VMware: contrordine compagni!

La nuova versione 5.1 di VMware introduce nuove regole di licensing.

Non fosse per il “5.1”, la frase sopra potrebbe essere un copia-e-incolla di articoli del passato. Per fortuna, questa volta ci sono buone notizie.

Viene, infatti lasciato da parte il concetto di vRAM, che tanta confusione aveva generato anche tra i professionisti di VMware: si torna ai socket delle CPU.

Il numero di socket è molto più facile da contare (per i commerciali) e da programmare (per l’IT) in fase di progettazione: la RAM (vera o virtuale) è una cosa che si aggiunge con relativa facilità anche dopo mesi (o anni) dall’installazione, mentre il numero di socket è limitato dal’architettura degli host e, specialmente nel contesto SMB, difficilmente si comperano server a 4 oppure 8 vie con dentro solamente una o due CPU.

Questa altalena di scelte mostra quanto sia difficile per chi produce software a larga distribuzione trovare un sistema di licenze che riesca a mediare guadagni (più o meno legittimi), semplicità di gestione, facilità di enforcing e soddisfazione dei cliente finale. Ci sono spesso sistemi legali e legittimi per piegare il metodo di licensing a proprio vantaggio oppure per ottenere molto di più di quello che il produttore voleva concedere.

Lo scorso anno VMware con il concetto di vRAM voleva introdurre una sorta di pay per use basandosi sul fatto che la vRAM fosse un buon indicatore di utilizzo. Purtroppo la scelta, oltre a causare estrema confusione, ha provocato due reazioni non previste: chi aveva la versione 4 (basata sui socket) se la teneva stretta e non pagava l’upgrade alla 5 e si acquistavano pacchetti di licenze per CPU solo per aumentare il pool di entitlement di vRAM.

Alla fine VMware si è accorta del casino e ha rimesso in ordine il sistema di licenze, sperando che questo serva a far passare alla 5 chi ha ancora la 4. Questa è una mossa analoga all’introduzione delle VM in avvio automatico di VMware Workstation 8 per convincere chi aveva ancora il vetusto VMware Server 2.0 ad aggiornare.

 

Nota amministrativa: questo è l’articolo pubblicato numero mille. 🙂

Autore: Luigi Rosa

Consulente IT, sviluppatore, SysAdmin, cazzaro, e, ovviamente, geek.

4 pensieri riguardo “VMware: contrordine compagni!”

  1. Licensing = Fail
    Laddove si infilano strumenti per limitare l’uso per questioni di licenza, si aggiunge sempre quel qualcosa in più che potrebbe far funzionare peggio il sistema. Capisco che ci si deva proteggere, ma a volte, questo costo lo deve pagare sempre e solo l’utente onesto.
    In questo caso forse non è così pesante e non comporterà particolari problemi, su altri sistemi però per colpa del licensing, io pagante e dotato di licenza (Chiave di protezione HW su porta parallela), non lavoravo (PC senza porta parallela), il pirata viaggiava senza problemi. Ho dovuto piratare la mia versione licenziata per lavorare, perché per ottenere una chiave hardware USB ho dovuto recuperare la prova di acquisto (fattura del 2000 e valla a trovare….) restituire con corriere la chiave parallela per ricevere successivamente quella USB. Nel mentre con cosa lavoro ?.. Quindi via di crack e via… e non da fumare… E’ un paradosso allucinante.
    Non voglio poi menzionare la Microsoft, che dopo aver comprato alcune CAL, sono entrato nel loro giro di VIP, per il quale mi costringe a compilare un documento su tutto ciò che uso in azienda, come lo uso, che licenze sono collegate al tal hardware, e nelle piccole righe sul fondo c’è pure scritto che la NON compilazione di tale documento potrebbe far si che si possa ricevere un controllo di qualche genere… Ma porco caxxo !!!. Ho speso 20.000 euro di licenze Microsoft, mi scassi la uallera per compilare un documento che mi ha fatto perdere 2 giorni, con minaccia, Ma se avessi piratato tutto ? Non mi avresti spaccato la uallera… non avrei dovuto compilare nulla, e non ero nella tua warning list.

    Licensing… un vero piacere…

  2. La finta minaccia di Microsoft inviata a mezzo posta normale?
    Ci hanno provato con alcuni clienti: e’ carta straccia.

    Innanzi tutto in Italia se vogliono farti rispettare un accordo o minacciarti di azioni legali ti mandano una raccomandata AR, non una busta in posta ordinaria. Se analizzi bene il testo, capisci che e’ sul filo del rasoio per farti percepire che tu devi farlo, ma non c’e’ nessuna minaccia o imposizione formale.

  3. A dire il vero il documento di presentazione che in pompa magna ci fa sapere di un nuovo servizio molto interessante, con un consulente a nostra disposizione per il Software Asset Management, con la promozione di un ottimo strumento SAM per l’identificazione dei software installati, e di un comodo modulo Excel da compilare con 13500 campi, recita al punto 6:

    6. Che cosa accade se non si compila il questionario?
    Ci auguriamo che la maggior parte dei clienti accolga favorevolmente questo sforzo preventivo volto ad assicurarne la conformità ai criteri di licensing. Tuttavia, in linea con l’impegno di Microsoft per la protezione della proprietà intellettuale, le organizzazioni che intendessero sottrarsi a questa procedura verranno richiamate da una più formale comunicazione al rispetto dei diritti di licensing di Microsoft e agli obblighi definiti nei contratti di licenza.

    Che sebbene non sia una minaccia vera e propria, ma insomma, appare tale o comunque fa capire che sto modulo sa da essere compilato se non vuoi ulteriori rotture di uallera.

    Se lo desideri ti mando copia del documento che in parte è online qui:
    https://partner.microsoft.com/Italy/licensing/40087993

    Il punto 6 non c’è online.

    1. Tutto quello che vuoi, ma per beccare il cliente in castagna M$ dovrebbe chiedere ad un giudice di firmare un mandato di perquisizione. Te lo vedi un giudice che manda i carabinieri per tre copie di Office?
      Cmq tutte le ditte (miei clienti e di altri colleghi) che hanno ricevuto quella lettere minatoria senza fondamento anche due anni fa non hanno risposto e non sono stata mai “richiamate da una più formale comunicazione”.

      Poi ognuno a casa propria fa quello che crede, s’intende.

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