato basandosi su dati storici, quindi pochi secoli/un millennio al massimo…
        In realtà la nostra penisola è in una situazione geologicamente “imbarazzante”, in passato ha avuto fenomeni molto importanti, ed altrettanto importanti ne avrà in futuro.
        Ti pare un caso che in Italia abbiamo gli unici vulcani attivi d’Europa e le montagne più giovani d’Europa?

        Per un eventuale Tsunami in adriatico: le condizioni per il disastro perfetto ci sono tutte. Un sisma intenso che si scateni nel canale di Otranto (con mare relativamente profondo) provocherebbe un’oda che viaggerebbe incanalata nell’adriatico perdendo lungo il suo percorso pochissima energia…
        Ovviamente sono solo speculazioni, ma sufficienti a stabilire chee abbiamo già abbastanza problemi geologici nostri, senza invocare anche gli asteroidi…

  12. bella ed esauriente analisi. Peccato che nel frattempo è successo il patatrac. La centrale è completamente distrutta, il nocciolo dei reattori è ancora attivo e la radioattività ha raggiunto livelli allarmanti per la salute umana.

    O anche questo è disinformazione?

    1. Per la maggior parte sì, c’è una grande disinformazione a riguardo.
      La situazione è ovviamente seria, ma non è successo nessun “patatrac”.

      Non lo dico io, naturalmente: vi rimando al sito http://www.iaea.org/ per avere un resoconto più equilibrato e autorevole di quello che è successo e della situazione attuale.
      Anche http://mitnse.com/ , che è già stato menzionato sopra, mantiene inalterata la sua utilità.

  13. Dunque;
    Se so leggere l’inglese, mi sembra che nel report della IAEA sia scritto questo:

    3 reattori su 4 (nucleo e contenimento) sono danneggiati (il 2 FORTEMENTE danneggiato)

    circa la metà del nocciolo di 3 reattori è scoperto o insuffucientemente coperto dal liquidi di raffreddamento

    La fuoriuscita nell’ambiente di acqua fortemente radioattiva è confermato e ancora non si riesce a fermarla e mi state dicendo che non è successo alcun “patatrac”? cosa deve succedere ancora, la sindrome cinese?

    1. “Fortemente radioattivo” è un termine del tutto generico che viene spesso usato dai media (non solo italiani) per fare la notizia da prima pagina. Tuttavia la questione è molto più complicata di così.

      Come sapete la radioattività e onnipresente ed è un fenomeno del tutto naturale. Ci sono distinzioni da fare sulle dosi, sulle emivite e via dicendo.
      Non è ovviamente una cosa di cui si può discutere qui in poche righe, ma se hai continuato a seguire il blog della IAEA e quello del MIT, in questi giorni avrai visto senza dubbio informazioni interessanti sui “livelli” di radiazione e sull’effettiva potenziale esposizione.

      E’ evidente che l’incidente c’è stato è che la situazione sia seria, ma siamo ben lontani da un avvelenamento su larga scala o, peggio ancora da qualcosa come una “sindrome cinese”.
      Magari torneremo sull’argomento in un post futuro, per il momento il consiglio è sempre quello di non fidarsi né di me né delle prime pagine dei giornali, ma semplicemente di valutare TUTTE (non solo quelle negative) le informazioni divulgate dai professionisti del settore.

  14. Chernobyl e i suoi dintorni, a 35 anni dal disastro, è ancora una zona fortemente contaminata dalle radiazioni dove non è possibile tornare a vivere.

    Pensi che Fukushima sia divera?

    I dintorni di Chernobyl erano, a parte la città di Prypiat, scarsamente popolati mentre nei dintorni di Fukushima c’è un’alta concentrazione di popolazione ed attività economiche.

    Le fughe di acqua radiattiva di Chernobyl furono, in primo luogo, nel grande bacino di raffreddamento prospiciente la centrale mentre i reattori danneggiati di Fukushima scaricano direttamente in mare.

    Il disastro di Chernobyl fu causato esclusivamente per l’incompetenza e la superficialità dei tecnici della centrale e quindi poteva essere evitato. Il disastro di Fukushima è stato causato da un sisma di proporzioni bibliche e neppure il tecnico più preparato avrebbe potuto scongiurare l’accaduto.

    La centrale di Fukushima, per quanto obsoleta, è stata costruita da ingegneri competenti ed appaltatori seri e con forte senso di responsabilità.

    Visto il livello della corruzione del nostro paese e dati i prcedenti, come pensi che sarebbero costruite la Nostre centrali? che tipo di garanzie possiamo avere dal costruttore dei reattori (Areva) se non riesce a far partire e, anzi, medita di abbandonare i due progetti attualmente in corso?

    Si ricordi che, comunque vada, un impianto di tale pericolosità dove non è possibile arrestare l’attività in tempi brevi in caso di emergenza, è e sarà sempre una bomba ad orologeria.

  15. Passato un altro mese e mezzo, e nel silenzio totale della stampa nostrana (che ha relegato le notizie in proposito dopo le pagine sportive dedicate ai tornei di calcio a 7 rionali) siamo ormai arrivati al disastro totale: Murphy ha fatto il suo lavoro, tutto ciò che poteva andar male è andato male, e i noccioli ormai dichiaratamente in fusione ed in inarrestabile viaggio verso la falda.
    E dopo tre mesi passati a discutere di microSv e di milliSv, e sul fatto cche poi sia i microSv che i milliSv si possono sopportare (e forse migliorano l’abbronzatura), ecco che adessso i risultati galoppano: ormai viaggiamo sui 200 (DUECENTO) Sv
    http://www.zerohedge.com/sites/default/files/images/user5/imageroot/images/Fuku%205.24.jpg

    Quindi, possiamo dimenticarci milliSv e microSv: è il momento degli ettoSv.

  16. Ultime notizie, fresche fresche dalla CNN:
    http://edition.cnn.com/2011/WORLD/asiapcf/06/06/japan.nuclear.meltdown/index.html
    in soldoni, la TEPCO ammette che 3 reattori erano già in completa fusione entro QUATTRO GIORNI dal sisma.
    Ovvero, mentre qui si era al cazzeggio discettando su frazioni infinitesimali di picosievert, e sul fatto che con un mano di vernice la centrale sarebbe tornata presto in funzione, in realtà il peggior disastro nucleare della storia si era già compiuto.
    Perchè sul fatto che Fukushima sia il peggior disastro nucleare della storia non ci piove: UN reattore in fusione è un incubo, TRE reattori in fusione (più una vasca dii combustibile esausto) è un qualcosa di assolutamente inconcepibile.
    Forse questioni di opportunismo politico ed economico impediranno di farlo, però il buon senso vorrebbe che alcune migliaia di km quadrati di Giappone vengano dimenticati per un paio di secoli

  17. Luca Mauri :
    Per la maggior parte sì, c’è una grande disinformazione a riguardo.
    La situazione è ovviamente seria, ma non è successo nessun “patatrac”.
    Non lo dico io, naturalmente: vi rimando al sito http://www.iaea.org/ per avere un resoconto più equilibrato e autorevole di quello che è successo e della situazione attuale.
    Anche http://mitnse.com/ , che è già stato menzionato sopra, mantiene inalterata la sua utilità.

    Meno male che questo lo scrivevi il 1° aprile, così ci si può illudere che fosse solo un pesce d’aprile, e che non ne eri convinto…
    Certo che però è tristissimo.
    Personalmente, non ti senti preso solennemente per ii fondelli da questa fonte “autorevole” che hai citato?

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