Vergogna. E basta!

Fa piuttosto discutere una triste vicenda, raccontata per prima da “La Nuova Ferrara“, che vedrebbe coinvolta una mamma che avrebbe deciso di ritirare la figlia di dieci mesi e mezzo dall’asilo a causa della presenza all’interno della struttura, di una ausiliaria affetta dalla Sindrome di Down. L’articolo, apparso ieri, contiene, però, anche una precisazione estremamente importante: “Il condizionale è d’obbligo perché la versione offerta dalla referente è l’unica appresa direttamente dal giornale. Ieri non è stato possibile contattare nè la dipendente al centro del caso nè la donna che ha deciso di non riportare all’asilo la sua piccola. Da qui l’invito ai lettori a tenere in considerazione che si tratta di una ricostruzione dei fatti al momento incompleta.

Peccato che la maggior parte di coloro che partendo da questa notizia, hanno scritto articoli o hanno realizzato servizi più o meno cattivi contro questa madre, abbiano abilmente evitato l’uso del condizionale, fornendo la notizia come fatto avvenuto ed appurato… senza in alcun modo citare quello che è stato poi riportato oggi, sempre da “La Nuova Ferrara” che ha cercato di mettersi in contatto con la parte “avversa” e riportando, in un altro articolo, il loro punto di vista: “La madre della bambina avrebbe anche fatto alcune osservazioni sulla situazione igienica dell’asilo prima di dire – come ha riportato la dirigente – che non voleva che sua figlia stesse nello stesso posto dove lavorava ‘quella ragazza’ (in realtà si tratta di una donna di 37 anni).

Ed è tristemente vero pensare che nel mondo dell’informazione moderna gli articoli de “La Nuova Ferrara“, meritino un po’ di ammirazione perchè sono scritti nel modo in cui tutti dovrebbero scriverli.

Non voglio, però, entrare nel merito di questa storia. Credo che sarà ben difficile riuscire a scoprire la verità ascoltando le due facce della moneta che si accusano a vicenda.
Certo è che se fosse vero nella forma in cui tutte le testate l’hanno ripresa (ma senza mai sentire la madre) la vicenda avrebbe del vergognoso e del vomitevole e personalmente non potrei che essere triste pensando a come quella bambina verrebbe cresciuta con una madre del genere. Ma senza che nessuno abbia fornito il punto di vista reale (e non riportato o presunto) della madre, dare giudizi che vengono dalla pancia e non dalla testa sarebbe ancora peggio.

Ma quello che ha ispirato il titolo di questo post non è la cattiva o incompleta disinformazione sulla vicenda, tipica della stampa moderna, ma quello che una testata (oltretutto nazionale) ha scritto nell’articolo che ha raccontato questa storia.

vergogna-sindrome-di-down-malattiaLa Stampa, infatti, all’interno del proprio articolo usa questa orribile frase:

Nella madre della bambina invece il semplice fatto che l’ausiliaria avesse quella malattia l’ha spinta a riportarsi la figlia a casa.

Si, avete letto bene: “questa malattia“. E non si tratta nemmeno di un virgolettato. E’ proprio voluto.

Caro Franco Giubilei, autore di questo articolo, questa affermazione è un insulto. Un insulto a tutte quelle persone che sono affette da questa sindrome e che non sono malate. E’ un insulto a tutti quei genitori che hanno figli affetti da questa sindrome e non hanno figli malati. E’ un insulto a tutte quelle persone che si prodigano per aiutare tutte quelle persone che sono affette da questa sindrome a portare avanti una vita il più normale possibile. E’ un insulto all’intelligenza.

La prossima volta, prima di scrivere certe castronerie, prima di insultare, faccia il suo lavoro: approfondisca l’argomento: la sindrome di Down non è una malattia e non può essere curata: è una caratteristica della persona che la accompagna per tutta la vita.

E nel frattempo si vergogni e chieda scusa.

4 pensieri riguardo “Vergogna. E basta!”

  1. “Con il termine sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi e segni clinici che costituiscono le manifestazioni cliniche di una o diverse malattie”

    1. Il nome “Sindrome di Down” deriva medico J.L. Down che ne descrisse le caratteristiche nel 1866. Il nome “trisomia 21” (e in passato chiamato anche “mongoloidismo”) è una condizione cromosomica causata dalla presenza di una terza copia (o una sua parte) del cromosoma 21 ed è la più comune anomalia cromosomica nell’uomo.
      Definirla malattia è semplicemente sbagliato.

      Ma se vogliamo trovare una giustificazione, allora troviamola. Ma a questo punto accettiamo che il Monossido di Diidrogeno sia un elemento chimico associabile al 100% della mortalità mondiale.

      Un abbraccio e grazie della visita.
      K.

  2. Nelle scienze una definizione si basa su un punto di riferimento, una convenzione definita a priori.

    In dizionari e enciclopedie, mediche e non, lo si può trovare definito come malattia, condizione, anomalia, ecc. Ciò dipende dalle convenzioni utilizzate.

    Il dizionario medico Treccani, per esempio, parla di malattia. Altri specificano malattia genetica. Se si cerca “malattia genetica” o più semplicemente “malattia”, si può notare come la maggior parte delle definizioni possano facilmente includere le caratteristiche della sindrome di Down.
    Alcuni sostengono che non si può parlare di mallattia in quanto non è curabile oppure “non ci si ammala”.

    Leggere la frase “Definirla malattia è semplicemente sbagliato” senza fornire argomenti validi e oggettivi e sfottendo le opinioni (argomentate) altrui mi fa pensare a incapacità di intavolare una discussione oggettiva, una mentalità estremamente chiusa e voglia di sensazionalismo, caratteristice tipiche del fuffaro.

    1. L’argomentazione è fornita nel sito del link che ho inserito all’interno del post, quello dell’AIPD che, avendo a che fare ogni giorno SOLO con la “trisomia 21”, forse, ha un pochino più di competenza in merito rispetto alla Treccani.

      Un abbraccio e grazie della visita.
      K.

Spazio per un commento