L’accesso a Internet non può essere un diritto. Dislessia edition

Più di due anni fa scrivevo il 4° post su questo argomento e in questo lungo periodo più volte sono stato vicino a scriverne altri. Questa sera, però, non sono proprio riuscito a trattenermi dopo aver letto i commenti ad un articolo di OrizzoneScuola.it dal titolo “Alunni con DSA, a Modena più 183 per cento in 6 anni. E’ allarme?“.

Nonostante il titolo sia al limite del clickbait, cosa che purtroppo sembra essere sempre più di moda a causa del costante incremento del numero di ignoranti conclamati sui social, l’articolo è piuttosto interessante e sottolinea come l’aumento delle segnalazioni (ed è importante sottolineare segnalazioni) non debba e non possa affatto portare a parlare di allarme. Anzi. Bisogna guardare a certi numeri in modo più intelligente e profondo e, magari, vederli come dimostrazione di una sempre crescente attenzione verso le Difficoltà Specifiche dell’Apprendimento (si, lo so benissimo che il termine corretto è “Disturbo”).
Anche io leggendo il titolo, ammetto, ho avuto un brivido. Lo stesso che avrei provato a leggere qualcosa tipo “Utenti con un Huawei P30. Nel mondo sono cresciuti del millemila percento rispetto a 10 anni fa. E’ allarme?“.
L’articolo, di cui consiglio la lettura, si chiude poi con la promessa di una “seconda puntata” che, onestamente, sono molto curioso di leggere viste le premesse.

Quello che però è veramente allucinante e mi fa ritornare a pensare che l’accesso alla rete internet (e ai social in particolare) non dovrebbe essere un diritto è stata la lettura dei commenti al post su Facebook relativo all’articolo.

Si parte dall’immancabile #novax, #antivax, #freevax o #come-cavolo-si-fanno-chiamare-oggi-per-avere-visibilità, che sottolinea la propria immensa cultura (proveniente probabilmente dai video su YouTube di qualche farmacista in cerca di soldi o avvocato sciacallo) sull’argomento dando la colpa al bombardamento dei vaccini pieni di mercurio e che causano “perfino l’autismo”.

Poi c’è l’onnipresente riferimento alla vicenda di Bibbiano, che sui social ha avuto e continua ad avere, un grossissimo successo, grazie sia ad una costante strumentalizzazione politica, sia alla capacità di trasformare migliaia di utenti in psicologi ed esperti di diritto di famiglia.
(nota: se non conoscete nulla di ciò che accade, suggerisco la lettura di questo articolo de Il Post, questo articolo di Valigia Blu e, soprattutto, la visione di questo chiarissimo video di Alessandro Masala).

Ci sono poi gli assurdi commenti di quella manica di presuntuosi che dall’altro della loro immensa ignoranza hanno deciso che i DSA non sono altro che dei fannulloni che puntano ad una semplice promozione.
Già perchè da sempre c’è la triste convinzione che un ragazzo DSA non possa e non debba essere bocciato. E, per rendere la cosa ancora più triste, ci sono professionisti e peggio ancora associazioni, che al posto di aiutare famiglie e ragazzi, supportano questa assurda visione, puntando solo ai soldi.

E che dire di quella manica di genitori provetti, quelli che vedono le certificazioni DSA come il modo che hanno i genitori incapaci (gli altri, ovviamente, non loro che sono perfetti) di evitare di star dietro ai figli, di trovare giustificazioni o di trovare scorciatoie per il loro futuro?

Poi mi sembra doveroso aggiungere i luminari della scienza, quelli che, forti delle loro lauree all’Università della Strada o alla Google University conoscono le reali motivazioni (solitamente mediche) legate alla dislessia:

E, per concludere, direi che non potevano mancare i complottisti, esperti in scienza della dietrologia avanzata, coloro che non possono che farti notare che dietro le certificazioni DSA non c’è altro che un vero e proprio business, creato da medici compiacenti e chissà che altro…

E, dico la verità, mi sono trattenuto, perchè avrei potuto portare molti più esempi, visto che il numero di commenti deliranti e intrisi di vera ignoranza è altissimo.

Ignoranza. Anzi, pura ignoranza con un pizzico di malafede.
Oltretutto è evidente che la stragrande maggioranza dei commenti assurdi sono stati fatti da persone che quell’articolo non lo hanno capito o, peggio ancora, non lo hanno nemmeno letto.
In caso contrario, infatti, troverebbero i loro stessi commenti… vomitevoli.

Ora lo so che mi ripeto, ma siamo proprio sicuri che l’accesso a internet debba continuare ad essere un diritto?

4 pensieri riguardo “L’accesso a Internet non può essere un diritto. Dislessia edition”

  1. Ciao, ho letto l’articolo e l’ho trovato interessante. Leggendo ho, però, trovato qualche refuso, ma soprattutto (e questo lo dico per evitarti lo shitstorm di chi potrebbe avere delle carenze cognitive di cui fanno parte i gruppi che hai citato) il paese è Bibbiano e non Bibbione.
    Buona giornata e ottimo lavoro

    1. Corretto, grazie mille.
      L’ho scritto di getto ieri verso mezzanotte e non l’ho proprio riletto con attenzione… questa volta non posso usare la scusa della dislessia. Non l’ho proprio riletto con attentzone.

      K.

  2. Bell’articolo, vorrei dire di essere sorpreso e allibito ma ormai è comune trovare commenti analoghi in rete (gruppi come “Adotta anche tu un analfabeta funzionale” o “Abolizione del suffragio universale” ne ripropongono esempi raccolti sul web quotidianamente).
    Fossero solo commenti su un social network, potremmo archiviare la questione in fretta, ma purtroppo l’ignoranza che sta dietro a tutto ciò si manifesta in forme e modi riscontrabili nella vita quotidiana di ciascuno, anche in tv, per le strade.
    L’era dell’informazione non avrebbe dovuto sconfiggere l’ignoranza e i falsi miti?
    Credo che questo sia uno dei più grandi ‘fail’ dell’era in cui viviamo.

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