L’accesso a Internet non può essere un diritto. EXPO edition.

Meno di un mese fa avevo scritto un post che metteva in luce come vi fossero chiari ed evidenti segnali che dovrebbero portare alla realizzazione di una barriera di ingresso per poter utilizzare internet.
E qualche recente avvenimento mi ha confermato questo mio pensiero.

Nei giorni 30 Aprile e 1 Maggio 2015 Milano è stata oggetto di alcune manifestazioni contro EXPO 2015, l’esposizione universale che è iniziata, appunto, il 1° Maggio a Milano e vedrà la sua conclusione il 31 Ottobre.

Già nella prima manifestazione del 30 Aprile si sono notati i primi avvertimenti di quello che sarebbe poi avvenuto il giorno dopo, visto che alcuni idioti (si, esatto, idioti, nda) 2015-05-01 17_37_41-Chi per manifestare contro EXPO blocca mezza... - Davide Valentinihanno pensato bene di vandalizzare sia le finestre della sede italiana di Manpower, sia quelle di alcune banche, senza tralasciare, lungo il percorso, il lancio di uova contro alcune scuole (come quella dove si trovava mia figlia, nda) o di persone ree di aver appeso la bandiera italiana sul proprio balcone. Il tutto, come si può vedere nell’immagine qui a sinistra, giustificato come gesto simbolico. Per questo motivo suggerisco anche la lettura di questo interessante post.
Il giorno dopo, 1° Maggio, però è accaduto il peggio. Sfruttando la presenza di altre manifestazioni “pacifiche“, un gruppo di Black Bloc (piuttosto numeroso) ha iniziato a devastare la città di Milano. Questi “teppistelli figli di papà“, come li ha giustamente definiti il premier Matteo Renzi, non si sono infatti limitati a imbrattare (simbolicamente, ovvio, nda) qualche vetrina, ma hanno pensato bene di ditruggerne o danneggiarne molte (non importa se di banche, panetterie o semplici negozi), spaccando i vetri o dando fuoco alle auto parcheggiate, imbrattando i muri di ogni genere di scritta contro l’Expo (e a dire il vero, anche per la liberazione degli animali).

I telegiornali hanno ovviamente dato ampio risalto a questi avvenimenti con dirette e con interviste apparse soprattutto nelle edizioni serali. Tra queste spicca quella ad un ragazzo definito come “un manifestante” che in virtù delle risposte assolutamente assurde e a dir poco allucinanti, ha scatenato in pochi minuti reazioni di sdegno sul web. Il giorno successivo il ragazzo  ha dovuto (giustamente, nda) chiedere scusa per le castronerie dette e suo padre è dovuto intervenire, spiegando che il figlio “non è uno sbandato. E’ semplicemente un pirla.”

imbecilli-su-fbMa all’interno di questa vicenda, che unisce il ridicolo di ciò che è stato detto con la tristezza per la mentalità di alcuni delinquenti incoerenti e incivili, si unisce qualcosa di peggio: l’uso idiota e assolutamente imbecille e pericoloso di internet e, in particolare dei social network.
In parallelo con le reazioni di sdegno, gli insulti, le battute e le parodie, ecco che sono iniziate ad apparire le prime pagine e i primi gruppetti di mentecatti (si, ho scritto proprio mentecatti, nda) che hanno iniziato a pubblicare e far circolare i dati personali di quel ragazzo inclusi indirizzo e numero telefonico di residenza e in alcuni casi, oltretutto, sembrava si volessero organizzare delle “visite” o anche delle “ronde” sotto casa di questo ragazzo… non si sa per quale motivo.

E qui non posso che tornare sullo stesso punto dell’altro post: se il cervello di questi primati dal pollice opponibile non è in grado di capire che internet (e in questo caso i social network) non sono strumenti per organizzare atti di violenza, forse sarebbe il caso di limitarne l’uso o richiedere il superamento di un esame di intelligenza.

5 pensieri riguardo “L’accesso a Internet non può essere un diritto. EXPO edition.”

  1. Gentile webmaster, non trovo il bottone per disiscrivermi da questo sito. Mi arrivano email con articoli del cazzo e ci perdo pure tempo ad aprirli. Mi aiutate per favore a cancellarmi? Grazie.
    Roberto Macchi

    1. Mi correggo Sperimentatori entusiasti di dittatura, l’ho trovato era sulla vostra email. Buona vita e adagio con l’olio di ricino.

  2. Hai ragione da vendere.

    Nota: pensa che quando ho visto su Facebook una foto simile a quella dei dati del tipo mi sei venuto in mente tu e l’altro post.

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