Nicoletti, Maccio Capatonda e l’analfabetismo funzionale

La puntata di oggi di “Melog, cronache quotidiane“, la trasmissione di Gianluca Nicoletti su Radio24 si intitolava “Tv, finzione e società dello spettacolo” e prendeva spunto dall’ultimo film di Maccio CapatondaOmicidio all’Italiana” da poco uscito nelle sale cinematografiche.

L’idea alla base consisteva nell’analizzare, nel classico modo anticonformista di Nicoletti, proprio lo stesso tema del film, descritto dal conduttore come “la degenerazione del mondo attraverso l’occhio e l’influenza della televisione” e quindi quanto la nostra società sia affascinata dalla spettacolarizzazione degli eventi sino a renderli parte fondamentale di parte dei palinsesti televisivi moderni. Il tutto in compagnia di diversi ospiti, tra cui lo stesso Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia), e delle telefonate di alcuni ascoltatori.

Ed è proprio una di queste telefonate che trasforma in modo incredibile ed inaspettato lo svolgersi della puntata.L’ascoltatore inizia criticando “chi va a vedere un film del genere, che io disapprovo […] perchè sta allo stesso livello di chi va a farsi selfie davanti alla villetta” e quando Nicoletti prova a ribadirgli che si tratta di un film di satira (anche in modo molto chiaro), l’ascoltatore afferma “io alla satira su un fatto del genere… non credo molto… se mi consente“. A questo punto Nicoletti, coglie la palla al balzo e inizia a discutere con l’ascoltatore come l’omicidio, così efferato, della contessa di Acitrullo sia effettivamente qualcosa su cui non si debba e possa scherzare. La telefonata prosegue e il conduttore, subito dopo, chiede allo stesso Maccio come abbia effettivamente potuto trattare un argomento così sensibile in quel modo. E qui le risposte Capatonda sono da manuale perchè sta perfettamente al gioco con affermazioni esilaranti tipo “se potessi tornare indietro non lo rifarei“, “poi ancora peggio il fatto che non era neanche morta ammazzata e l’abbiamo ammazzata noi dopo” oppure il capolavoro, ossia la risposta alla domanda “perchè 8/10 coltelli avete usato“, ossia: “perchè meglio abbondare […] mettiamocene di più così muore di più“.

Questa conversazione sarebbe dovuta essere sufficiente a far capire quanto la cosa fosse surreale. Interviene poi un altro ospite che riprende con Nicoletti il filo originale della trasmissione sino a quando arriva una nuova telefonata. Qui l’ospite riesce ad ammettere che conosceva bene l’omicidio di Acitrullo nonostante non lo avesse seguito in TV perchè si era informato su Internet (Wikipedia o Expedia?). Al termine della telefonata un nuovo intervento di Maccio Capatonda si conclude con una domanda: “tra l’omicidio di Acitrullo e quello di Cogne, qual è il più bello?” alla quale Nicoletti invita un nuovo ascoltatore a rispondere. All’inizio della telefonata viene chiarito che l’omicidio di Cogne viene preferito “perchè lo conosco di più“, confermato da Nicoletti che sottolinea che in effetti quello di Cogne è andato da Vespa mentre quello di Acitrullo no, solo dalla D’Urso.

Al termine, prima dei saluti, Nicoletti sottolinea una cosa fondamentale che ribadisce quanto l’italiano medio sia un totale analfabeta funzionale che parla in modo “realistico” di cose che non può conoscere in quanto totalmente inventate.

Qualche giorno fa sul Corriere è apparso un articolo che raccontava l’iniziativa dell’azienda radiotelevisiva di Stato norvegese che vorrebbe permettere di commentare solo a coloro che, attraverso un quiz, dimostrino di aver letto veramente l’articolo.

Alla luce di quello che ho ascoltato oggi, credo che la strada da fare sia lunga. Molto lunga. Terribilmente e incredibilmente lunga.
Infinita.

 

Telefonata 1:

Telefonata 2:

Telefonata 3 & Finale:

 

Buon divertimento !!!

4 pensieri riguardo “Nicoletti, Maccio Capatonda e l’analfabetismo funzionale”

  1. Io non ho seguito le cose di cui parlate, però vorrei dire la mia: BlaBlaBla…
    TRADUZIONE: Non ho capito niente e voglio farlo sapere al mondo!
    🙂

  2. ChE dramma micidiale questi film moderni, erano meglio i morti di una volta! Bastava una freccia, no 10 coltelli…

  3. SI, un semplice “quizzometro” (quiz a risposta multipla) con tre risposte possibili a tre domande di base sull’articolo appena letto.
    Ci si mette poco a piazzare tre spunte al posto giusto, e poi si può commentare.
    Mi sembra il minimo per restituire dignità e interesse ai commenti.

Spazio per un commento