Combattere gli imbecilli 101

Curt ShillingTanti anni fa (si parla dell’inizio degli anni 90, sigh) lo avevo ammirato nel suo ruolo di pitcher dei Philadelphia Phillies in una splendida finale di lega (National League Series) vinta contro gli Atlanta Braves ma francamente mai e poi mai avrei immaginato di poterlo ammirare anche sotto un altro aspetto legato al mondo dei social network.
Sto parlando di Curtis Montague Shilling (più conosciuto come Curt) che dopo una bellissima carriera come lanciatore si è buttato, con poco successo, nel mondo dei videogames.

Assiduo frequentatore dei social, in particolare di Twitter, qualche settimana fa ha voluto celebrare anche con un tweet il fatto che la figlia fosse stata accettata al Salve Regina College di Neport, RI, e avrebbe anche giocato come lanciatrice nella squadra di Softball del college stesso.

Un gesto da “papà moderno”, come lui stesso ha commentato nel suo blog, pur consapevole che questo avrebbe portato numerosi commenti “un po’ sopra le righe”, che però caratterizzano il modo con cui troppi ragazzi di oggi affrontano il mondo dei social network. A questo, però, era più che preparato, anche perchè ha ammesso che lui stesso, se Twitter fosse stato inventato quando lui era un ragazzo, probabilmente si sarebbe comportato come molti dei ragazzi a cui faceva riferimento.
Quello che però non si sarebbe mai aspettato è che alcuni di loro andassero ben oltre quella linea immaginaria dei “bimbiminkia da social“, iniziando ad introdurre ed utilizzare termini come “rape” (stupro), “blood” (sangue) e altro su questo livello.

E proprio perchè questo era assolutamente inaccettabile, ha deciso di raccontare questa assurda vicenda sul suo blog, arricchendo la storia con molti particolari senza in alcun modo oscurare i nomi degli autori dei tweet peggiori e, soprattutto, completando poi il tutto con alcuni commenti derivanti dalle loro informazioni pubblicamente disponibili… informazioni che ha trovato senza alcuna fatica. Questo ha fatto in modo che i due fossero molto ben riconoscibili al punto da pagarne di persona le conseguenze. Il primo, che diceva di essere un DJ (bellissimo il commento di Curt: “DJ is a bit strong since he’s on the air for 1 hour a week“) è stato (giustamente, nda) sospeso dal suo College. L’altro, invece, da poco laureato, è stato licenziato dal suo lavoro part time di venditore di biglietti per le partite di baseball degli Ney York Yankees. A dire il vero Curt ha anche detto di avere trovato (sempre molto facilmente) le informazioni su altri 7 che hanno partecipato a quei “discorsi” e che qualora fosse stato necessario le avrebbe tranquillamente condivise.

La bellezza di questa vicenda non sta solo nel fantastico (e lo dico sia come padre che come informatico di lunghissima data) modo con cui Curt abbia voluto combattere questi imbecilli, ma soprattutto nel fatto che i siti che ho letto che hanno trattato questa vicenda non abbiano in alcun modo voluto prendere le parti di questi o, peggio, criticare l’operato di Curt. Anzi.

In Italia avremmo avuto sicuramente qualcuno che avrebbe colto l’occasione per prendere le difese di questi emeriti imbecilli, pur di criticare i social network, di criticare internet, dando proprio la colpa a questi mezzi che rimbecilliscono o che sono la causa di questi comportamenti, magari il tutto accompagnato dall’intervista ai genitori che si meraviglierebbero di come sia stato “travisato” il comportamento dei propri “bravissimi” figli.

Ci sono tante cose che tendiamo ad imparare dagli americani e che, forse, non dovremmo… ce ne sono altre che nessuno ci fa sapere e che dovrebbero, invece, essere di lezione a tutti.

Grazie per questa lezione, Curt!

2 pensieri riguardo “Combattere gli imbecilli 101”

  1. In Italia molti di quelli che si schierano “contro” sui giornali o nei bar sono quelli che da ragazzi andavano a fare le manifestazioni oppure esprimevano voti di protesta (due azioni legittime e democratiche, finché restano nella legalità), Adesso sono talmente rammolliti da riuscire solo a “pensare contro”.

    Un po’ come chi pensa di risolvere i problemi del mondo con un “Like” su facebook.

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